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Governance per la pace | Un appello per il cessate il fuoco in Ucraina, dalle donne leader a Giorgia Meloni – Linkiesta.it

Un appello per un immediato cessate il fuoco in Ucraina fatto da tante donne leader e indirizzato alla prima donna premier in Italia. È l’iniziativa della Fondazione Marisa Bellisario: un’adesione particolarmente rappresentativa che va dalla presidente della Fondazione, Lella Golfo, a Paola Angeletti, chief operating officer di Intesa Sanpaolo, dalla vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti a Lucia Annunziata, dalla presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza a Mariella Enoc, da Elsa Fornero a Barbara Jatta e Antonella Polimeni, rettore dell’Università La Sapienza di Roma.

«Di fronte a una continua e apparentemente inarrestabile escalation delle violenze, al cospetto di una minaccia nucleare, in presenza di una crisi umanitaria gravissima nel cuore dell’Europa, provocata dalla guerra della Russia in Ucraina, noi affermiamo la necessità immediata e stringente di una nuova governance della pace. È necessario e urgente il coinvolgimento di leader donne, con esperienza negoziale, capaci di “imporre” le ragioni di un cessate il fuoco», spiegano le donne nel testo, pubblicato anche da Avvenire.

«Il nostro appello – aggiungono – è alla prima italiana presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Roberta Metsola, a Ursula von der Leyen e alle 31 premier e presidenti in tutto il mondo. Chiediamo che siano loro a tracciare la strada del dialogo e della negoziazione. Come ripete da mesi papa Francesco, “la pace va cercata sempre e comunque” e loro rappresentano l’intermediario che oggi può tracciare un confine tra l’apocalisse e un nuovo ordine mondiale. L’Onu definisce le donne peacekeepers come la chiave perla pace. La risoluzione 1325 approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza il 31 ottobre del 2000, chiede, in maniera giuridicamente vincolante, che le donne siano coinvolte in modo adeguato e paritario nella prevenzione dei conflitti, nei processi di pace, nella politica di sicurezza e nella ricostruzione delle strutture statali. Nonostante questo, le donne continuano a essere gravemente sottorappresentate a tutti i livelli di decisione che vanno dalla prevenzione alla risoluzione dei conflitti fino alla riconciliazione post-bellica».

Guardando ai processi di pace in cui le donne compaiono tra le negoziatrici – il 13% degli accordi internazionali siglati tra il 2001 e il 2019 – si comprende quanto la partecipazione femminile sia determinante per il successo e la sostenibilità dei risultati: la loro partecipazione garantisce il 35% di probabilità in più che la pace resista almeno 15 anni.

Dal Bangladesh alla Repubblica centrafricana, dalla Georgia al Libano gli esempi recenti in cui la leadership femminile ha contribuito alla pace sono molteplici. E l’esperienza insegna che quando negli spazi di negoziazione ci sono anche leader donne, si instaura un clima di reciproca fiducia che può cambiare in positivo le dinamiche delle trattative. Tutte queste considerazioni sono state ampiamente disattese nei tentativi fin qui compiuti di porre fine alla guerra in corso in Ucraina, accomunati dall’assenza di donne dai tavoli di negoziazione.

«Oggi chiediamo con forza alle leader di tutto il mondo di invertire la rotta e prendere in mano le redini di una pace possibile, necessaria e duratura», conclude l’appello.

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