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La disinformazione in lingua russa all’interno dell’Unione europea (analisi EDMO)

Un’analisi del network di organizzazioni di fact-checking di EDMO. Organizzazioni che hanno contribuito a questa analisi: PagellaPolitica/Facta, Delfi, Eesti Päevaleht, Proveri-AFP, Re:Baltica

La disinformazione sull’invasione russa dell’Ucraina si diffonde nell’Unione europea in diverse lingue: non solo in quelle dei vari Stati membri, ma anche in russo. Ci sono infatti alcuni Paesi Ue dove vivono grandi comunità russe o dove gran parte della popolazione comprende la lingua. 

I principali filoni di disinformazione in lingua russa sono molto simili a quelli diffusi nelle altre lingue europee. Ma, secondo un’indagine del network di organizzazioni di fact-checking di Edmo, ci sono anche alcune specificità.

La notizie false in lingua russa nell’Ue

Dal 24 febbraio, quando la Russia ha invaso l’Ucraina, un grande volume di disinformazione relativo alla guerra ha iniziato a circolare in tutta l’Ue, diffondendosi in diverse lingue e in diversi Paesi. A distanza di due mesi, il network di organizzazioni di fact-checking di Edmo ha isolato sette principali filoni di disinformazione trasmessi da notizie, immagini e video falsi.

È emerso che in alcuni Paesi la disinformazione circolava non solo nelle rispettive lingue nazionali, ma anche in russo. Questo ha spinto il network Edmo ad indagare sul tipo di disinformazione che circola tra le comunità di lingua russa, per capire se differisce o meno da quella diffusa nelle lingue europee in tutta l’Ue.

Per analizzare la disinformazione in lingua russa, è stata riposta l’attenzione sui tre Paesi baltici membri dell’Ue (Estonia, Lettonia e Lituania), dove vivono grandi comunità russe, e sulla Bulgaria, dove una parte rilevante della popolazione comprende il russo. Un ruolo centrale nella raccolta delle informazioni è stato svolto da quattro diverse organizzazioni di fact-checking attive nei Paesi – AFP in Bulgaria, Delfi in Lituania, Eesti Päevaleht in Estonia e Re:Baltica in Lettonia – e da una giornalista bulgara, Ruslana Margova del GATE Institute for Big Data presso l’Università di Sofia “St. Kliment Ohridski”, esperta di contrasto alla disinformazione. Ecco cosa è emerso.

Gli stessi temi…

Nei quattro Paesi monitorati sono stati rilevati contenuti falsi a sostegno di tutti i principali filoni della disinformazione isolati dal network Edmo, sia nelle rispettive lingue nazionali, sia in russo. Come era del resto prevedibile, l’unica parziale eccezione è la propaganda di guerra filo-ucraina, che non circola in lingua russa.

Questo allineamento tra la disinformazione in lingua russa e quella in altre lingue europee non sorprende, considerando che i principali argomenti della disinformazione a sostegno della Russia provengono direttamente dal governo, dai mass media e dall’apparato di propaganda russo. Ad esempio, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha parlato delle simpatie naziste in Ucraina e ha affermato che i massacri di Bucha erano una messa in scenai, mentre la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha scritto che la Russia non ha iniziato la guerra, ma l’ha finita, intervenendo per fermare un genocidio durato 8 anni nella regione del Donbass.

…e quelli diversi

La differenza più significativa tra la disinformazione diffusa nelle lingue dell’Ue e quella diffusa in lingua russa, secondo i rapporti delle diverse organizzazioni ed esperti di fact-checking che hanno contribuito a questa indagine, è che in quest’ultimo caso c’è una serie di notizie false che mirano specificamente ad esagerare il sostegno che la Russia riscuote all’estero.

A maggio 2022 i fact-checker di Re:Baltica hanno rilevato due esempi di notizie false in russo di questo genere. Il primo esagera il sostegno all’invasione dell’Ucraina nel mondo arabo e il secondo esagera il sostegno per le azioni di Mosca in tutto il mondo (ad esempio, vecchi video di proteste in Italia contro il green pass sono stati presentati come manifestazioni filo-russe). 

In Lituania, un vecchio video è stato utilizzato per diffondere la falsa notizia che gli ucraini a Odessa stavano manifestando a sostegno dell’invasione russa. Nel Paese è anche diventato virale anche un filmato in cui un giornalista tedesco che vive in Russia, già noto per diffondere disinformazione, affermava che la maggior parte degli ucraini sostenesse l’invasione. 

