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Arachidi, piccoli semi dalle grandi proprietà benefiche

I semi dell’Arachis hypogaea, comunemente noti con diversi nomi, sono ricche di sostanze nutritive e numerosi minerali. Rappresentano inoltre una buona fonte di fibre e di vitamina E

I semi dell’Arachis hypogaea, comunemente noti con diversi nomi, sono ricche di sostanze nutritive e numerosi minerali. Rappresentano inoltre una buona fonte di fibre e di vitamina E

Le arachidi sono i semi dell’Arachis hypogaea, specie appartenente alla famiglia delle Leguminose, originaria nell’area tra Perù e Brasile. Si tratta di una coltura miglioratrice in grado di aumentare la fertilità di un terreno lasciandolo in condizioni migliori da un punto di vista fisico, microbiologico o chimico. Le arachidi sono ricche di sostanze nutritive e numerosi minerali e rappresentano una buona fonte di fibre e di vitamina E.

Il frutto è un legume oblungo, di colore giallastro, con una serie di nervature, contenente generalmente due semi di forma ovale e biancastri, rivestiti da una pellicina sottile di colore bruno o rosso-violaceo. Sono comunemente note con diversi nomi: spagnolette (probabilmente dovuto al fatto che lo spagnolo Fernando de Oviedo fu il primo a descrivere questa pianta nel 1520), noccioline americane, bagigie (in Veneto), giapponesi, cecini o cacaoetti.

La loro natura di leguminose spiega il sapore erbaceo, simile a quello dei legumi freschi, che caratterizza i semi di arachide crudi non ancora sottoposti al processo di tostatura. Sono ricche di sostanze nutritive e numerosi minerali e rappresentano una buona fonte di fibre e di vitamina E. Oggi sono fra i semi da olio più coltivati; fra i principali produttori troviamo Cina, India, alcune nazioni africane e gli Stati Uniti.

Arachidi Arachidi, piccoli semi dalle grandi proprietà benefiche

Arachidi

Le varietà coltivate in Italia

Ne esistono diverse varietà con diverse caratteristiche morfologiche ma simili proprietà nutrizionali e vennero coltivate anche in Italia dalla seconda metà dell’Ottocento, inizialmente nell’orto sperimentale di Torino dalla Règia Società Agraria. Le esperienze di questa iniziativa furono pubblicate nel “Calendario Georgico della Società Agraria per l’anno 1804”. La coltivazione si diffuse soprattutto nel Secondo Dopoguerra, raggiungendo quasi 5mila ettari distribuiti in diverse regioni con un grande sviluppo in Veneto e in Emilia, scomparve negli anni Novanta per l’importante utilizzo di manodopera, l’impossibilità di reggere la concorrenza di Cina e India, dove il costo del lavoro è molto più basso e di Israele che ha lavorato molto sulla selezione di varietà molto redditizie. Nel Duemila grazie alla collaborazione tra Società italiana sementi, la prima azienda del settore sementiero a capitale totalmente italiano, Noberasco e Coldiretti, si è dato il via a una filiera delle arachidi 100% italiana. Le zone vocate alla sua produzione, oltre all’Emilia Romagna, sono il Veneto, il Salento, la Sicilia e la Campania.

La coltivazione e la lavorazione delle arachidi

Vengono seminate nel mese di aprile e raccolte tra settembre e ottobre, sono più piccole dal colore variegato e dall’aspetto più bitorzoluto e con tre o quattro semi (invece dei canonici due) al suo interno coperti da una buccia rossa. All’assaggio, un sapore più intenso e persistente rispetto alla concorrenza mondiale. Dalla spremitura dei semi di arachide si ricava l’omonimo olio, qualitativamente adatto all’alimentazione umana. Il suo elevato punto di fumo, il costo sensibilmente inferiore rispetto all’olio di oliva ed il sapore delicato, lo rendono particolarmente adatto alla frittura degli alimenti. Negli Stati Uniti le arachidi vengono consumate soprattutto sotto forma di una preparazione burrosa chiamata peanuts butter (burro di arachidi) che si ritiene sia stato inventato dagli antichi popoli Inca.

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