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Ecco come Russia e Cina fanno la guerra all’Occidente

Come le ingerenze russa e cinese minano la coesione sociale, facilitano la radicalizzazione, danneggiano la credibilità dei media, influenzano la politica e alimentano la sfiducia nell’Alleanza Atlantica. L’analisi di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”

Dopo settimane di assedio e a quasi tre mesi dall’inizio dell’invasione russa, martedì scorso si è di fatto conclusa la battaglia per la conquista di Mariupol, porto strategico sul Mar d’Azov, nel sud-est dell’Ucraina.

Sulla carta si tratta di un’importante vittoria militare per la Russia, ottenuta però al costo di decine di migliaia di soldati russi caduti, vittime civili e devastanti bombardamenti. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha comunicato al presidente russo Vladimir Putin “la fine dell’operazione” e “la completa liberazione dell’acciaieria Azovstal dai militanti ucraini”.

Nondimeno, il presidente Putin sta conquistando un’altra vittoria, quella che si combatte ogni giorno sui media italiani, quella sulla guerra dell’informazione.

Secondo la dottrina militare russa, la guerra dell’informazione è una forma di potere politico e uno strumento geopolitico che consente un alto livello di manipolazione e di influenza, pertanto una forma di conflitto che deve essere onnicomprensiva e perennemente attiva contro nemici ed avversari.

Nella strategia russa, la guerra dell’informazione non è un’attività limitata alla guerra in corso, bensì ha una natura olistica e onnicomprensiva ed è sia il soggetto che il mezzo del conflitto. La guerra dell’informazione non è limitata alla fase iniziale delle ostilità dove generalmente include la preparazione di informazioni utili in merito al campo di battaglia ma è un’attività costantemente in corso, a prescindere dallo stato delle relazioni con l’avversario.

Come descritto nel saggio del Prof. Cristopher Andrew (storico ufficiale del Security Service britannico Mi5) scritto insieme a Oleg Gordievskij “Storia Segreta del KGB” – 1993, il KGB ha sempre creduto che, delle quattro principali potenze dell’Europa occidentale, l’Italia avesse le maggiori probabilità di diventare lo Stato più permeabile all’influenza russa ed un fondamentale strumento del Cremlino per la propria propaganda interna, dato il profondo attaccamento culturale dei russi per l’Italia, a differenza di Francia, Germania ed Inghilterra.

Sin dai tempi della guerra fredda, il KGB ha adottato nei confronti dell’Italia una strategia di disinformazione, influenza e sovversione affidata non solo ad agenti segreti o “spie”, ma a giornalisti, sondaggisti, accademici, imprenditori, politici italiani ed esponenti del Vaticano. Tutti arruolati nel programma orchestrato da Mosca, come rivelato nel 1999 da C. Andrew e Vasilij Mitrokhin nel loro best seller “L’Archivio Mitrokhin”.

LE OPERAZIONI DI INGERENZA DEL FSB E DEL GUOANBU

Il KGB prediligeva circondarsi e possibilmente reclutare esponenti di grandi media conservatori, ricchi registi, accademici, persone ciniche ed egocentriche e politici. I potenziali “influencer filorussi” di oggi sono persone rispettabili che però agli occhi dell’FSB – il successore del KGB di epoca sovietica – devono essere individui narcisisti, possibilmente desiderosi di denaro ed in grado di contribuire ad influenzare il loro Paese d’origine. Negli anni della guerra fredda, il KGB negli Stati Uniti reclutava professori e difensori dei diritti civili per aumentare il dissenso e destabilizzare il Paese.

Oggi tali attività vengono definite come “ingerenza messa in campo da attori statuali”, attività non di esclusiva pertinenza del Servizio segreto russo, ma anche dall’Agenzia di sicurezza nazionale più grande del pianeta, il Guojia Anquan Bu (Guoanbu) – il “Ministero della Sicurezza di Stato” cinese, con compiti di intelligence e controspionaggio. L’Ufficio per la Propaganda Estera, più comunemente noto come “Ufficio per l’Informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese”, da una decina d’anni investe enormi risorse nella infowarfare e si coordina con una coalizione di gruppi di copertura come il “50 Cent Army” e il “Fronte Unito”, per condurre operazioni di guerra informativa a livello globale.

