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25 novembre: tutte le volte in cui abbiamo subito (SONDAGGIO)

25 novembre: tutte le volte in cui abbiamo subito (SONDAGGIO)

SONDAGGIO «Ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato o che possa avere come esito un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata»: nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro tutte le donne, emanata dall’Assemblea generale delle Nazione unite nel 1999, è questa la definizione da tenere a mente.

Si parla di un concetto di violenza fisica e psicologica, che arriva a comprendere anche le molestie, le minacce e ogni forma di comportamento che vada a limitare la libertà femminile, in tutti i contesti: nella relazione di coppia, in famiglia, sul lavoro o in qualsiasi momento della vita quotidiana, basti pensare a quello che in inglese viene chiamato catcalling, le molestie di strada, atti volgari giustificati nella maggior parte dei casi come apprezzamenti. Rientrano nella definizione di violenza anche lo stalking, così come i comportamenti lesivi attuati sui social e nel mondo virtuale.

In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissata per il 25 novembre, abbiamo proposto un sondaggio sul sito di Gazzetta d’Alba. Hanno risposto in poche ore ottanta persone, la maggioranza sono donne con più di 40 anni, ma è ben rappresentata anche la fascia di ventenni e trentenni.

Il 91 per cento ha dichiarato di aver subito uno o più comportamenti riconducibili al termine violenza. Alla richiesta di spiegare meglio abbiamo registrato un secondo dato significativo: il 21,6 per cento ha dichiarato di aver subito violenza fisica e una percentuale identica quella psicologica. Per il 20 per cento il riferimento va al mobbing o a comportamenti sessisti sul lavoro, mentre il 12 per cento ha sperimentato il catcalling o altri atteggiamenti molesti. C’è anche un 10 per cento che ha evidenziato il problema della violenza verbale; altre hanno asserito di aver subito quasi tutte queste diverse forme.

Nelle relazioni di coppia abbiamo cercato di capire il motivo per cui molte donne continuano a restare nel tunnel della violenza: per il 60 per cento, subentrano la paura e meccanismi psicologici che impediscono di reagire. Ma il 28 per cento ha spiegato che spesso si temono ripercussioni sulla vita familiare e sui figli. C’è anche un 10 per cento di lettrici che ha sottolineato come, all’inizio, non sia semplice comprendere i segnali.

Agli uomini abbiamo chiesto di provare a spiegare come sia possibile oggi assistere a dati così allarmanti: il 40 per cento ha puntato il dito contro la cultura maschilista ancora dominante e il 30 per cento sulla mancanza di educazione alla vita di coppia e al rispetto.

Ma quali iniziative è necessario mettere in atto, allora? Il 60 per cento degli interpellati, sia donne che uomini, ha evidenziato l’importanza di migliorare l’educazione nelle scuole e nei luoghi frequentati dai giovani. Il 19% sente il bisogno di spazi fisici a cui le donne possano rivolgersi con facilità, mentre l’11% chiede una maggiore presenza da parte delle Forze dell’ordine. C’è, infine, un 10 per cento che vorrebbe percorsi psicologici più accessibili, pensati anche in chiave di prevenzione.

La battaglia per il rispetto

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Alcune delle donne che hanno risposto al sondaggio Web di Gazzetta d’Alba ci hanno raccontato una parte della loro personalità, mediata dalle situazioni che vivono ogni giorno. Anche se per fortuna le violenze fisiche vere e proprie sono circoscritte (ma non troppo, come si vede a pagina 16, dove raccontiamo la storia vera di una giovane albese che ha saputo denunciare, affiancata da associazioni, volontari e Forze dell’ordine), non manca un maschilismo strisciante e spesso inconsapevole che tarda davvero troppo a sparire dalla mentalità maschile.

Una di queste donne scrive così: «Ho subito sia violenza psicologica che fisica e ne sono uscita da pochissimo tempo, tanto che non riesco ancora a immaginare le ferite che mi porterò dietro». Forse solo chi ha subito esperienze tanto traumatiche può veramente dare consigli: «Posso affermare che è importante circondarsi di persone che ti vogliono davvero bene e che possono essere in grado di capire la situazione, aiutando ad allontanarti dalla persona violenta, anche in modo brusco».

Da soli non si riesce a reagire. Anche un’altra lettrice ha raccontato di violenze fisiche e psicologiche «da parte del mio ex marito», ha precisato. Altre persone hanno invece spiegato di avere subito violenze verbali e stalking.

Le storie condivise con Gazzetta d’Alba sono molteplici e riguardano i diversi contesti della vita: «Opero in cantiere per la direzione dei lavori», scrive un’altra partecipante al sondaggio. «Essere presa sul serio in un mondo prettamente maschile non è per nulla facile, soprattutto quando sei giovane e donna, in una posizione lavorativa superiore agli uomini che ti circondano. A parte il fatto che spesso affermano di non volere prendere ordini da una donna, non saprei elencare tutte le volte in cui, passando in cantiere, sentiamo gesti e battute volgari di ogni genere. Io e le mie colleghe lottiamo ogni giorno per guadagnarci un centimetro di rispetto e di serietà in un ambito che è ancora poco aperto al mondo femminile, in cui siamo considerate deboli sia fisicamente che intellettualmente».

Un’altra lettrice parla del «conoscente che allunga troppo la mano o di chi si sente libero di pronunciare frasi allusive alla sfera sessuale: non sono complimenti, ma atti di prevaricazione, retaggi di una cultura maschilista dilagante». E non sempre è semplice reagire: «Quando una donna si difende da queste azioni viene considerata fuori di testa dalla società», scrive un’altra lettrice on-line.

Francesca Pinaffo

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