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Intellettuali e artisti schierati: “Liberate quei sindacalisti”

Nella richiesta di applicazione delle misure cautelari per i sindacalisti di Piacenza la procura chiamava in causa “la congerie di intellettuali e sodali” che nel 2021 avevano espresso solidarietà alle lotte nel settore della logistica. Quando si parla del diavolo spuntano le corna perché un migliaio di docenti in università di mezzo mondo, di artisti tra i quali il fumettista Zerocalcare hanno firmato un appello lanciato on-line in cui si chiede la liberazione dagli arresti domiciliari per i dirigenti di SICobas e Usb accusati di associazione per delinquere.

Insomma “la congerie” ha deciso di far risentire la sua voce anche in vista dell’appuntamento del 3 agosto al Tribunale di Bologna dove in sede di Riesame sarà discusso il ricorso degli avvocati difensori. Tra i sottoscrittori della petizione scritta in italiano e in inglese ci sono docenti e ricercatori di molti atenei: dalla Normale di Pisa alle università del Sussex, di Londra, Glasgow, Brasilia, Plymouth, Wharwich, Middlesex, Lisbona, Porto, Amburgo, Toronto, Piemonte Orientale, Politecnico di Torino. Nell’elenco ci sono anche i nomi di sindacalisti della Cgil nonostante i vertici confederali avessero commentato gli arresti con un salomonico “sia fatta chiarezza”, che suona come fiancheggiamento degli inquirenti. “L’impianto accusatorio mira a una pesante delegittimazione dell’attività sindacale – si legge nell’appello – mettendo sotto la sua lente l’organizzazione di un conflitto collettivo, le forme di autofinanziamento per sostenere l’attività e il fatto che vengano strappate a imprese sia locali sia multinazionali più denaro e migliori condizioni di lavoro. Ma ci chiediamo cosa dovrebbe fare un sindacato precisamente”.

Secondo gli avvocati difensori Eugenio Losco e Mauro Straini “basta leggere il capo di imputazione per rendersi conto dell’ illegittimità delle accuse. Stando alla procura di Piacenza e al giudice delle indagini preliminari che ha avallato le accuse (sia pure negando la reclusione in carcere chiesta dai pm) gli indagati avrebbero costituito un gruppo criminale finalizzato a commettere reati tra i quali violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio. In questo contesto avrebbero “alimentato il conflitto all’interno dei magazzini provocando scontri con la parte datoriale, così accrescendo il proprio potere e usciti vittoriosi dal conflitto ottenendo l’affiliazione all’associazione di più lavoratori, assicurandosi i proventi di tessere e associazioni. Va ricordato che i pubblici ministeri nella richiesta di misure si esercitavano pure nell’innovazione giurisprudenziale inventando in pratica un nuovo reato, “il proselitismo autoalimentato”.

La procura è andata a caccia di precedenti in materia sindacale ma come si legge nella richiesta di misure ha dovuto ammettere che parte della giurisprudenza di merito ha imboccato orientamento di segno contrario. Nel senso che una parte dei giudici non considera i picchetti come violenza. Del resto il diritto non è nonostante tutto una cosa granitica. Aspettiamo per vedere che cosa ne pensa il Tribunale del Riesame di Bologna. Anche se al di là degli aspetti penali, quasi sempre i meno interessanti, la partita vera resta in conflitto sociale e politico. La cosa importante per i sindacalisti arrestati è la solidarietà e la mobilitazione dei lavoratori.

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