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La crisi delle criptovalute sta colpendo duro anche in Africa

La bancarotta di Ftx e la crisi delle criptovalute ha avuto un impatto forte anche in Africa, dove la digitalizzazione è in crescita ma la regolazione non sta tenendo il passo

La nuova fase di crisi delle criptovalute successiva alla bancarotta di FTX, la popolare piattaforma di scambio guidata da Sam Bankman-Fried, sta danneggiando investitori in tutto il mondo. E sta avendo un impatto forte anche in Africa, dove il livello di digitalizzazione, sebbene più basso rispetto ad altri continenti, è in crescita, specialmente in alcuni paesi.

I GUAI DI NESTCOIN IN NIGERIA

In Nigeria – l’economia più grande dell’Africa: l’Unione europea vuole sostenerne la transizione digitale con un piano d’investimenti da 820 milioni di euro in tre anni – il colpo è stato accusato soprattutto da Nestcoin, una startup fondata da Yele Bademosi, ex-manager di Binance, il principale exchange di criptovalute.

L’azienda ha dovuto licenziare alcuni dipendenti: Bademosi ha spiegato che il fallimento di FTX ha “avuto un impatto su di noi, che tenevamo i nostri asset in FTX. Come azienda dobbiamo modificare i nostri piani, ripensare la nostra strategia… Purtroppo questo significa dire addio ad alcuni dei nostri Nesters di grande talento”.

IL CROLLO DELLE CRIPTOVALUTE E DELLA NAIRA NIGERIANA

Lucky Uwakwe, amministratore delegato dell’azienda tecnologica SaBi Groups e uno degli esponenti principali dell’industria africana delle criptovalute, ha detto a Quartz che le perdite causate dalla bancarotta di FTX sono state enormi. “Molti investitori in criptovalute hanno il cuore spezzato e sono arrabbiati” per le pratiche scorrette di FTX. “Alcuni hanno appena perso le loro intere fortune. Dato che la naira [la valuta nigeriana, ndr] continua a fluttuare, per i nigeriani che ritirano i loro soldi da altre piattaforme di criptovalute è una doppia perdita. Le conversioni rispetto al dollaro sono più basse”.

Stando a Uwakwe, la crisi di FTX ha avuto ripercussioni su sei piattaforme in Nigeria e su oltre quindici nel resto dell’Africa, soprattutto in Kenya, Sudafrica, Egitto, Uganda, Tanzania e Senegal.

IL PROBLEMA REGOLATORIO IN AFRICA

Quartz scrive che, mentre alcuni utenti nelle Bahamas e negli Stati Uniti hanno potuto ritirare i loro fondi in criptovalute prima che la situazione degenerasse, gli investitori africani potrebbero non riuscire a recuperare i loro soldi.

Uwakwe pensa che il continente debba dotarsi di una regolazione migliore in materia di criptovalute. “È ora che l’Africa promulghi leggi che rendano le aziende straniere responsabili delle loro azioni. Se l’Unione africana tarda a spingere per queste leggi, allora i blocchi regionali come la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), la Comunità dell’Africa orientale (EAC) e la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (SADC) dovrebbero fare da apripista per proteggere gli africani da futuri shock economici causati da attori stranieri”.

Molte banche centrali del continente (come quelle di Ghana, Kenya, Namibia, Nigeria, Sudafrica, Tanzania, Uganda e Zambia) hanno messo in guardia dai rischi del commercio di criptovalute, ma i loro cittadini hanno generalmente continuato a fidarsi delle piattaforme nella speranza di ottenere rendimenti alti. Solo l’Etiopia sembra stia regolamentando il settore con una certa serietà.

L’ENTUSIASMO DELL’AFRICA PER LE CRIPTOVALUTE

Benjamin Arunda, membro della Blockchain Association of Kenya, ha detto a Quartz che il collasso di FTX ha sì danneggiato la reputazione delle piattaforme centralizzate, ma non ha intaccato in maniera significativa l’entusiasmo per le criptovalute.

“L’industria crypto“, sostiene, “si è fatta dinamica, con molteplici aspetti come gli NFT e il metaverso che attraggono il pubblico giovane. Il crollo di FTX li renderà cauti nello scegliere la borsa in cui operare”. Pensa che le piattaforme dovrebbero implementare misure di trasparenza, mentre le autorità di regolazione dovrebbero sviluppare delle norme a tutela degli utenti.

IL PASSO INDIETRO SUI PAGAMENTI IN CRIPTOVALUTE

Alcune aziende africane che avevano iniziato ad accettare pagamenti in criptovalute hanno ora fatto dei passi indietro, sospendendo la possibilità, riporta Quartz.

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