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Il vaiolo delle scimmie non è una malattia sessualmente trasmissibile e non c’entra l’orientamento sessuale

Il 24 maggio 2022 su Facebook è stato pubblicato un post che paragona il vaiolo delle scimmie «al virus dell’HIV». Secondo l’autore del post, questa malattia colpirebbe «specialmente chi ha contatti sessuali gay».

Si tratta di una notizia falsa.

Come abbiamo precedentemente spiegato, il vaiolo delle scimmie (o monkeypox) è un’infezione endemica in alcune parti dell’Africa, causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo, ma che si differenzia dallo stesso per minore gravità e capacità di diffusione. Il virus è diffuso in particolare tra primati non umani e piccoli roditori e si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi dell’animale, o in seguito a un contatto diretto. 

Alla data del 25 maggio 2022, i casi confermati di vaiolo delle scimmie sono in tutto 219, divisi tra 21 Paesi nei quali la malattia non è considerata endemica. Sebbene il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) abbia comunicato che «la maggior parte dei casi» siano stati identificati in giovani uomini «che fanno sesso con altri uomini», un briefing dell’Oms datato 21 maggio ha sottolineato che non tutti i casi diagnosticati ricadono in questa casistica. 

Contattato dai colleghi di Reuters, il dottor Andrew Lee (docente di salute pubblica all’Università di Sheffield) ha spiegato che «etichettare il vaiolo delle scimmie come una malattia gay è falso e ingiusto» e che «chiunque può essere contagiato se ha avuto un contatto diretto con una persona infetta».

La trasmissione umana del monkeypox può infatti avvenire per via aerea, attraverso goccioline, oggetti contaminati e contatti stretti con una persona infetta, di tipo sessuale o non sessuale. Il 23 maggio 2022 l’Organizzazione mondiale della sanità ha affermato che il vaiolo delle scimmie non è una malattia sessualmente trasmissibile, categoria in cui rientrano le infezioni trasmissibili attraverso lo sperma, i fluidi vaginali o il sangue, e il cui contagio avviene un occasione di attività sessuali, inclusi i rapporti orali e anali.

Il vaiolo delle scimmie può certamente diffondersi attraverso l’attività sessuale, ma solo nella misura in cui questa implica un contatto diretto tra due o più persone  o la contaminazione aerea dovuta alla presenza di goccioline.. Come ha chiarito ancora il dottor Lee a Reuters, l’orientamento sessuale delle persone finora contagiate rappresenta un fattore d’interesse solo nella misura in cui può aiutare a tracciare l’evoluzione dell’epidemia, dal momento che «le infezioni si diffondono attraverso le reti sociali ed è più probabile che una persona infetta diffonda il virus alle persone con cui è in stretto contatto rispetto a quelle che non lo sono».

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