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Consigli per uscire dal pantano: il centrodestra diventi il Partito della Casa

I sondaggi sembrano unanimi: il centrodestra si avvia a vincere le prossime elezioni. Eppure, tra gli elettori dei tre principali partiti della coalizione cresce la disaffezione. La nascita del governo Draghi ha riproposto la geometria variabile dei partiti del centrodestra, esattamente come nel 2019 con il governo Conte. La pandemia, la guerra in Ucraina e l’elezione del capo dello Stato sono stati dei tornanti decisivi nella recente vita politica italiana e hanno agito con effetto devastante su Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: la fiducia tra i leader dei partiti – ossessionati dalla lotta per la leadership della coalizione – è ai minimi storici.

Naturalmente, la posizione sulla guerra in Ucraina non è affatto un aspetto secondario per una parte politica che, come si dice da anni, è “maggioranza nel Paese”, ma minoranza in Parlamento e nelle istituzioni. Vi è un argomento, però, che potrebbe riunire tutte le anime del centrodestra e che andrebbe propagandato a dovere: quello della casa.

Dalla Thatcher a Berlusconi

Argomento tipicamente liberal-conservatore, tra l’altro. Margaret Thatcher con il suo right-to-buy fidelizzò le classi popolari britanniche nella convinzione – che i Tories hanno sempre avuto sin dai tempi del suo predecessore Harold Macmillan – che un popolo di home-owners, proprietari di case, sarebbe stato più incline a votare conservatore. Il successo dello schema di vendita delle council house a prezzi favorevoli per gli inquilini le garantì tre vittorie elettorali.

Anche in Italia Silvio Berlusconi e l’allora centrodestra – declinato di volta in volta in Casa delle Libertà e Popolo della Libertà – ha sempre puntato molto sulla questione casa. Sono state innumerevoli le volte in cui Berlusconi nei suoi comizi e nei suoi interventi pubblici ha parlato della casa come del “bene su cui le famiglie italiane costruiscono la loro prosperità”.

Iniziative in tal senso sono state intraprese nel corso degli anni con l’abolizione dell’Ici e con quella, ancora più clamorosa, dell’Imu. L’annuncio di questa misura, in piena campagna elettorale nel 2013, portò un centrodestra ormai sfarinato dagli eventi di fine legislatura sull’orlo di una nuova, incredibile, vittoria elettorale.

Il nucleo di un programma liberal-conservatore

Su fisco e catasto Lega, Fdi e FI hanno mostrato una compattezza che potrebbe far sì che attorno alla casa si crei quel nucleo di programma di un centrodestra liberal-conservatore e liberal-popolare in grado non solo di vincere le elezioni ma di governare il Paese.

Bene simbolo della cultura italiana, la casa occupa le prime posizioni nelle intenzioni di acquisto e di crescita delle famiglie italiane, rappresentando infatti il simbolo della stabilità sociale e della sicurezza economica. Investire in immobili è da sempre – e oggi ancor di più – una delle forme più adatte a difendere il risparmio e a rendere questo meno attaccabile dalle insidie del tempo e dei “cigni neri” dell’economia globalizzata contemporanea.

E allora, perché non dare stabilità anche alla coalizione di centrodestra creando un Partito della Casa (PdC) trasversale a tutti gli elementi della coalizione e in grado di orientare le scelte di Lega, FdI e FI su politiche contrarie all’aumento delle imposte sulla casa e favorevoli, invece, a tutte quelle misure che vanno a espandere il mercato immobiliare e ampliare la platea degli home-owners?

Per un centrodestra che si trova nel pantano di alcune scelte improrogabili – sul suo futuro e su quello del Paese – si potrebbe parlare di primo pilastro di una politica di governo di legislatura che dia slancio all’azione dei partiti mettendo da parte rivalità, liti sulle candidature in Comuni e Regioni, diverbi sulla politica estera. Ce la faranno i nostri eroi a ritrovarsi su questo punto?

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