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Emma Bonino con Renzi non ci va: “Gli accordi vanno rispettati”

Emma Bonino resterà in coalizione “strategica e lineare” con Enrico Letta e con gli altri alleati del patto firmato: “Gli accordi vanno rispettati”

Emma Bonino

Lei, Emma Bonino, con Matteo Renzi proprio non ci va, il ricordo di quando lui la preferì la Migherini agli Esteri brucia ancora, perciò al Messaggero spiega: “Gli accordi vanno rispettati”. La leader di +Europa preferisce fare retromarcia sull’imprescidibilità dell’agenda Draghi piuttosto che farla sul valore dell’accordo con il Pd che però è draghiano anch’esso e dice che a suo avviso in gioco c’è la credibilità di una classe dirigente.

Ha detto la Bonino: “I patti sono patti e come tali vanno rispettati. Altrimenti quale può essere la credibilità e l’affidabilità di una classe dirigente o di un partito? Quattro giorni fa, quattro non 40, il Pd, Calenda, Più Europa siglano un accordo politico, peraltro per ironia della sorte la bozza scritta da Calenda, benissimo. Bravi tutti, applausi”. 

Bonino: “Gli accordi vanno rispettati”

E ancora: “Dal giovedì io comincio a sentire rumori su Calenda che non regge i suoi.

E arriviamo ieri col segretario del mio partito, Della Vedova, che ha la pazienza di un santo, che ancora prova a parlare con Calenda. Calenda che però dice inutile che ci vediamo, è una perdita di tempo”. Poi la Bonino affonda: “Da Della Vedova apprendiamo: ‘Calenda ci ha detto che la cosa è chiusa, amen e arrivederci’”. Sulla premeditazione la Bonino risponde: “Non lo so, io avevo molta fiducia. Credo non sia serio cambiare opinione ogni tre giorni specialmente da una forza politica che si candida a partecipare al governo di un Paese.

Io su questa strada non lo posso seguire”. 

Il patto che già prevedeva accordi a sinistra

Il dato è che “martedì scorso abbiamo firmato un patto, nel quale era già previsto che poi il Pd avrebbe potuto fare accordi con altre forze politiche. E Letta, quando ha chiuso con Bonelli e Fratoianni, è stato molto chiaro nello spiegare che le due situazioni non erano sullo stesso piano”. E la chiosa: “Quello tra noi e il Partito democratico, in questo caso, è un accordo ideale, geopolitico, se vogliamo strategico.

Poi, certo, c’era anche l’obiettivo di non consegnare il 65-70% dei collegi uninominali al centrodestra”. 

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