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Giorgia Soleri, “nella lunga notte, con la lingua, raccolgo i segreti”: le sue poesie “massacrate” dai lettori. Noi abbiamo chiesto un parere alla poetessa Calandrone: eccolo

“La Merini si starà rigirando nella tomba come un trapano”, “Pubblica le sue poesie perché è la fidanzata di Damiano David dei Måneskin?”, “Tipico libro da influencer convinta che per scrivere poesie basti lasciare spazio tra le parole”. Giorgia Soleri ha appena pubblicato “La signorina nessuno” (Vallardi editore), il suo primo libro, e moltissimi sui social la attaccano senza sosta. In tutti i modi possibili. Quando ha raccontato che nel 2018 un poeta ha paragonato alcune sue poesie a quelle di Alda Merini, è stato quasi un sacrilegio. Chi ha potuto conoscere Alda sui suoi Navigli saprebbe che, se fosse ancora viva, inviterebbe Giorgia a bere un caffè nella sua disordinatissima dimora. Fumerebbe l’ennesima sigaretta con lei e avrebbe di certo parole più gentili ed empatiche. Molto probabilmente la inciterebbe a seguire ciò che sente. Sarebbe anche d’accordo sul fatto che una donna ha un nome e un cognome. Non è la “fidanzata di”, come invece è stata presentata a “Storie Italiane”. Addirittura con il sottopancia. Insomma, ha una sua propria identità e vuole essere considerata per ciò che è e realizza. In questo caso per le sue poesie. Belle o brutte che siano.

Abbiamo chiesto ad alcune poetesse e scrittrici contemporanee di commentare le sue liriche. Quella “storia di vita e d’amore struggente”, tenera e feroce, che la prima di copertina promette al lettore. Alcune non se la sentono neppure di leggerle, impegnate al Salone del Libro di Torino, altre congelano il loro giudizio su un’esordiente. È giovane e troverà la sua strada. Così non sarà più “la fidanzata di”. Raggiungiamo invece Maria Grazia Calandrone, poetessa italiana che ha pubblicato con Mondadori “Il giardino della gioia” ed è autrice del romanzo di prosa poetica “Splendi come vita” (finalista Premio Strega 2021). Accetta volentieri di commentare “La signorina nessuno”, di cui ha letto una quindicina di poesie. Conosce bene i giovani perché conduce laboratori di poesia nella scuola pubblica, dove legge ai ragazzi i testi di Pierpaolo Pasolini, Amelia Rosselli, Giorgio Caproni, Marina Ivanovna Cvetaeva. “Quelle di Giorgia Soleri – dice – sono poesie tipiche di una ventenne, sia per stile che per contenuto. E sono piuttosto originali”. Quale poesia in particolare l’ha colpita? Ecco alcuni versi: “Non voglio essere difesa, non voglio essere salvata/ rifuggo la protezione”. E poi: “nessuna torre m’imprigiona/ voglio buttarmi nel mondo/ farmi graffiare la carne/ sanguinare di vita/non trattarmi come la principessa che non sono/ solo perché non puoi reggere/ la combattente che è in me”. Per Calandrone è un’affermazione di autonomia in chiave poetica, molto forte: “Lei – commenta – sta parlando non solo di sé ma a nome delle ragazze della sua generazione. Racconta in poesia un nuovo modo di vivere l’indipendenza”.

E questo non è certo un dato trascurabile. La rivendicazione che fa Soleri riguardo al femminile è molto interessante per la scrittrice: le ragazze oggi sono capaci di difendersi da sole. La poesia citata per Maria Grazia Calandrone è la risposta della dignità femminile allo schiaffo di Will Smith agli Oscar. La risposta di “Coraline” dei Måneskin a “La Cura” di Franco Battiato. Nel primo caso l’uomo protegge la donna, nel secondo la sprona ad affrontare le sue paure. Insomma, Giorgia risponde a tono al pregiudizio della donna fragile e bisognosa di protezione o considerata solo per la sua bellezza. E lo fa anche in poesia: “Per tutte quelle volte in cui mi avete/ detto che un uomo non mi avrebbe voluta/ perché dopo una foto nuda/ non ci sarebbe stato più niente da scoprire/per tutte quelle volte in cui mi/avete detto – e mi avete convinta – che/ non ci fosse più niente da scoprire/ in me se non la mia nudità”. Un altro dei testi piaciuti a Calandrone recita: “Ho visto il sole sorgere/ ottomilatrecentoquarantaquattro volte/ anche quando non lo credevo/ possibile. La cenere della fenice/ che fui/ mi sporca ancora le dita”. Che cosa esprime per la scrittrice? “Rabbia e resistenza al dolore. Sono i tipici temi della poesia giovanile e dei testi delle canzoni metal”.

