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Intervista al generale Bertolini: “La chiamata dei riservisti può celare una trattativa in corso” – Il Riformista

Il conflitto in Ucraina

Angela Nocioni — 23 Settembre 2022

Intervista al generale Bertolini: “La chiamata dei riservisti può celare una trattativa in corso”

Generale è possibile che dietro l’escalation dei toni di questi ultimi giorni Russia e Ucraina stiano trattando in realtà per una tregua?

In effetti è quello che ci si aspetterebbe in condizioni normali. Anche nelle peggiori guerre c’è sempre stato un canale di dialogo tra le parti per arrivare ad una composizione pacifica, negoziata. Ma questa è proprio l’originalità di questa guerra nella quale ogni tentativo di arrivare ad una trattativa è andato a monte. Si ricorderà le delegazioni ucraina e russa in Bielorussia all’inizio del conflitto. E poi in Turchia. Ancora era in vigore quella convenzione diplomatica che consentiva di stringersi la mano e di discutere allo stesso tavolo. Poi tutto si è bloccato. Anche di questo ha parlato Putin nel suo discorso di ieri, anche se l’attenzione dei non addetti si è concentrata soprattutto sulla mobilitazione parziale. Capire quello che sta succedendo politicamente è veramente difficile, per me almeno. Fermo restando che la Russia ha l’interesse ad uscire dalla situazione nella quale si è infilata, credo che tra tutte le affermazioni di Putin di ieri le più importanti riguardino i referendum nelle aree occupate e la regolarizzazione delle Forze Armate del Donbass parificandole a quelle dell’Armata russa. Si potrebbe così immaginare il tentativo di dichiarare russo il Donbass, e non semplicemente autonomo, nonché le parti occupate degli oblast di Zaporizija e Kerson per poi dichiarare il conseguimento degli obiettivi prefissi e la fine delle operazioni. Così facendo, di fronte ad una tregua di fatto, benchè unilaterale, potrebbero aversi dei cambiamenti di atteggiamento, anche perché comunque l’Ucraina col suo successo nell’oblast di Karkiv ha guadagnato una credibilità che le consentirebbe di trattare da una posizione di forza. In effetti, comunque, qualche timido segnale di un cambio ci si può illudere di percepirlo.

Perché si è decisa ora la liberazione dei prigionieri di Azov?

Facevo proprio riferimento a questo parlando di un cambio di atteggiamento. Lo scambio dei prigionieri è una prassi in tutte le guerre, ma fino ad ora non se n’era parlato. Il fatto poi che si liberino combattenti di Azov, considerati illegittimi dalla Russia e quindi da trattare come criminali fino a poco tempo fa, rappresenta un’apertura importante. Un altro segnale è l’assenza di toni retorici forti da pare ucraina nel rivendicare il successo nell’oblast di Karkiv. E questo conferma che la retorica bellica, intrapresa nei toni anche da molti paesi non coinvolti nel conflitto, fa male ai tentativi di pacificazione. Ma forse è solo una mia impressione. Comunque ci spero.

Qual è la situazione della guerra sul terreno?

Dopo la controffensiva ucraina a Karkiv il dispositivo russo si trova con il fianco settentrionale scoperto. Conseguentemente le operazioni russe nell’oblast di Donetsk devono prevedere la tenuta del fianco destro che prima non era a rischio. Karkiv aveva probabilmente proprio questa funzione, non essendo stato dichiarato tra gli obiettivi russi all’inizio delle operazioni. Conseguentemente è ora necessaria una diluizione delle forze russe impiegate nella difficile offensiva verso ovest (Siversk, Sloviansk e Kromatorsk). Proprio per questo, la mobilitazione parziale di 300 mila uomini con precedenti militari (il triplo dell’Esercito Italiano tanto per intenderci) si è probabilmente resa necessaria. Ma una pressione importante è anche nell’area di Kerson anche se per le alte perdite ucraine non si è avuto che qualche penetrazione non particolarmente preoccupante per i russi fino ad ora. C’è poi la questione della centrale di Zaporizja, sotto controllo russo. Russi e ucraini si accusano vicendevolmente di bombardarla è questo è pericoloso perché un incidente grave potrebbe coinvolgere anche paesi estranei al conflitto, innescando una escalation pericolosa. A quel punto, chi s’è visto s’è visto e determinare di chi è la colpa sarebbe un esercizio inutile. Per fortuna pare che gli ispettori dell’Aiea siano ancora sul posto. Speriamo che vigilino.

