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La gaffe di Bush e lo stringente confronto tra Iraq e Ucraina

Su Middle East Eye un commento di Jonathan Cook, cronista britannico che vive a Nazareth, sulla gaffe di George Bush, il quale, parlando dell’invasione russa dell’Ucraina, ha detto che un uomo ha preso la decisione di ordinare “un’invasione completamente ingiustificata e brutale in Iraq”… correggendosi troppo tardi per rimediare.

Così Cook: se Bush non avesse fatto tale gaffe “i media dell’establishment avrebbero continuato a ignorare tale confronto. E quanti avessero cercato di richiamarlo sarebbero stati ancora liquidati come teorici della cospirazione o come apologeti di Putin”.

“L’implicazione di ciò che ha detto Bush – anche per coloro che beffardamente liquidano l’accaduto come una gaffe freudiana – è che lui e il suo co-cospiratore, il primo ministro britannico Tony Blair, sono criminali di guerra per aver invaso e occupato l’Iraq e, come tali, dovrebbero essere processati all’Aia”.

“Tutto ciò che l’attuale amministrazione statunitense sta dicendo contro Putin, e tutte le punizioni inflitte alla Russia e ai cittadini russi, può essere capovolta e diretta agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna” (e ai loro cittadini).

“Gli Stati Uniti non dovrebbero essere soggetti a severe sanzioni economiche da parte del ‘mondo civile’ per quello che hanno fatto all’Iraq? I suoi sportivi non dovrebbero essere banditi dagli eventi internazionali? I suoi miliardari non dovrebbero essere braccati e privati ​​dei loro beni? E le opere dei suoi scrittori, artisti e compositori morti da tempo non dovrebbero essere evitate dalla società civile?”

“Eppure, i media dell’establishment occidentale non propongono nulla di quanto sopra. Non chiedono che Blair e Bush siano processati per crimini di guerra. Nel frattempo, fanno da cassa di risonanza ai leader occidentali, etichettando ciò che la Russia sta facendo in Ucraina come genocidio ed etichettando Putin come un pazzo malvagio”.

il fatto è che “i media occidentali sono a disagio nel prendere il discorso di Bush alla lettera, come lo era il pubblico che l’ascoltava. E per una buona ragione, perché sono anch’essi coinvolti nei crimini statunitensi e britannici in Iraq. Non hanno mai messo seriamente in discussione la ridicola giustificazione delle ‘armi di distruzione di massa’ per l’invasione. Non si sono mai chiesti se la campagna di bombardamenti ‘Shock and Awe’ su Baghdad fosse di natura genocida”.

“E, naturalmente, non hanno mai descritto né Bush né Blair come pazzi e megalomani e non li hanno mai accusati di aver condotto una guerra imperialista – o per il petrolio – invadendo l’Iraq. In effetti, entrambi continuano ad essere trattati dai media come statisti rispettati.

“Nel corso della presidenza Trump, i giornalisti di spicco hanno espresso nostalgia per i giorni di Bush, indifferenti al fatto che avesse usato la propria presidenza per lanciare una guerra di aggressione – il ‘supremo crimine internazionale’”.

“E Blair continua a essere ricercato dai media britannici e statunitensi per le sue opinioni sugli affari interni e internazionali. Viene persino ascoltato con deferenza quando esprime opinioni sull’Ucraina”.

“[…] Invadendo l’Iraq, Bush e Blair hanno creato un precedente secondo cui gli stati potenti potevano ridefinire il loro attacco a un altro stato come ‘preventivo’ – cioè come difensivo piuttosto che aggressivo – e quindi giustificare l’invasione militare in violazione delle leggi di guerra”.

“Bush e Blair affermarono in maniera menzognera sia che l’Iraq stese minacciando l’Occidente con le sue armi di distruzione di massa, sia che il suo leader laico, Saddam Hussein, avesse coltivato legami con gli islamisti di al-Qaeda che hanno condotto gli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. Pretesti che spaziavano dall’essere del tutto infondati al decisamente assurdi”.

“Putin ha sostenuto – in modo in realtà più plausibile – che la Russia è stata costretta intraprendere un’azione preventiva contro gli sforzi segreti della Nato che, sotto la guida dagli Stati Uniti, intendeva espandere la sua sfera di influenza militare fino ai confini della Russia. La Russia temeva che, senza controllo, gli Stati Uniti e la NATO si stessero preparando ad assorbire l’Ucraina” nella Nato (Donbass compreso).

“Anche se le preoccupazioni della Russia fossero state infondate, Mosca aveva chiaramente un maggiore interesse strategico per quello che la vicina Ucraina stava realizzando ai propri confini di quanto Washington ne abbia mai avuto in Iraq, Paese a molte migliaia di chilometri di distanza” dagli essa.

Ora “Putin passerà alla storia come un macellaio”, scrivono i media occidentali. “Ma Bush o Blair sono passati alla storia come macellai? Non è stato affatto così. E il motivo è che i media occidentali sono stati complici nel riabilitare le loro immagini, presentandoli come statisti che ‘hanno sbagliato’ – implicitamente affermando che le persone buone sbagliano quando non tengono conto di quanto sia radicato il male di tutti gli altri nel mondo”.

Così Putin viene presentato come “un macellaio” mentre Bush e Blair sono, al massimo, “un paio di sfigati. Questa falsa distinzione significa che i leader occidentali e l’opinione pubblica occidentale continuano a sottrarsi alla responsabilità per i crimini occidentali in Iraq e altrove”.

Così conclude Cook: “Se prendessimo sul serio le implicazioni delle parole di Bush, piuttosto che trattarle come una “gaffe” e considerare l’invasione dell’Iraq come un ‘errore’, potremmo essere in grado di parlare con autorità morale invece di ostentare – ancora una volta – la nostra ipocrisia”.

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