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Arrivato il momento per il Pd di affrontare il suo grande equivoco

Credo che il prossimo appuntamento elettorale costringerà il Pd ad affrontare il grande equivoco che è andato caratterizzandolo, di un partito che continua a considerarsi dei lavoratori, con a referente mitizzato in coloro che ancora stringono nelle mani falcetto e martello, mentre rappresenta elettoralmente i benestanti, dislocati nei grandi centri urbani, auto-sufficienti economicamente e socialmente, acculturati.

Il che si riflette nel programma, che da un lato contempla tutte le battaglie consuete sulle disuguaglianze di reddito e di status, con a imputati soggetti tendenzialmente estranei ai ceti cui dà voce, cioè la grande finanza, la mafia, la corruzione l’evasione fiscale; dall’altro spinge a tutta forza sulle campagne per i c.d. diritti civili, estranee o addirittura controproducenti rispetto ai ceti medio bassi.

L’attacco alla famiglia tradizionale

Nel complesso quella che viene costantemente sotto attacco è la famiglia tradizionale, quella eterosessuale tipizzata e garantita dalla Costituzione, con la celebrazione di quella arcobaleno, senza tener conto che di norma è proprio la famiglia società naturale a costituire la forma più elementare ma anche più significativa di solidarietà, con la chiamata in causa non solo dei genitori ma anche dei nonni, una caratteristica tutta italiana, che però spiega largamente la resilienza del nostro Paese a fronte di emergenze sulla carta insuperabili.

Di fronte alla stessa caduta della natalità, che, volere o volare, fa prevedere a breve una riduzione massiva della componente autoctona, che solo può farsi carico dell’integrazione di altre culture nella nostra, custode di una eredità di altissima civilizzazione, ci si limita a prenderne atto, contando sulla compensazione derivante dall’immigrazione. Altrimenti si rilancerebbe lo stereotipo della donna “fattrice”, come se questa non potesse considerare una inclinazione naturale positiva, di cui usufruire con la massima agevolazione pubblica, che ne permetta la conciliazione con una esperienza lavorativa.

Così si finisce, consapevolmente o meno, per esaltare la famiglia senza figli, una coppia libera da qualsiasi prospettiva e responsabilità se non verso se stessa, esentata da qualsiasi patto intergenerazionale, una sterilità fisica e sociale destinata a minare qualsiasi struttura comunitaria, una volta assunta a modello di riferimento ideale.

L’attacco alla eterosessualità

Da qui l’attacco spregiudicato all’eterosessualità, che trova la sua espressione più forte nella formula dell’identità di genere, risolta sostanzialmente in una “castrazione” della donna, ridotta ad una sottospecie caratterizzata dall’essere mestruata, mentre per essere considerata tale resterebbe sufficiente la mera percezione di sé, anche in presenza della conservazione degli attributi sessuali maschili.

Sotto l’alibi di evitare qualsiasi discriminazione, si legittima la valutazione positiva del c.d. sesso fluido, portando al parossismo l’eccesso paranoico che uno è come si sente e vede, di volta in volta, costringendo l’ambiente che lo circonda a trattarlo di conseguenza, anche a dispetto di qualsiasi significativa apparenza.

So che tutto questo è confortato da tutto quel mondo bene, che vive quasi solato dal faticoso quotidiano del popolo minuto, ma mi chiedo quanto possa interessare quest’ultimo, cui rimane estraneo o addirittura provocatorio immaginare che una persona voglia essere considerata donna, pur non avendo affrontato nessuna fase di transizione ormonale e chirurgica.

Deficit demografico compensato dai migranti

Da qui l’intreccio perverso, questo sì connotato di neocolonialismo, per cui il deficit demografico, che sul medio periodo porterà all’estinzione la componente autoctona – intesa come quella nata o cresciuta con una piena integrazione – dovrebbe essere compensato da un flusso di emigranti dall’Africa, prevalentemente economico, incontrollato ed incontrollabile, esplicitamente destinato ai lavori manuali, gravosi e poco pagati snobbati dai giovani italiani.

Quando viene posto il problema della concessione della cittadinanza in base allo ius scholae, rispetto a cui il dissenso potrebbe essere recuperato portando gli anni da cinque a otto, non si tiene conto che allo stato, così come si è venuto consolidando il nostro diritto giurisprudenziale, non possiamo respingere nessuno di quelli che ci vengono scaricati nei nostri porti come “naufraghi”, raccolti tempestivamente da provvide ong, senza che sia possibile in forza dello stesso numero, dell’età, della provenienza, della istruzione, predisporre un percorso di integrazione che sia lontanamente paragonabile a quello che dovrebbe assicurare lo ius scholae.

Si è creata così una massa giovane, concentrata nelle periferie delle grandi città, con una pesante turbativa di quella che è la vita quotidiana di tante famiglie di lavoratori. Né ci si può cavarsela con un processo alla Ue, che non applicherebbe una ridistribuzione obbligatoria, dato che la possibilità di condividere gli arrivi presuppone inevitabilmente che siano controllati, filtrati, limitati, con a protagonista i Paesi di sbarco, in primis l’Italia.

Il Pd manca totalmente di una politica double face che colleghi e correli promozione della famiglia – quella naturale consacrata dall’art. 29 della nostra Costituzione come la cellula prima della nostra convivenza comunitaria, dove si realizza la funzione essenziale della riproduzione fisica e culturale – e integrazione dell’emigrazione, che non può pensare avvenga per singoli individui ma pur sempre per nuclei famigliari favorendo i ricongiungimenti.

Altro che agenda Draghi…

Non è vero che il Pd si farà carico dell’agenda Draghi, quella in cui il presidente del Consiglio ha enunciato i suoi obiettivi, senza dare alcun peso ai desideri dei partiti. Non può farlo, perché condannato dal suo stesso elettorato affetto dal radicalismo della gente che sta mediamente bene, sempre al passo con l’ultima rivendica di un c.d. diritto civile, che così etichettato diventa automaticamente esistente, per cui al Parlamento se ne chiede il semplice riconoscimento.

Non credo proprio, però, che il gran guazzare nel sesso fluido, con una declinazione dei diversi orientamenti sessuali, da illustrare nella stessa scuola dell’infanzia come tutti equivalenti, la promozione del coming out anticipato, la rivendica per ora della terminologia costruita per la famiglia tradizionale, matrimonio, viaggio di nozze, marito e moglie; una educazione sessualmente neutra dei figli, a cominciare dai nomi, a continuare con gli abbigliamenti e a finire coi giocattoli; insomma non credo che tutta questa buriana, che poi penalizza la donna, legandone la natura ad un certo livello di testosterone, possa fare gran presa sulla gente comune cresciuta e nutrita proprio di quella cultura che si vorrebbe sradicare.

E diciamolo fra di noi, non sembra esserci una grande incetta di solai, terrazze, terrazzini, balconi per coltivare la cannabis, c’è ben altro che manca sulla tavola di questi tempi.

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