Un enorme successo della ingerenza di Pechino che ha anche fatto emergere il dibattito inquieto all’interno dell’Europa su come trattare, e a questo punto negoziare, le ambizioni di una Cina che si espande globalmente, è stata la firma del memorandum sulla Nuova Via della Seta e di 29 accordi commerciali e istituzionali tra Roma e Pechino. Con quell’accordo, sottoscritto senza alcun passaggio parlamentare, l’Italia è diventata il primo Paese del G7 a sottoscrivere un accordo sul discusso maxipiano infrastrutturale della Repubblica Popolare, provocando una frattura con i Paesi più potenti dell’Occidente, sfidando gli USA e mettendo in crisi la condivisione di informazioni strategiche in ambito Nato e Intelligence.

La propaganda di Stato può raggiungere ogni aspetto della vita delle persone utilizzando tutti gli strumenti a disposizione degli Stati totalitari, dall’intelligenza artificiale di livello militare a migliaia di dipendenti a tempo pieno che pubblicano messaggi governativi sui social media.

Il KGB prima e l’FSB ora, sono sempre stati molto focalizzati nella guerra psicologica piuttosto che nelle attività di mero spionaggio, che costituisce solo una parte minoritaria della loro missione. La manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la sovversione ideologica può indurre le persone a rifiutare perfino fatti evidenti per soddisfare le percezioni e le convinzioni indotte attraverso la propaganda.

Il condizionamento sociale o i circuiti di feedback amplificati, vengono utilizzati per radicalizzare persone intenzionate a rivoltarsi contro gli interessi nazionali e perfino i propri. In altre parole, una buona causa può essere intenzionalmente armata contro una popolazione a sua insaputa, con effetti destabilizzanti che abbiamo visto, ad esempio, nelle primavere arabe.

Paul Dabrowa, esperto di intelligenza artificiale e di social media, è specializzato sugli aspetti operativi della persuasione e della relativa psicologia. Dabrowa è attualmente il cofondatore di biome.ai, un’azienda che utilizza l’intelligenza artificiale per sviluppare trattamenti per le malattie utilizzando il microbioma umano. Tuttavia, la sua formazione accademica, sia all’Università di Melbourne che alla Harvard Kennedy School, lo ha visto intervistare ex nazisti e agenti del KGB per sviluppare un modello di neuroscienze sul funzionamento della propaganda totalitaria, ed è uno dei più autorevoli esperti su questi temi.

Secondo Dabrowa, un modo in cui un attore statuale potrebbe destabilizzare una campagna elettorale estera utilizzando un social media come TikTok, ad esempio, sarebbe quello di potenziare il messaggio di un numero limitato di utenti per diffondere una specifica notizia falsa. Il potenziale vantaggio nel radicalizzare intenzionalmente elementi di un qualsiasi movimento politico, sociale o religioso, anche nell’ordine dell’1% di una fascia della popolazione, è potenzialmente incalcolabile. Il rischio indotto per il mandante, invece, è insignificante, perché la tecnologia esiste già e l’attribuzione ad uno Stato è quasi impossibile da dimostrare.

Tali potenzialità sono state ben comprese dal Cremlino e nel febbraio 2017, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ha annunciato la costituzione di un “Esercito dell’Informazione all’interno delle forze armate russe”. Commentando la decisione di Shoigu, l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Yuri Baluyevsky ha affermato che una vittoria nella guerra dell’informazione “può essere molto più importante della vittoria in un conflitto militare classico, perché è incruenta, ma l’impatto è schiacciante e può paralizzare le strutture di potere ed il processo decisionale di uno Stato nemico”.

LA STRATEGIA DI INGERENZA RUSSA

L’Agenzia di intelligence russa, sin dai tempi dell’Unione Sovietica utilizza quattro fasi di ingerenza per alterare la mentalità e il comportamento delle persone nei Paesi stranieri. La prima fase è quella della demoralizzazione. Durante questa fase, le persone vengono influenzate a mettere in dubbio l’integrità di un Paese e a sollevare sospetti attraverso la propaganda dei media e il mondo accademico. La percezione è al centro dell’attenzione e i fatti diventano privi di significato. Oggi, attraverso i social media questo fenomeno è molto più pervasivo ed efficace, soprattutto nelle giovani generazioni, cui viene propugnata la sfiducia nei media tradizionali e l’assenza di standard morali nella società occidentale.

Per una popolazione inondata dalla propaganda e dalle teorie del complottismo, la verità perde la sua presa sulla società. La fase di “demoralizzazione” è stata diffusamente utilizzata durante la pandemia contro i vaccini occidentali, ed anche se favorita da una comunicazione istituzionale ambigua e contraddittoria non ha avuto successo in Italia.

