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C’è il Mes alle porte per l’Italia?

Fatti, numeri, tendenze e analisi (non solo sull’Italia) a partire dalle tesi di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale

 

Olivier Blanchard probabilmente è un nome che dice poco al grande pubblico, ma è uno dei più autorevoli economisti al mondo e la macroeconomia è il suo principale campo di attività. Già capo economista del Fondo Monetario Internazionale e professore al MIT, ha deciso di conversare con Martin Wolf, commentatore di punta del FInancial Times, per offrirci la sua interpretazione su quanto accaduto e soprattutto, potrebbe accadere, nei prossimi mesi.

Le sue riflessioni dovrebbero interessare anche al grande pubblico non specialista, per il semplice fatto che è in discussione qualcosa che riguarda il loro portafoglio. Per cui, chi scuote le spalle pensando di essere al riparo o obiettando che non si interessa di economia, forse dovrebbe prestare attenzione, perché è l’economia che sta per interessarsi di lui.

Blanchard offre il suo punto di vista sia sugli USA che sulla UE.

Con riguardo alla prima area, egli ricorda di essere stato tra i primi nel febbraio 2021 a prevedere che lo stimolo derivante dai massicci deficit pubblici pianificati prima da Trump e poi da Biden, era eccessivo e avrebbe portato ad una ripresa dell’inflazione. Come poi è puntualmente accaduto.

Dove si è sbagliato è stato sulla causa di quella ripresa. Blanchard credeva che sarebbe arrivata da una classica spirale salari – prezzi, invece il picco di domanda si è scontrato contro un’offerta che ha stentato a reagire, ed anzi era un difficoltà a causa dei problemi nella catene di forniture internazionali, nella logistica e nella risalita dei prezzi delle materie prime, il cui rialzo è attribuibile ai forti stimoli fiscali dell’amministrazione Biden. Insomma è stata l’offerta a non reggere il colpo.

Ora gli USA sono davanti ad un bivio: sperare che la recessione abbia un impatto morbido, lasciando che una maggiore disoccupazione sia sufficiente a raffreddare i prezzi, senza ulteriore rialzi dei tassi USA. Oppure la FED sarà costretta a intervenire ulteriormente. In ogni caso, con l’attuale tasso di disoccupazione così basso, l’inflazione difficilmente scomparirà e e quindi la Fed dovrà intervenire.

Circa la reazione dei mercati, Blanchard è categorico: se le banche centrali hanno bisogno di rialzare i tassi, non saranno certamente i mercati a fermarle.

Sulle prospettive per il futuro, domanda da 1 trilione di dollari secondo Blanchard, egli non si sbilancia sull’ipotesi che questo periodo di tassi reali relativamente alti, possa durare. Il ciclo avviato negli anni ‘80, fatto di tassi reali bassi o negativi, potrebbe riprendere presto, dopo questa parentesi.

Passando all’Eurozona, la BCE è preda di due forze contrapposte ed equivalenti, secondo Blanchard. La prima vede un’inflazione in rientro e quindi nessuna urgenza di contrastarla, la seconda vede un’inflazione che perdurando diventa difficile da controllare nella sua dinamica rialzista, e quindi bisogna intervenire subito.

A questo aspetto problematico, si aggiunge il problema dello spread e qui il riferimento all’Italia è diretto.

Anche questo è un dilemma per la BCE? Ritiene che i nostri fondamentali economici siano solidi e quindi la risalita dello spread è attribuibile a frammentazioni e malfunzionamenti dei mercati? Oppure il nostro debito è insostenibile e gli investitori sono nel giusto?

E qui la vicenda si fa molto interessante. Perchè Blanchard pensa di affidare questa valutazione al MES (che in effetti ha nel proprio Statuto la valutazione di sostenibilità del debito pubblico degli Stati membri, aggiungiamo noi). Solo in questo modo, la BCE potrebbe continuare ad acquistare.

Ma su questo aspetto, ci appare evidente un cortocircuito: com’è possibile affidare tale valutazione al Mes, che avrebbe tutto l’interesse ad esprimere dubbi sul debito italiano, al fine di far diventare la Repubblica Italiana un suo pregiato ed ambito cliente? Ammesso e non concesso che una valutazione del genere possa avere il carattere della terzietà, com’è possibile fidarsi del Mes in evidente conflitto di interessi?

Il nodo arriverà al pettine entro i prossimi sei mesi, dichiara Blanchard che comunque vede la BCE con le mani legate.

Blanchard è incuriosito dalle preoccupazioni degli investitori sull’Italia. Ma come, si chiede, c’è Draghi che “non è esattamente un pazzo”, c’è l’inflazione che, da sola, riduce il rapporto debito/PIL, e c’è da preoccuparsi?

Interessante anche il punto di vista sull’efficacia delle sanzioni alla Russia. Egli ritiene che ci saranno importanti conseguenze di lungo periodo, che porteranno a smontare una globalizzazione mondiale e creare una “globalizzazione europea”, con un rafforzamento dei legami politici e commerciali all’interno della UE.

Blanchard fa un’importante differenza tra sanzioni sul petrolio e sul gas. Le prime sono più gestibili, essendo il mercato mondiale del petrolio molto concorrenziale, e quindi dovrebbe essere comunque possibile danneggiare la Russia, senza provocare eccessivi aumenti dei prezzi del greggio.

Ben diversa la situazione sul gas. Qui la Russia potrebbe sfruttare il vantaggio di una domanda rigida dei Paesi occidentali (Italia e Germania in testa) ed aumentare le proprie entrate attraverso un aumento del prezzo del gas. Sfrutterebbe così la sua posizione di vantaggio nel breve termine. Ma così metterebbe a rischio la sua posizione di medio lungo termine, perché i Paesi occidentali avrebbero maggiori incentivi a diversificare le fonti energetiche. Quindi sul gas la sua è una posizione attendista, perché riconosce i rischi nel breve termine.

È sul petrolio che bisogna picchiare, che produce ricavi per la Russia ben superiori a quelli del gas, conclude.

In conclusione, comunque vada, tra elevata inflazione, BCE con le mani legate e Mes alle porte, l’Italia pare avviata su un sentiero molto ripido e sconnesso.

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