In Bulgaria, un post su Facebook affermava che c’era una bandiera bulgara nella Piazza Rossa di Mosca durante le celebrazioni del 9 maggio, commentando “Le parole non sono necessarie”. In realtà, è falso: è la bandiera dell’Ordine di Suvrov, un’onorificienza sovietica.

Elementi di interesse a livello nazionale 

Estonia: In Estonia, una quantità significativa di disinformazione in lingua russa proviene direttamente dalle dichiarazioni dell’ambasciata di Mosca che, ad esempio, ha diffuso notizie false circa il fatto che l’Ucraina abbia commesso un genocidio nel Donbass, o ospiti bio-laboratori segreti statunitensi o, ancora, sul massacro di Bucha.

Il filone della disinformazione che mira ad esagerare la portata della russofobia nell’Ue – rilevato in Europa a marzo, ma progressivamente diminuito nelle settimane successive – è stato segnalato come particolarmente rilevante in Estonia, dove diverse fonti russe hanno denunciato una persecuzione in corso, o addirittura un genocidio, contro la minoranza russa nel Paese. 

Anche il filone che prende di mira i rifugiati ucraini, sostenendo che siano violenti e sottraggano risorse alla popolazione locale, è particolarmente rilevante in Estonia. Martin Laine, giornalista e fact-checker di Eesti Päevaleht, ha spiegato che «già prima della guerra, l’Estonia aveva una comunità ucraina piuttosto numerosa. Gli stipendi estoni sono tra i più alti dell’Europa orientale e questo ha creato un flusso di lavoratori immigrati ucraini che vivono qui. Ciò significava anche che molti rifugiati ucraini potevano entrare in contatto con le loro famiglie in Estonia, rendendoci una destinazione più desiderabile per loro rispetto ad altri Stati baltici. L’aiuto dato dell’Estonia nell’accoglienza dei rifugiati è stato notevole. Per gli attivisti e la propaganda russi, questo è stato un buon terreno fertile per fare campagne di disinformazione e seminare discordia». 

Ma non è solo la propaganda russa a diffondere notizie false sui migranti. «Purtroppo, anche i partiti politici populisti di estrema destra hanno abboccato a queste narrazioni, che quindi non sono diffuse solo da attivisti filo-russi, ma anche a livello politico da politici populisti di lingua estone», afferma Laine. Questo allineamento tra i politici di estrema destra e la Russia non è nuovo e non si limita all’Estonia in Europa. I colleghi fact-checker di Demagog hanno ad esempio riferito che un fenomeno simile è in corso anche in Polonia.

Lettonia: In Lettonia i filoni più rilevanti della disinformazione in lingua russa sono quelli che sostengono la guerra sia giustificata, che ne esagerano le conseguenze economiche negative per i Paesi occidentali e che prendono di mira i rifugiati ucraini. I filoni di notizie false che veicolano il messaggio che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la popolazione abbiano simpatie naziste non sono invece molto diffusi. 

Evita Purina, giornalista e fact-checker di Re:Baltica, afferma che quello che attacca i rifugiati ucraini è stato «il principale filone della propaganda russa a marzo e all’inizio di aprile». «Una delle fonti principali sono i video di TikTok pubblicati da persone che vivono in Lettonia, Polonia, Moldova ecc», sostiene Purina. «I video anonimi di TikTok vengono poi condivisi dai media statali russi come prove. Ad esempio, l’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha pubblicato un articolo intitolato ‘I cittadini di diversi Paesi sono stati indignati dal comportamento dei rifugiati ucraini’, che a sua volta è stato ripubblicato da diversi altri media su diverse piattaforme». I rifugiati ucraini vengono attaccati anche con altri argomenti, ad esempio con notizie false che li accusano di non essere «veri rifugiati», o di essere «ricchi» e quindi di non avere davvero bisogno di aiuto. 

Per quanto riguarda l’esagerazione delle conseguenze economiche negative della guerra e delle sanzioni, una delle principali narrazioni – creata e diffusa dai canali russi e da canali lettoni in lingua russa – presenta la Lettonia come completamente dipendente dalla Russia (usando dati errati) e afferma quindi che sarebbe meglio che il Paese pensasse ad aiutare la propria popolazione piuttosto che ad aiutare l’Ucraina. 

