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Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro per dimostrare che dopotutto ha qualche ragione chi preferisce qualsiasi cosa piuttosto che lui ancora al governo. Lavorare di tweet sui corpi decapitati, opponendo il rosario delle sue politiche restrittive a quelle lassiste del governo che accoglie i terroristi e li lascia liberi di sgozzare i cristiani d’Europa – bisogna dirlo – supera in modo intollerabile ogni confine di decenza.

È molto facile, e sicuramente paga anche, strillare che chiudendo i porti si protegge la brava gente mentre se autorizzi gli sbarchi fai entrare i terroristi. È molto facile: ma è una mistificazione non diversa rispetto a quella, pure corrente, secondo cui i negri portano il Covid. E certamente paga, appunto come nel caso dell’epidemia che registra toni diversi ma sostanza uguale anche dall’altra parte, e cioè presso la lungimiranza progressista secondo cui “tra immigrazione e Covid c’è una correlazione evidente” (aspettiamo l’aggiornamento, che in tempo di solidarietà nazionale va bene, sull’evidente correlazione tra sbarchi e attentati).

Davanti all’orrore di quei massacrati ci vorrebbe pietà, compostezza e fermezza, e per combattere quel terrorismo, come sa chiunque, ci vuole un duro lavoro militare, culturale, di investigazione: non la bieca sguaiataggine di un politicante che chiede di respingere masse di disgraziati agitando una testa mozzata. Che è poi la stessa simbologia blasfema adoperata nel comizio che sventola il rosario e si affida alla madonna per la riconquista del collegio elettorale. Non è possibile, è imperdonabile usare quei morti infilandoli nel pastone quotidiano delle recriminazioni antigovernative in un orgia demagogica che prende dentro tutto, dal diritto al selfie senza mascherina fino alle scuse a Macron perché l’Italia distribuisce il lasciapassare agli assassini.

E purtroppo – ma prevedibilmente – quell’idea finisce per accreditarsi in modo diffuso e cioè non ristretto nel perimetro dell’ignobile propaganda leghista. L’assoluta irragionevolezza, e direi l’ingiustizia, di far dipendere le politiche sulle migrazioni dalla possibilità che in esse trovi spazio un’insinuazione terroristica farebbe il paio – che so? – con la chiusura delle autostrade perché un delinquente può salire su un ponte e tirare un sasso di sotto ammazzando qualcuno. Con la differenza che l’automobilismo precluso non è fatto di gente che scappa dalla guerra e dalla fame.
Non ci difendiamo dai terroristi lasciando che uomini, donne e bambini affoghino davanti alle nostre spiagge.

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