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Articoli – I medici sospesi per non essersi vaccinati sono meno dell’1 per cento del totale

Il 1° novembre 2022 è ufficialmente scaduto l’obbligo vaccinale per il personale sanitario impiegato «in strutture residenziali, socio-assistenziali e socio-sanitarie» e per quello «delle strutture che effettuano attività sanitarie e sociosanitarie». Il decreto-legge n. 44 del 1° aprile 2021 (modificato con il decreto-legge n.24 del 24 marzo 2022) aveva inizialmente fissato al 31 dicembre la data per il via libera dei medici non vaccinati, ma uno dei primi provvedimenti varati dal governo Meloni ha anticipato i tempi del reintegro.

Durante la conferenza stampa del 31 ottobre scorso, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha giustificato il provvedimento con la necessità di far fronte a un «enorme problema di organico» del sistema sanitario italiano, argomento menzionato anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha parlato di una «grave carenza di personale medico e sanitario nei nostri ospedali».

Ma quanti sono realmente i medici e gli infermieri sospesi che hanno potuto ricominciare a indossare il camice a partire dal 2 novembre? Proviamo a fare due calcoli partendo da alcuni dati resi noti dai rispettivi ordini professionali.

I dati sui medici sospesi

Il 2 novembre 2022 la Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo, un ente di diritto pubblico che raccoglie tutti gli ordini professionali dei medici chirurghi e odontoiatri delle province italiane e nei cui albi sono iscritti tutti i professionisti del settore abilitati alla professione) ha pubblicato una tabella che quantifica in 3.543 i medici non vaccinati alla data del 31 ottobre 2022, a fronte di 434.577 iscritti complessivi all’ordine dei medici. Ciò vuol dire che i medici non vaccinati pesano per lo 0,82 per cento sul totale, percentuale simile a quella degli odontoiatri, che si attesta sullo 0,72 per cento (dove i non vaccinati sono 461 su 64.192 iscritti). 

In totale, gli iscritti Fnomceo (e dunque l’insieme di medici e odontoiatri) sospesi a causa della mancata vaccinazione sono stati 4.004, lo 0,85 per cento dei 473.592 iscritti. 

Come chiarisce un comunicato di Fnomceo del 2 novembre, tuttavia, i medici effettivamente reintegrati a partire da quella data sono probabilmente molti meno. Dei 3.543 medici sospesi, infatti, il 47 per cento (1.665 professionisti) ha più di 68 anni di età e dunque «fuori dal Servizio sanitario nazionale» perché in età pensionabile. Ciò vuol dire che i medici non vaccinati arruolabili per far fronte alla «grave carenza di personale medico» evidenziata dal governo saranno in tutto 1.878, lo 0,43 per cento degli iscritti all’albo.

Come ha spiegato ai colleghi di AdnKronos il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, non esistono al momento dati precisi circa le mansioni dei restanti 1.878 medici, ma «la percezione è che la maggior parte siano liberi professionisti» e, quindi, si tratterebbe di medici privati che non lavorano negli ospedali.

I dati sugli infermieri sospesi

La carenza del personale sanitario citata dal governo riguarda anche gli infermieri, altra categoria che nell’aprile del 2021 era stata oggetto dell’obbligo vaccinale. 

Secondo i dati resi noti a novembre 2021 dalla Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche (Fnopi), a 8 mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo gli infermieri sospesi erano almeno 3.800, ovvero lo 0,85 per cento dei 460 mila infermieri che lavorano in Italia. Come ha fatto sapere la stessa Fnopi, gli infermieri ancora interessati da un provvedimento di sospensione alla data del 31 ottobre 2022 erano circa 2.600, lo 0,5 per cento degli iscritti.

C’è una carenza di personale sanitario in Italia?

Non è facile stimare quanti medici e infermieri manchino oggi negli ospedali italiani, anche perché non esistono dati precisi circa il numero di operatori attualmente impiegati dal Servizio sanitario nazionale. 

Secondo il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, la carenza di medici si attesterebbe sulle 20 mila unità, mentre il sindacato dei medici Anaao Assomed nell’ultimo report di dicembre 2021 ha denunciato l’assenza di circa 15 mila medici. La Società italiana di medicina d’emergenza urgenza (Simeu), il sindacato dei medici e degli infermieri impiegati nel pronto soccorso, nello scorso mese di luglio ha invece evidenziato la necessità di 4.200 medici nei soli pronto soccorsi.

L’ultimo report pubblicato dall’Ocse sulla sanità italiana risale al 2021 e stima che i medici impiegati in Italia nell’anno 2019 fossero 4,1 ogni 1.000 abitanti, dato leggermente superiore alla media dell’Unione europea (3,9 ogni 1.000 abitanti). Il rapporto sottolinea tuttavia un problema di distribuzione delle risorse, dal momento che risulta in calo il numero di medici impegnati «negli ospedali pubblici e in qualità di medici di base».

Lo stesso documento pubblicato da Ocse evidenzia però una situazione decisamente meno rosea nel comparto infermieristico, dove l’Italia risulta avere «meno infermieri rispetto a quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale» (6,2 ogni 1.000 abitanti), il 25 per cento in meno rispetto alla media Ue. Secondo la già citata Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, gli infermieri mancanti negli ospedali italiani sono circa 63mila.  

La carenza di personale viene descritta dagli ordini professionali e dalle associazioni di settore come un dato strutturale del sistema sanitario italiano, ma la pandemia di coronavirus ha certamente contribuito a rendere visibile il problema. 

Durante l’emergenza sanitaria i governi hanno rafforzato l’organico ospedaliero con l’assunzione di circa 66 mila tra medici e infermieri a tempo determinato, una parte dei quali (circa 48mila) sono stati stabilizzati con l’ultima legge di bilancio. Grazie al Pnrr l’Italia ha stanziato 34 milioni di euro per aumentare il numero di borse destinate alla formazione dei medici, ma i risultati di queste misure sono attesi non prima dei prossimi 4-5 anni.

In conclusione

Uno dei primi provvedimenti approvati dal governo Meloni ha riguardato il reintegro immediato dei medici sospesi a causa della scelta di non vaccinarsi contro la Covid-19, anticipando così la precedente norma che fissava il via libera al 31 dicembre 2022. La scelta è stata giustificata dal governo con la necessità di far fronte a una grave carenza di personale ospedaliero. 

I dati pubblicati dalla Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri ridimensiona nettamente l’apporto che i medici potrebbero dare alla causa. Secondo l’organismo, i medici che hanno deciso di non vaccinarsi sono stati in tutto 3.543 – meno dell’1 per cento del totale – e poco più della metà di questi ha meno di 68 anni, età in cui scatta la pensione di anzianità. Un dato molto simile arriva dalla Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, che ha calcolato in 2.600 gli infermieri non vaccinati rientrati nei ranghi a partire dal 2 novembre.

Attualmente non è facile stimare quanti siano le figure professionali a mancare negli ospedali italiani. I sindacati di settore hanno calcolato che il numero si aggirerebbe tra i 15mila e i 20mila medici, mentre gli infermieri necessari sarebbero circa 63 mila.

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