Un ultimo elemento relativo alla Lettonia ed evidenziato da Purina è legato al fenomeno – già analizzato in precedenza – per cui diversi canali (gruppi, siti, pagine etc.) che fanno disinformazione sono passati dal diffondere notizie false sulla pandemia a diffondere notizie false sulla guerra in Ucraina. Questo è un fenomeno diffuso nell’Ue, ma in Lettonia il passaggio da pandemia a guerra in Ucraina come argomento di disinformazione ha fatto perdere follower ai canali sopra citati. Di conseguenza, il loro pubblico oggi «non è così grande come una volta durante la pandemia», spiega Purina. «I lettoni conoscono bene la Russia, quindi non è facile avvelenare le loro menti con propaganda di guerra e bugie. L’impatto della disinformazione sull’Ucraina è molto più limitato di quanto non lo fosse quella sul Covid. I principali divulgatori di disinformazione sull’Ucraina sono altri, come i media russi, blogger locali e persone russe con posizioni filo-Putin. La stragrande maggioranza della disinformazione è diffusa in russo».

Lituania: In Lituania il filone della disinformazione in lingua russa sui rifugiati ucraini è meno significativo che in Estonia e Lettonia. D’altra parte, le conseguenze negative della guerra e le sanzioni sull’economia appaiono come i temi principali e prendono in considerazione sia l’economia europea nel suo insieme che l’economia lituana in particolare. 

Un tratto distintivo della disinformazione in lingua russa sulla situazione economica in Lituania, messo in evidenza da Aiste Meidute, giornalista e fact-checker di Delfi, è il filone di notizie false diffusa dalle televisioni di Stato bielorusse, che crea un’intera narrazione sui lituani che acquistano beni in massa dalla Bielorussia e sul disperato bisogno della Lituania di importare merci dalla Bielorussia. Queste affermazioni sono infondate ed è stato stimato che l’impatto effettivo di un potenziale stop totale delle esportazioni di merci da Russia e Bielorussia verso la Lituania sarebbe minimo.

Bulgaria: In Bulgaria la disinformazione in lingua russa è un fenomeno abbastanza diffuso. «Dato che sia il bulgaro che il russo sono lingue slave, ed entrambi i Paesi hanno storicamente rapporti stretti, è molto più facile che la disinformazione russa raggiunga il pubblico bulgaro di quanto non accada nell’Europa occidentale», spiega Rossen Bossev, giornalista e fact-checker di Afp-Proveri (il bureau bulgaro dell’Afp). 

In generale, in Bulgaria tutti i filoni della disinformazione rilevati nelle lingue dell’Ue sono stati riscontrati anche nella disinformazione in lingua russa (con la consueta eccezione della propaganda di guerra filo-ucraina). «I bulgari possono essere informati tramite Telegram, Yandex e altri canali sugli eventi in Ucraina e Russia, in russo», afferma Ruslana Margova. «Nel frattempo, ci sono alcuni grandi giornali e media online bulgari che informano i bulgari delle posizioni ufficiali del Cremlino». 

Questa massiccia esposizione dell’opinione pubblica bulgara alla propaganda russa potrebbe essere uno dei motivi per cui un recente sondaggio Eurobarometro ha rilevato in Bulgaria i tassi di approvazione più bassi tra tutti i Paesi europei per l’invio di aiuti militari da parte dell’Ue all’Ucraina e il secondo tasso più alto (dietro Cipro) di persone che non sono d’accordo sul fatto che la guerra sia prima di tutto colpa della Russia. In una precedente indagine sulla disinformazione correlata al Covid-19, era già stato segnalato come la Bulgaria fosse uno dei Paesi dell’Ue dove il terreno è più fertile per la diffusione di notizie false.

In conclusione

Dall’inizio della guerra in Ucraina, la disinformazione e la propaganda filo-russa sono circolate in modo significativo nell’Ue. Finora le precedenti analisi dei fact-checker di Edmo si erano concentrate principalmente sulla disinformazione diffusa nelle lingue dei vari Stati membri, ma ora si indaga anche sulla disinformazione che circola in lingua russa, soprattutto nei Paesi baltici e in Bulgaria. 

In generale, le principali narrazioni di disinformazione in lingua russa sono le stesse rilevate nelle lingue dell’Ue, con poche differenze. Ciò non sorprende, considerando che la disinformazione fa spesso eco alle parole d’ordine del Cremlino. La differenza più rilevante è che in lingua russa c’è un filone di notizie false volte ad esagerare il sostegno all’estero per l’invasione di Mosca, un fenomeno che non è ancora stato rilevato come significativo nelle lingue dell’Ue. 

Articolo scritto per Edmo da Tommaso Canetta, Pagella Politica/Facta.news

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