Anche nel conflitto in corso si sta utilizzando la fase di “demoralizzazione” della ingerenza, dando spazio ai consiglieri del Cremlino, ai giornalisti della TV di Stato russa, ad ospiti ed “esperti” che argomentano a favore dell’invasione, o ripetono le versioni del Cremlino in programmi italiani in onda in prima serata.  Strumentalizzando la nostra libertà di pensiero ed il “dar voce a tutte le campane” si ospitano giornalisti russi di mezzi di comunicazioni bloccati dalle sanzioni – come Sputnik e Russia Today – permettendo loro di eluderle e di ribaltare la realtà, diffondendo la propaganda russa sulla guerra all’Ucraina.

Nella strategia di ingerenza russa, la destabilizzazione viene definita anche seconda fase, consiste nell’alterare le relazioni estere, l’economia e i sistemi di difesa di una Nazione. Durante la pandemia, i tentativi di mutare il posizionamento internazionale dell’Italia, portati avanti da parte di autorevoli esponenti del Governo italiano, senza alcun mandato parlamentare e con il sostegno di una parte dei mass media, ha contribuito ad alimentare una forma molto avanzata di propaganda destabilizzatrice giustificata dall’emergenza pandemica. Decisioni apparentemente improvvise che hanno messo in discussione le storiche Alleanze europee ed atlantiche, depotenziando il ruolo del Parlamento e creando disorientamento nella popolazione per la massiccia presenza sul territorio italiano di militari e mezzi non appartenenti a Paesi Nato. Secondo alcuni autorevoli studi nel campo delle metodologie di persuasione, la nuova tecnologia di hacking cognitivo sviluppata da Russia e Cina ha enormemente potenziato la propaganda creata digitalmente, dotandola di un potere mai visto prima. Il rischio maggiore per la sicurezza cognitiva è ora l’influenza guidata dall’intelligenza artificiale (IA) che si nasconde dietro algoritmi “segreti” inoculati nelle piattaforme dei social media, che possono anche portare alla destabilizzazione ed alla crisi di un Paese.

La terza fase della ingerenza riguarda il controllo sul settore energetico ed economico, che in Italia è in atto da diversi anni ormai, causando la sottovalutazione, se non la dissimulazione dei rischi geopolitici associati alla dipendenza energetica da un unico fornitore straniero. Una scelta (pericolosa) fortemente influenzata dalla strategia di ingerenza russa, che è riuscita ad imporla come opzione più conveniente dal punto di vista economico.

Se a ciò si aggiunge un violento cambiamento della struttura di potere geopolitico ed economico, come quello causato dalla guerra di invasione in Ucraina, si arriva alla quarta fase, quella della normalizzazione, che può durare a tempo indeterminato. Il termine “normalizzazione” deriva dalla propaganda sovietica che cercava di minimizzare un cambiamento drastico in un Paese portato velocemente ad uno stato di crisi attraverso aggressive operazioni politiche, economiche e di disinformazione con le quali l’Unione Sovietica si impadroniva della coscienza di un Paese.

Preoccupati dalla pervasività della ingerenza russa, anche le nostre Agenzie di informazione e sicurezza ed il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica da diversi mesi stanno monitorando la situazione, e a seguito delle molteplici audizioni effettuate, il Copasir ha diramato un comunicato che parla di “ingerenza e attività di disinformazione messe in campo da attori statuali, alla luce di un fenomeno reso ancor più preoccupante dopo l’invasione della Russia in Ucraina”. “Cioè di un’attività pilotata da attori legati al Governo russo che nella bolla social come nella TV italiana trova un terreno fertile”.

Intanto il Ministero degli Esteri russo ha ordinato l’urgente stampa di circa 175.000 nuovi passaporti diplomatici per consentire il ricambio di funzionari e spie, ed alla propria élite di continuare ad operare e fare affari all’estero. Lo stesso vale per gli ufficiali dell’FSO, il Servizio di sicurezza che protegge Vladimir Putin.

Il Cremlino, anticipando le annunciate sanzioni occidentali sul blocco dei visti, ha anche disposto il divieto d’ingresso sul proprio territorio a 963 cittadini americani e 26 cittadini canadesi, tra cui il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il segretario di Stato Antony Blinken ed il capo della Cia William Burns, la speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi, il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, come decine di altri senatori e deputati, oltre al figlio di Biden, Hunter, e la moglie del presidente Trudeau.

Il presidente Putin tenta così di aggirare le sanzioni imposte dall’Occidente non solo ricorrendo a pratiche autarchiche, ma soprattutto rinsaldando i legami con quei Paesi che non le applicano.

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