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Cosa si sono detti Draghi e Zelensky a telefono: dal caos grano al ruolo della Ue

La “via del grano” muove i suoi lenti ma inesorabili passi. Inesorabili perché è evidente a tutti, anche a Putin, che il rischio di affamare l’Africa e l’est asiatico, le aree geografiche che più dipendono dal grano di Russia e Ucraina è oltre che miserabile anche controproducente per quel po’ di politica estera su cui il Cremlino può ancora contare di fare qualche mossa. Ieri il premier Draghi, il primo sponsor di questa trattativa, ha sentito al telefono il presidente Zelensky. «Il colloquio – spiega una nota di palazzo Chigi – si è focalizzato sugli ultimi sviluppi della situazione sul terreno con particolare riguardo alle regioni orientali del Paese».

Draghi ha assicurato «il sostegno del governo italiano all’Ucraina in coordinamento con il resto dell’Unione Europea». I due Presidenti hanno poi discusso delle prospettive di sblocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina per far fronte alla crisi alimentare che minaccia i Paesi più poveri del mondo. Il Cremlino tiene aperta questa strada. E pone alcune condizioni. Alcune irricevibili come il passo indietro rispetto alle sanzioni che stanno piegando l’economia russa. Altre ragionevoli: ad esempio, Mosca avrebbe chiesto di aver assicurazioni sul destino finale delle navi cargo cariche di mais e grano una volta salpate dal porto di Odessa. Il ruolo della Cina come garante sia nella fase dello sminamento che in quella di scorta dei cargo, è un’altra opzione sul tavolo. Intanto qualche tonnellata di merce si sta muovendo su rotaia: alcuni treni sono arrivati in Polonia e in Lituania passando dalla Bulgaria.

Ma il costo del trasporto via terra va ad annullare il beneficio stesso dello sblocco della merce. Ci sono 22 milioni di tonnellate di grano nei silos e nei cargo dei porti di Odessa e intorno ad Odessa. Inimmaginabile svuotarli con i treni. L’unica via possibile, dunque, è quella del mare. Palazzo Chigi si sta muovendo su un confine delicatissimo. Draghi è convinto che il “canale verde” sia al momento la via più utile da percorrere: perché il rischio di una crisi alimentare è fortissimo come ogni giorno documentano con numeri e percentuali Onu e Fao e le sue conseguenze – rivolte sociali, migrazioni – sarebbero nefaste per chi le subisce e per tutta Europa che, oltre ai problemi legati all’inflazione e ai rincari delle materia prime, non sarebbe in grado di gestire un’ondata migratoria dall’Africa e dall’est asiatico.

Ma la via del grano è anche ad alto rischio di strumentalizzazione come è stato dimostrato dalla telefonata di giovedì e dalla gestione dei suoi contenuti. Da parte del Cremlino. È stato Draghi a chiedere il colloquio telefonico con Putin. Gli staff diplomatici hanno lavorato per preparare i rispettivi dossier. E quello italiano verteva soprattutto e prima di tutto su come liberare le tonnellate di grano che oltre ad andare a male rischiano di affamare paesi poveri. Molti dei quali, tra l’altro, nella sfera di interesse economico di Mosca. La telefonata, avvenuta nell’imminenza di un Consiglio dei ministri delicato sul Pnrr e la sua attuazione, era stata tenuta riservata per dare il tempo di dare una comunicazione corretta e oggettiva: anche Mosca ha messo questo dossier sul tavolo. Se ne ragiona, se ne discute.

Peccato che giovedì pomeriggio sia stata la Tass, l’agenzia di stampa russa, a dare la notizia dell’avvenuto colloquio. Con dettagli e sottolineature chiaramente strumentali. La telefonata è stata “richiesta dal primo ministro Draghi” ha sottolineato la Tass che del colloquio ha sottolineato soprattutto due cose: che l’Italia può dormire sonni tranquilli circa le forniture di gas che “saranno garantite nei tempi e ai prezzi previsti dai contratti”; che il blocco del grano è solo e soltanto responsabilità di Kiev e che per sbloccarlo serve una contropartita: abolire le sanzioni. È un sottile gioco di propaganda quello che ha fatto Mosca. Palazzo Chigi ha subito realizzato e ha dovuto contrattaccare con una conferenza stampa convocata giovedì sera alle 18 e 50 per le 19. Occorreva ristabilire l’ordine delle cose.

Per non correre il rischio che la telefonata fosse percepita a livello Europeo e a Washington come un tentativo da parte di Mosca di blandire l’Italia assicurando le forniture di gas e di portarla su posizioni meno europeiste e filoatlantiche. Il più grande problema di Putin nella sua “operazione speciale” è aver trovato oltre che una eroica Resistenza ucraina, l’Unione europea e la Nato non solo compatte su da che parte stare (degli aggrediti ucraini) ma addirittura rafforzate da questa tragica guerra che arriva dopo due anni di pandemia. Fiaccare l’Europa, cogliere ogni paura e dissenso interno – e siamo sicuri che Mosca ha aggiornatissimi report sui malumori interni soprattutto italiani – per trovare uno spiraglio e un punto debole da stuzzicare e blandire, è uno dei fili rossi dell’agire del Cremlino.

Così Draghi ha voluto e anche dovuto precisare di aver voluto quel contatto “per un preciso motivo, per la crisi alimentare in atto, perché c’è in gioco la vita di milioni di persone”. È vero che è stato Draghi “a chiedere la telefonata” (come ha sottolineato la notizia lanciata da Mosca) ma “per chiedere una cosa soltanto: non lasciar marcire le merci nel porto di Odessa”. Per il resto, cioè sul gas, “ha parlato solamente Putin e il presidente del Consiglio “si è limitato ad ascoltare”. Anche perché la rassicurazioni sulle forniture di gas sono arrivate a metà maggio quando la Commissione europea ha sciolto l’enigma del doppio conto, del pagamento in euro e del saldo finale in rubli ad opera però della Gazprom bank. Con tutto il rispetto, Putin giovedì ha solo confermato cose già note.

La novità della telefonata sono dunque “gli spiragli”, così li ha definiti Draghi, sull’apertura dei corridoi alimentari. Via mare. Non solo via terra. Le navi cargo da Mariupol sono già partite. Nella telefonata di ieri, il presidente Zelensky ha espresso “apprezzamento per l’impegno da parte del governo italiano e ha concordato di continuare a confrontarsi sulle possibili soluzioni”. Intanto fonti della Lega fanno sapere che Matteo Salvini ha organizzato una missione in Russia, “nell’ambito dei contatti avviati al fine di far ripartire i negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina”.

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