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Il tumore al midollo ha un nuovo nemico: alle Molinette un farmaco che apre spiragli anche per chi non aveva speranze

Il mieloma multiplo (tumore che si sviluppa nelle cellule del midollo osseo) ha un nuovo nemico e le Molinette sono in prima fila per la cura. Si tratta di un farmaco innovativo, che spalanca possibilità prima inesplorate e che offrono un’opportunità anche a quei pazienti che, altrimenti, dovrebbero ricorrere a soluzioni meno efficaci o a cure palliative.

Il farmaco punta il bersaglio e colpisce la cellula malata

La cura fa parte di quella famiglia di farmaci “teleguidati” che sono progettati per arrivare dritti al tumore, con l’obiettivo di eliminarlo: prima rilevano il “bersaglio” con precisione, cercando un punto debole sulla superficie della cellula malata che permetta di penetrare. Quindi si legano al bersaglio sulla cellula e rilasciano al suo interno citotossine, anche 10.000 volte più potenti della chemioterapia standard, senza impattare o riducendo al minimo i danni ai tessuti sani.

Si chiamano “anticorpi farmaco coniugati” e in questo caso il nome clinico è belantamab mafodotin, da poco approvato dall’AIFA. Dopo il via libera europeo è iniziata la fornitura alle strutture che ne hanno fatto richiesta e, tra queste, c’è la Città della Salute di Torino, la cui Ematologia universitaria (diretta dal professor Benedetto Bruno), al momento ha in cura più di 300 pazienti affetti da mieloma multiplo. Oggi la cura è disponibile in modo ordinario.

Nel nostro Centro – spiega il dottor Roberto Mina, dirigente medico dell’Ematologia universitaria – sono circa una decina i pazienti affetti da mieloma multiplo recidivato e refrattario che abbiamo trattato con questo farmaco innovativo. I risultati ottenuti nella pratica clinica, la cosiddetta ‘real life’, sono in linea con i dati della letteratura scientifica, che hanno dimostrato che belantamab è in grado di indurre remissioni di malattia anche in pazienti precedentemente sottoposti a numerosi trattamenti precedenti e privi di ulteriori alternative terapeutiche efficaci, con un conseguente prolungamento della sopravvivenza, oltre ad un miglioramento della qualità della vita legato al miglioramento dei sintomi causati dalla malattia”. 

Un terzo dei pazienti ha una risposta almeno parziale

Gli studi confermano che un terzo circa dei pazienti (32%) trattati con belantamab ha raggiunto una risposta almeno parziale, ed in alcuni casi la remissione completa. Tali risposte sono risultate durature nel tempo, con remissioni di circa 1 anno. La sopravvivenza globale mediana è stata di circa 14 mesi, certamente maggiore rispetto all’atteso.

L’introduzione di nuovi farmaci con nuovi meccanismi d’azione è fondamentale per i pazienti affetti da mieloma multiplo, soprattutto se si considera che, oggi, per il mieloma multiplo, il secondo tumore del sangue in Italia dopo il linfoma non-Hodgkin, non c’è ancora una cura definitiva ed ogni innovazione come questa consente di aggiungere tempo e speranza a migliaia di persone. Il mieloma multiplo è responsabile dell’1-2% di tutte le neoplasie e del 10-15% dei tumori ematologici. Ogni anno si stimano circa 5700 nuovi casi.

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