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Elly Schlein scende 'ufficiosamente' in campo per il congresso PD: “Parteciperò, dobbiamo rimettere in discussione tutto” – Il Riformista

L’annuncio della deputata

Redazione — 11 Novembre 2022

Elly Schlein scende ‘ufficiosamente’ in campo per il congresso PD: “Parteciperò, dobbiamo rimettere in discussione tutto”

Elly Schlein si appresta alla candidatura a segretario del Partito Democratico. Lo ha fatto intendere proprio la deputata Dem, vicepresidente della Regione Emilia Romagna, in una diretta video sui social dove ha spiegato di voler “aderire a questo percorso costituente” del partito, ovvero alla fase di ricostruzione del PD che terminerà col voto del marzo 2023 con l’elezione del nuovo segretario.

Con questa mossa Schlein ha di fatto anticipato la sua candidatura alle primarie, pur non annunciandolo ufficialmente. Attualmente in campo per la segretaria del Nazareno c’è solo l’ex ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli.

Schlein, vice in Regione di quel Stefano Bonaccini che appare come l’altro ‘grande nome’ per la segretaria Dem, ha però sottolineato che si candiderà se il partito sarà unito e se godrà di un ampio sostegno: “O è una sfida plurale e collettiva o non realizzerà il cambiamento che in questo momento ci serve per risalire. Quindi io aderisco con grande piacere per portare anche io una parte di contributo, ma non facendolo da sola, facendolo insieme a tanti altri e altre”.

Come noto, Schlein da alcuni anni non fa parte del Partito Democratico non essendo iscritta formalmente, ma da tempo il suo nome è molto ‘citato’ all’interno della comunità Dem per la corsa alla segreteria, anche dal leader uscente Enrico Letta.

Nel suo video su Instagram, Schlein ha sottolineato che fino ad oggi “non ho voluto alimentare un processo troppo schiacciato sui nomi. Ho visto anche il mio nome circolare e ho parlato con tante e tanti di voi di cosa serve per sciogliere i nodi irrisolti e le contraddizioni di questi anni. Io trovo molto significativa l’apertura di un processo costituente e ricostituente del Pd dopo la botta delle elezioni. È un gesto non scontato. Ora – le parole della deputata – non serve solo una frettolosa corsa a cambiare il gruppo dirigente, ma una riflessione larga e aperta su cosa vogliamo diventare. A me interessa aderire a questo percorso per portare un contributo di proposte. Non certo da sola, ma con tante e tanti altri che hanno condiviso queste proposte“.

Obiettivo della parlamentare è anche quello di mettere insieme una rete di movimenti civici per riavvicinare il partito alla società civile, che si è allontanata dai partiti della sinistra: “Teniamoci strette e teniamoci stretti. Io non ho mai creduto che le traiettorie individuali possano cambiare le cose, sono le traiettorie collettive che contano. Affolliamo questo percorso, dobbiamo essere parte del cambiamento. Qui si apre una occasione nuova. Nove anni fa non ci fu l’apertura e l’intelligenza di fare autocritica, per riconnettersi con i bisogni essenziali delle persone. Se si apre una opportunità di questo tipo che facciamo? Stiamo a guardare? Io credo di no. Dobbiamo rimettere in discussione tutto. L’unico modo per riuscirci è vivere questo cambiamento. Serve una casa comune”.

Tutti uniti, ma Schlein vuole tenersi lontana dalle innumerevoli correnti Dem: “Scalziamo quelle dinamiche di cooptazione che abbiamo visto spesso: tra le tante ricostruzioni alcune mi hanno fatto sorridere. In questo Paese ancora si fa fatica a pensare che una donna possa farsi strada senza che ci sia un uomo che la spinge da dietro. Finora ho sempre rifiutato la cooptazione, non le seguirò certo adesso. C’è già una nuova classe dirigente, se le si da una occasione. Forse è proprio questa”

La sfida potrebbe essere quindi a tre, col derby tra il numero uno dell’Emilia Romagna Bonaccini e la sua ex vice Schlein, con terzo incomodo la piacentina Paola De Micheli. Sullo sfondo resta la questione, fondamentale, della data delle primarie: fissate al 12 marzo dopo una mediazione tra le varie anime del partito, molti insistono per anticiparla, in primis lo stesso Bonaccini e un gruppo di oltre 150 amministratori locali Dem.

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