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Cinghiali, Bongioanni (FdI): “Approvate le misure per facilitare gli abbattimenti ed il contenimento della specie cinghiale”

“È un problema non solo del Piemonte, ma di tutto il paese. È una problematica che investe per primi i nostri agricoltori, una delle forze più produttive e più importanti, e poi il comparto zootecnico,” dice Paolo Bongioanni, “entrambi settori strategici sia per quanto riguarda l’agroalimentare sia per l’export, questi sono pilastri economici che dobbiamo tutelare. In Piemonte alleviamo quasi un milione e mezzo di capi di suini, il nove per cento della produzione internazionale, con una filiera che arriva ai 700 milioni di euro, quindi un patrimonio che va protetto e salvaguardato. Dopo aver visto le cause dell’infezione e il modo di trasmissione abbiamo compreso che il problema si può affrontare solo con un abbattimento, non ci sono alternative. Non c’è un sistema vaccinale e il metodo contraccettivo non ha funzionato, nonostante siano state spese ingenti risorse, quindi serve dare concretezza al piano ordinato degli abbattimenti su tutto il territorio piemontese. 

Poi bisognerebbe, a livello nazionale, immediatamente procedere alla revisione della Legge n.157 del 1992 che, dopo trent’anni ha bisogno di “un tagliando” soprattutto per quanto riguarda il capitolo cinghiali. 

 Il problema cinghiale però non è circoscritto solo alla peste suina, parliamo di una specie invasiva che danneggia colture agricole e ancor più risulta pericolosa e mortale per la sicurezza stradale; non più tardi di sei giorni fa nel comune di Villanova Mondovì, dove abito, ha perso la vita una signora di 55 anni in un incidente stradale a causa di un cinghiale. Anche il Presidente Cirio è intervenuto “non si può morire per un cinghiale”. Allora se non si può morire per un cinghiale interveniamo.  

Servono poi procedure semplici per quanto riguarda gli indennizzi al comparto zootecnico ed è bene che se ne interessino anche le stanze del Governo, dal momento che il problema è presente anche in altre Regioni italiane, vedi Roma capitale. Ma i problemi vanno prevenuti per poterli risolvere, allora il Decreto che è stato emanato a febbraio e convertito ad aprile non è sufficiente perché non stanzia abbastanza fondi per realizzare un piano generale di abbattimento nazionale e, come solito, la troppa burocrazia non facilita. Diamo le risorse necessarie ai comprensori ATC e alle provincie, (sperando che queste siano un po’ più attive di come lo è stata la provincia di Cuneo negli ultimi  anni), per attuare fisicamente i piani di contenimento e aumentare le possibilità di caccia al cinghiale”.

L’Ordine del Giorno approvato impegna la giunta regionale a sollecitare il governo e il Parlamento per modificare la Legge 157 del 92 sulla fauna selvatica in sede di conferenza Stato Regioni e presso le commissioni agricoltura di Camera e Senato, aumentando le possibilità degli abbattimenti relativi alla specie cinghiale e del numero di addetti abilitati a tale scopo;

in considerazione del rischio di diffusione di PSA sul territorio regionale, richiedere al governo nazionale maggiori finanziamenti per realizzare in modo operativo il piano regionale di contrasto alla specie cinghiale, che possa fornire ai comprensori alpini di caccia ed gli ambiti territoriali di caccia, non ché alle Province, risorse umane, materiali e mezzi finanziari adeguati per effettuare un congruo numero di abbattimenti dei cinghiali presenti sul territorio nazionale; 

sostenere gli enti locali ed i sindaci nel monitoraggio dei casi di PSA sul territorio regionale e favorire mezzi e risorse per contrastare l’abbandono di rifiuti nei centri abitati e aumentare le capacità operative della polizia rurale, al fine di contrastare la diffusione del cinghiale presso i centri abitati.”

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