E sulla questione del controverso abbinamento fra Soleri e Merini? “Essendo così giovane non ha un unico stile. Ma è vero che in alcuni momenti può ricordare per afflato sentimentale e per slancio erotico, la poetessa milanese”. Versi meriniani, secondo Calandrone, sono per esempio questi: “Nella lunga notte /con la lingua / raccolgo i segreti / che dai tuoi occhi sgorgano/ dissetano/ la mia gola/ secca della tua assenza”. Anche il tema del sesso è un’affinità fra le due. Alda Merini è stata una delle prime nella poesia del ‘900 a parlare di sesso e desiderio femminile con parole piuttosto chiare come “utero assetato di sperma”. Soleri scrive: “Scorre il tuo seme/ gravida di te/ in ogni sterile atomo/ che mi compone”. E ancora: “Voglio stupirmi di te/imparare nuove traiettorie per/portarti al piacere/ scoprire nuove isole fa i tuoi/ nei, cancellare i confini tra la fine del mio orgasmo e l’inizio del tuo”. La poesia, fuori da ogni mercato economico, è un gesto di libertà. Maria Grazia Calandrone lo ha imparato nei suoi tour per le scuole italiane. “I ragazzi di oggi hanno estremo bisogno di confrontarsi con la poesia – spiega – Per loro è la possibilità un altro modo possibile di stare al mondo. Un atto di inutilità al di fuori delle regole della competizione. Un controcanto alla produttività”. Ben vengano quindi le poesie di Giorgia Soleri. Se pur acerbe hanno la loro dignità. Ha migliaia di follower? Sta con Damiano David? “Questo è ancor più penalizzante – risponde Calandrone – Se non fosse donna, per giunta legata a una pop star e popolare lei stessa, non si punterebbero le armi con tale ferocia”.

Torniamo ai commenti negativi che popolano i social su “La signorina nessuno”. Eccone altri: “Le parole e i concetti si ripetono all’infinto in una giostra di banalità e cattivo gusto”, “Forse la signorina nessuno voleva rifarsi a grandi scrittori della letteratura erotica, si sente una moderna Anais Nin ma risulta solo inopportuna e forzatamente enfatica”. Nella giostra di commenti negativi c’è anche quella di Manuel Peruzzi, che severo su Huffington Post, scrive: “A questo punto uno si chiede: come presentiamo chi non ha il curriculum della Cristoforetti ma è nota per avere la neuropatia del pudendo, cioè un dolore pelvico, ed è effettivamente la fidanzata di una popstar?”. Il riferimento è alla sua battaglia di sensibilizzazione sulla vulvodinia, il dolore pelvico femminile che patisce da anni. Causato da endometriosi. Una malattia difficile da diagnosticare che coinvolge molte donne. Ma Giorgia Soleri si presenta benissimo da sola. Con un nome, un cognome, il titolo di un libro di poesie. “Non mi interessa chiedermi se Giorgia Soleri sia o non sia una poetessa- scrive una commentatrice – se questo libro sia una geniale mossa commerciale o una scelta editoriale vergine da ogni tipo di contaminazione social. Giorgia Soleri è una donna che ha un’esigenza. Una fortissima esigenza. Ha una storia da raccontare (forse, più di una), ed è una storia di dolore. Lo avverti da subito e lo avverti fino alla fine”. È un libro che ha letto distrattamente, la prima volta, e su cui poi nelle ore successive è dovuta tornare, perché sentiva di essere stata un po’ superficiale a ignorare in maniera così frettolosa quella sensazione di amarezza e dolore che, inevitabilmente, le era rimasta attaccata addosso. È già una piccola vittoria questa, no?
Giorgia Soleri nella prefazione ringrazia. Ecco le sue parole: “Ciao, grazie per aver acquistato questo libro. Per averlo aperto, anche solo perché lo stai sfogliando in libreria ….qualunque sia il motivo perché stai leggendo questa pagina, grazie”.

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