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Fondo Sure: fatti, numeri e silenzi. L’approfondimento di Giuseppe Liturri

Vi è mai capitato di rincasare dopo aver stipulato un mutuo con relativa ipoteca su un vostro immobile e, alla domanda di un vostro “congiunto”, finalizzata a conoscere tasso di interesse ed altre condizioni accessorie, opporre un secco rifiuto, dicendo che si tratta di informazioni “riservate”? Riteniamo improbabile che sia mai accaduto, ma in Europa è la regola. Le condizioni, tasso di interesse in primis, alle quali la Repubblica Italiana ha ricevuto un prestito di € 27,4 miliardi dalla UE sono contenute in un contratto di finanziamento (loan agreement) stipulato lo scorso 14 ottobre con la Commissione ma rigidamente segretato. Solo la stipula di quel contratto ha consentito alla Presidente Ursula Von Der Leyen di annunciare, tutta giuliva, martedì 27 il pagamento all’Italia della prima quota di 10 miliardi.

Tutto questo segreto su un elemento che invece avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello della solidarietà europea desta più di un sospetto.

Lo strumento Sure – destinato esclusivamente a finanziare fino a 100 miliardi di spese eccezionali sostenute dagli Stati membri per la Cassa integrazione ed altre misure di sostegno ai lavoratori autonomi a causa della emergenza economica da Covid – viene ritenuto la misura più efficace finora messa in campo dalla UE per mitigare gli effetti della crisi ed il Commissario Paolo Gentiloni ne ha più volte rivendicato orgogliosamente i vantaggi. Dopo l’annuncio ad inizio aprile, solo a fine maggio è stato adottato il relativo Regolamento (2020/672) e ci sono poi voluti circa cinque mesi affinché la Commissione riuscisse ad organizzare la prima emissione di obbligazioni per 27 miliardi, avvenuta il 20 ottobre: 10 miliardi con il titolo decennale al tasso del -0,24% e 7 miliardi col titolo ventennale al tasso del 0,13%. Di fronte al Bund tedesco che a 10 anni “offriva” un tasso del -0,62% è normale che i mercati abbiano manifestato una domanda pari a 233 miliardi, largamente superiore alla somma offerta. In un mondo “capovolto” in cui le banche raccolgono denaro al -1%, una possibilità di impiego al -0,24% è un’occasione di guadagno imperdibile.

Avendo raccolto denaro a tassi negativi, è ragionevole ipotizzare che la Commissione presti agli Stati membri a tassi solo lievemente superiori, dopo aver caricato spese e commissioni. Insomma, il Sure sarebbe una gran bella occasione per sbandierare a reti unificate il risparmio in termini di interessi che l’Europa ci regala. Invece regna il silenzio.

Tutto ruota intorno alla Decisione della Commissione C(2020)7155 del 14 ottobre che approva il contratto di finanziamento tra la Commissione e l’Italia, Spagna, Polonia (i tre maggiori beneficiari dei prestiti con 60 miliardi su 88 complessivi) e Cipro. In quel documento ci sono tutte le caratteristiche del prestito: tassi di interesse, scadenze, altre condizioni. Elementi essenziali per comprendere i vantaggi per il nostro Paese. E l’importanza di quel documento è testimoniata dal fatto che la Decisione del Consiglio del 17 settembre che approva la concessione del finanziamento, subordina chiaramente l’erogazione della prima rata alla stipula dell’accordo oggi segretato.

È davvero incomprensibile che quel documento appaia nel registro dei documenti della Commissione ma sia coperto da una “presunzione generale di inaccessibilità”, superabile solo da una richiesta scritta che abbiamo prontamente inviato. Fin qui, passi. Possiamo attendere. Ma non si può tollerare che tale riserbo operi anche nei confronti di un parlamentare europeo. Abbiamo infatti appreso che l’eurodeputato capogruppo di Identità e Democrazia, Marco Zanni, si è visto anch’egli negare tale documento da autorità UE e, non certo propenso ad arrendersi, ha dichiarato al nostro giornale che “il fatto che il loan agreement sia tenuto segreto e non reso pubblico è inconcepibile e segnala che forse dentro a quel documento c’è qualcosa di cui i cittadini italiani dovrebbero preoccuparsi, come denunciamo da maggio. Gli strumenti europei sono prestiti privilegiati con attaccate condizionalità, come previsto dai trattati. Se il governo e l’UE non hanno niente da nascondere, rendano immediatamente pubblico questo documento. Noi ci siamo già mossi, chiedendo all’UE e al commissario Gentiloni conto di questa grave mancanza di trasparenza”.

È necessario vederci chiaro anche perché tale prestito è specificamente destinato a finanziare spese già comprese nei tre decreti emanati dal Governo nei mesi scorsi. Quindi il Sure non finanzia spese aggiuntive, ma spese che avremmo comunque sostenuto, e in effetti stiamo sostenendo, coperte col maggior deficit fino a 100 miliardi approvato dal Parlamento e quindi col ricorso al mercato dei titoli di Stato. Ci sarà solo una semplice sostituzione tra debito col mercato emettendo Btp e debito con la Commissione. Va anche evidenziato che, per emettere tali titoli, la Commissione si è munita di una garanzia degli Stati membri per 25 miliardi (di cui 3,2 miliardi a carico dell’Italia), aspetto non banale che sui mercati finanziari ha sempre un prezzo.

Se questo è il livello di trasparenza sui debiti con la Ue, c’è solo da temere il peggio ponendo l’attenzione su quanto si sta preparando con il Next Generation EU ed il bilancio pluriennale 2021-2027  Infatti il team negoziale dell’Europarlamento ha emesso mercoledì sera un durissimo comunicato denunciando lo stallo dei negoziati con la Commissione ed il Consiglio che vengono accusati di inventarsi “in modo irresponsabile linee rosse negoziali” che non esistono.

Il tempo stringe, ed il Commissario Johannes Hahn ha detto chiaramente che, se non si chiude entro metà novembre, molti programmi di spesa non riusciranno a partire nel 2021.

Il nostro Paese aspetta che, da questo caos, arrivino 127 miliardi di prestiti le cui condizioni abbiamo deciso di accettare a scatola chiusa, come una Repubblica sudamericana sull’orlo di una crisi di bilancia dei pagamenti. Non va affatto bene.

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