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Benvenuti al Circo Draghi

Benvenuti al Circo Draghi, sezione progressisti & trasformisti, allestito nel tendone Dem (se non scoppia prima). Sotto una grande insegna luminosa, con l’immagine del Drago che lancia fiamme dalla bocca, si apre al pubblico la più grande fiera degli animali mutanti e degli spettacoli più sorprendenti. Nel circo trovano posto scappati di casa, voltagabbana, spretati e traditori di ogni causa, liberale o grillina, radicale o verdina, democristiana o comunista, in vista del grande spettacolo previsto per il 25 settembre.

Con l’arrivo del trapezista Calenda e dei suoi prodigiosi acrobati e mutanti appena acquisiti dalla corte del Berlusca, il Circo completa il suo personale e offre un ricco programma per singoli e famiglie. Con lui ci sono le madame pompadour di Forza Italia, Gelmini & Carfagna, che eseguono il doppio salto mortale carpiato, dal centro-destra al centro, e poi a sinistra, tenendosi per mano e sempre sorridendo al gentile pubblico votante. Poi fanno capriole da ferme con relativo inchino, per ingraziarsi la platea e mostrare cos’altro sono capaci di fare pur di mantenere il posto nel circo.

C’è poi la megera col turbante, Emma Bonino, che spaventa i bambini e ancor più gli adulti, che legge la mano e predice aborti, eutanasie o overdose. Tutti temono il colpo della strega. E c’è, con la sua mantellina, il suo assistente Della Vedova, passato da destra a sinistra con un colpo di magia, che raccoglie nel pubblico le oblazioni per la Veggente e Vestale passata al Circo Dem. C’è pure il clown trasformista Giggino Di Maio, con gli occhi cerchiati da Pierrot, che in pochi secondi si traveste, a gentile richiesta, da statista, da populista, da rivoluzionario, da democristiano, da grillino, da pidino, da mercante di mascherine, da pulecenella; fa la mimica del ministro, si traveste da bambino di Bibbiano o indossa il gilet giallo, a seconda di quel che preferite, e negli intervalli passa pure nel pubblico a vendere bibite e pop corn. A richiesta del pubblico, in duo col partner Spadafora, fa a pure a’ mossa e viene perciò soprannominato Gigì Tirabusciò. Poi c’è Tabacci, d’antico pelo sullo stomaco, che passa col piattino tra la gente in tribuna a raccogliere le offerte “al vostro buon cuore” per i pezzi di bravura del noto trasformista napoletano. Manca purtroppo a far pendant con lui il contorsionista dauno Giuseppe Conte, capace di numeri incredibili, ma non è detta l’ultima… Intanto sta fuori dal circo e guaisce sconsolato per attirare l’attenzione. Da lontano si sentono pure i latrati di Matteo Renzi, che non ha accesso al circo anche se lui l’ha un po’ fondato.

A un certo punto dello spettacolo si spengono le luci ed esce dalla gabbia pure la temibile pantera Fratoianni, che si aggira sulla pista col suo sguardo torvo, seminando terrore tra i moderati calendiani. Per placare la sua voracità di fiera comunista lo nutrono a cofane di pastasciutta antifascista ma ha occhi di bragia e il pubblico si spaventa perché cerca prede più pasciute: Ciccio Calenda coi suoi lardosi fianchi di cinta senese e la sua paiata di mammelle sarebbe una grassa magnata per la belva affamata. Ma interviene tempestivo il domatore Letta, con occhi di tigre, stivaletti, frusta ed elmetto della Nato che lo fa rientrare nella gabbia e gli fa pure alzare la zampa, appena ce lo chiede l’Europa. Poi gli salta sul dorso il castoro parlante Serracchiani, e la pantera rossa, ormai addomesticata, fa con lei in groppa il giro della pista tra gli applausi della gente.

Nascosto tra le foglie esce un cobra col gilet ma è il povero Bonelli e fa il numero Verde, com’è suo mestiere di ecologista: anche lui viene neutralizzato dal domatore Letta che gli suona il piffero e lo pianta in lista. I clown della sezione dem vengono dal gay pride e sono capitanati dalla fattucchiera Cirinnà vestita d’arcobaleno e dal suo cane-cassiere che prende mazzette. Spunta in pista uno strano animale con la mascherina, un bradipo, dalla faccia triste e disperata, anche se per beffa lo chiamano Speranza. Il bradipo è così detto perché ha il piede lento (bradùs poùs), si attacca con le unghie all’albero, di solito la Quercia o l’Ulivo; ha la peluria folta, dorme molto, si nutre di siero e ha uno sguardo da degente stranito, tipico del bradipus sinistrus. Il bradipo si accoppia di rado e marca il suo territorio spargendo secrezioni prodotte dalle ghiandole anali. Con gli altri bradipi ha uno spazio comune solo per gli escrementi: una forma di comunismo allo stadio fecale. La sua mestizia è bilanciata dalla iena ridens Zingaretti, scappato dal padiglione della Regione Lazio per candidarsi nel Circo Draghi. Vi risparmio l’uomo ragno, la donna cannone, il nano volante, la Boldrini piangente… Numerose sono le scimmiette nella tribuna stampa che si sbracciano per sostenere il Circo di Letta e il suo campionario e per piangere la dipartita di Draghi da Palazzo Chigi.

Ecco, questa roba qui, questo circo, rappresenterebbe l’Italia seria, istituzionale, dragata, accreditata in Europa, che dovrebbe salvarci da avventure russe o ungheresi, venezuelane o borgatare. Il domatore Letta è su di giri: con l’acquisto di Calenda Maradona è sicuro di vincere lo scudetto. Milioni d’italiani si passano la voce: c’è Calenda, dai, votiamo Pd. ‘Na svorta. Ma sor Calenda aveva racimolato un po’ di consensi perché si era posto da indipendente tra i due poli; ora che si è intruppato, chi lo seguirà?

“Tutti uniti con Draghi, ce lo chiede l’Europa” dice lo striscione davanti al circo e sul retro è scritto: “Famo de tutto pur de non avecce la Meloni”. Poi qualcuno vede all’orizzonte il centrodestra e grida: “Aiuto! Ce so’ i nazisti e spacciano dentiere e mojito”. Che circo.

La Verità ( 7 agosto 2022)

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