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«Così mi hanno violentato in quattro»: l’interrogatorio della ragazza che accusa Portanova

«Ha ripercorso minuto per minuto tutta la vicenda, anche quando i difensori degli imputati hanno provato a metterla in difficoltà». L’avvocato Jacopo Meini commenta così le quasi otto ore di interrogatorio e oltre 90 quesiti a cui è stata sottoposta la studentessa di 21 anni che a maggio dell’anno scorso denunciò uno stupro di gruppo da parte di 4 giovani. In collegamento da remoto, la ragazza ha raccontato quanto è accaduto quella notte, tra il 30 e 31 maggio al giudice, al pm e agli avvocati difensori degli imputati. Tra questi, anche Gabriele Bordoni, legale del centrocampista del Genoa Manolo Portanova accusato di violenza sessuale di gruppo. Gli altri imputati sono lo zio del calciatore, Alessio Langella (24 anni) e Alessandro Cappiello (25). La posizione del quarto, all’epoca 17enne, sarà valutata dal Tribunale dei minori. L’interrogatorio di lunedì 25 luglio rappresenta un punto cruciale per la vicenda. Richiesto dal gup Ilaria Cornetti, è stato reso incidente probatorio. «È stato un interrogatorio pesante, lunghissimo», ha raccontato Chiara Bini, avvocatessa dell’associazione “Donna chiama donna” ammessa come parte civile. «È scoppiata a piangere tre volte, quando le hanno rivolto domande su quella mezz’ora in cui è avvenuta la violenza, ma è stata precisa e puntuale», assicura Meini.


La notte del 30 maggio

Secondo la ricostruzione, la ragazza si scambiava messaggi con il calciatore almeno da due settimane. La sera del 30 maggio era a cena fuori con un’amica, in piazza del Campo. Il centrocampista le scrive ancora, chiedendole di raggiungerlo a una festa. Là si sarebbero appartati in una stanza, dove sarebbero poi stati avvicinati dagli amici di lui. In un primo momento sono stati mandati via, ma poco dopo sarebbero tornati senza vestiti per abusare della giovane, con tanto di foto e video. Una versione dei fatti sempre respinta dalla difesa. Gabriele Bordoni, avvocato di Portanova, afferma come siano emersi elementi «per confermare quello che abbiamo sempre sostenuto, ossia che non c’è stata violenza». Bordoni ha anche chiesto di esaminare uno per uno i messaggi che la studentessa si è scambiata con alcune sue amiche dopo la presunta violenza.


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