La Cina si è di fatto rifiutata di dare armi alla Russia, è quella la svolta della guerra? Putin ha capito, dopo la dichiarazione di Xi Jinping che chiedeva di cessate il fuoco, di essere politicamente accerchiato?

La Cina segue una sua agenda di aspirate potenza mondiale e farà solo quello che si inquadra in questa sua ambizione. Quanto all’atteggiamento con la Russia, rimane una forte alleanza anche militare, che però non può non tenere conto del suo centro di gravità strategico, che è su Taiwan. Insomma, meno grane ha a occidente meglio è per lei. In ogni caso vedremo come si comporterà in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

I Paesi ex sovietici stanno spostando nell’aerea di influenza cinese, cominciando dal Kazakistan. Questo militarmente, riguardo agli equilibri armati globali, cosa puó comportare?

Il Kazakistan rappresentava un problema già prima del 24 febbraio. A gennaio vi furono forti disordini per i quali ala Russia stessa fu richiesto di intervenire. Con la crisi tra Azerbaigjan supportato dalla Turchia e Armania sotto protezione russa, nonché con le turbolenze tra Tajkistan e Uzbekistan si determina un’area di turbolenza a sud dei confini russi che certamente preoccupa Mosca, come affermato anche dal discorso di Putin. C’è insomma un’ampia area di agitazione che dall’Ucraina si estende ad est, senza dimenticare il problema in Siria e nei vicini Balcani, dove tra Serbia e Kosovo non corre buon sangue.

Le vecchie testate atomiche russe funzionano ancora? Putin puó autonomamente decidere e riuscire a far lanciare i razzi Iskander? Quanti livelli di controllo ci sono tra l’ordine del Cremlino di lanciarne uno e il lancio effettivo? È vero che il razzo Iskander puó colpire Stoccolma con una testata otto volte più distruttiva di Hiroshima?

Quello che è certo è che il lancio di un ordigno del genere non è lasciato all’iniziativa di un singolo, per le conseguenze che può avere. In ogni caso, parlare di bombe atomiche non porta bene. Credo che ci stiamo abituando con troppa disinvoltura a trattare di queste cose come se fosse una prospettiva normale alla quale ci dobbiamo rassegnare. Anche questo potrebbe costituire un percorso retorico, non so se voluto o non voluto, per farci abituare all’idea di uno scontro atomico sul nostro continente. Preferisco quindi non trattarne se non per dire che a mio modesto avviso non è certamente nell’interesse di Mosca arrivare a quel punto.

Cosa sta accadendo militarmente in Crimea e come si sta muovendo la flotta russa?

La Crimea è rimasta fino ad ora a margine delle operazioni e rappresenta per Mosca una penisola irrinunciabile, per la popolazione che vi abita e in quanto strategicamente fondamentale per operare nel Mar Nero e nel Mediterraneo con la Flotta basata a Sebastopoli. Credo che il suo coinvolgimento rappresenterebbe un momento di svolta drammatico.

Ma in Ucraina come fanno economicamente se tutti gli uomini sono al fronte? Come va avanti il Paese? Presumibilmente gli aiuti occidentali non sono solo militari ma servono anche a comprare tutto derrate alimentari comprese?

Sarebbe molto importante saperlo. Mi astengo dal cimentarmi in speculazioni senza avere informazioni credibili.

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