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Il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Non celebrerò questo 25 aprile»

Ignazio La Russa non ci sarà alle prossime celebrazioni del 25 aprile. Il presidente lo annuncia in un’intervista rilasciata oggi a La Stampa, nella quale sostiene che non ci sarà «perché lì non si celebra una festa della libertà e della democrazia ma qualcosa appannaggio di una certa sinistra». Nel colloquio con Paolo Colonnello La Russa parte da una visita a casa sua a Milano. Ovvero l’appartamento che secondo la leggenda apparteneva a Benito Mussolini. «Ma il Duce qua non ci ha mai messo piede. La verità è che ero venuto per comprare un attico e mi hanno proposto questo appartamento al primo piano che era stata la sede della Le Petit e che lo aveva conservato come negli anni ’30». Mentre il busto della Buonanima che conserva in casa «non è nemmeno un busto. È una statuetta. Apparteneva a mio padre e l’ho ereditato. Avrei dovuto buttarlo? È sempre stato in questo corridoio insieme a un elmetto dell’esercito popolare cinese e un fregio comunista dell’Urss».


Il fascismo e la liberazione

Poi sostiene che «da quando sono nato, in famiglia e nella mia parte politica, ho sempre sentito una condanna feroce delle leggi razziali e da sempre ho un rapporto strettissimo con la comunità ebraica milanese di amicizia personale, per esempio con Walker Meghnagi e già con suo padre Isacco, esponenti di spicco della comunità ebraica. E non solo con loro. Potrebbe limitarsi ad essere un fatto personale, ma dal punto di vista politico la destra italiana è sempre stata per l’esistenza e l’indipendenza d’Israele, quando altri ne minacciavano l’integrità, ed è sempre stata senza titubanze pronta a condannare le leggi razziali, per non parlare del dramma della Shoah».


Ma non è pronto a sottoscrivere quello che ha detto Giorgia Meloni alla Camera sulla scarsa simpatia per le dittature: «Non mi sono posto il problema: la mia scelta per la libertà e la democrazie è sempre stata totale». Infine, sul 25 aprile: per definirla data fondante della Repubblica, dice La Russa, «non c’è stato bisogno di coraggio ma semplicemente di memoria. Con Pinuccio Tatarella e Gianfranco Fini, ho contribuito a scrivere le tesi di Fiuggi, ed era il 1995! Già allora riconoscemmo il valore della lotta per la Libertà. Con una importante annotazione che riguardava una parte di quella Resistenza, la parte comunista che non lottava per restituire all’Italia libertà e democrazia ma per un sistema certo non migliore di quanto era avvenuto col fascismo». E la festa? «Dipende. Certo non sfilerò nei cortei per come si svolgono oggi. Perché lì non si celebra una festa della libertà e della democrazia ma qualcosa di completamente diverso, appannaggio di una certa sinistra».

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