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La guerra Russia-Ucraina vista da Chomsky

“Perché l’Ucraina” di Noam Chomsky letto da Tullio Fazzolari

È assolutamente una novità che il libro di un prestigioso autore straniero venga pubblicato in Italia prima ancora che nel paese d’origine. E succede adesso con “Perché l’Ucraina” di Noam Chomsky (144 pagine, 12 euro) che esce in anteprima mondiale per i tipi di Ponte alle Grazie. Se mai c’è stato un precedente analogo si è perso nella notte dei tempi e non è stato possibile trovarlo. E comunque l’anteprima va considerata come un segnale positivo del dinamismo dell’industria culturale italiana grazie anche alla rapidità con cui il libro è stato tradotto da Valentina Nicolì e Vincenzo Ostuni.

Noam Chomsky, linguista e filosofo di fama internazionale, interviene tempestivamente sull’aggressione russa all’Ucraina analizzandone le ragioni. E, nonostante la rispettabile età di 93 anni compiuti, lo fa  ovviamente alla sua maniera con la consueta lucidità e capacità di giudizio. La premessa è che una guerra non ha una giustificazione. Quindi l’invasione ordinata da Putin è in ogni caso un grave crimine di guerra e non esistono attenuanti di nessun genere di fronte ai massari di civili. Ma i conflitti non scoppiano quasi mai per caso. C’è sempre una spiegazione. Ignorarla o fingere di non capirla significa non comprendere errori commessi e, soprattutto, correre il rischio che si verifichino altre guerre.

“Perché l’Ucraina” è ovviamente il punto di vista di Chomsky che lo espone attraverso sette interviste rilasciate a C.J. Polychroniou e Valentina Nicolì. Ma i suoi giudizi sono ben argomentati citando documenti riservati e facendo una ricostruzione storicamente ineccepibile dei rapporti internazionali  in particolare quelli dell’ultimo trentennio. Non sfuggono a Chomsky fatti che altri analisti e commentatori hanno maldestramente rimosso dalla memoria. Nessuno ricorda, per esempio, che l’adesione dell’Ucraina alla Nato venne già proposta dal presidente americano George W. Bush. Dunque ben prima dell’annessione della Crimea e dello scoppio della guerra in Donbass. E forse in quel momento la Russia non sarebbe stata in grado di opporsi. Ma la proposta venne bocciata da Francia e Germania.

Da allora la Russia è diventata il regno di Putin. Ed è ben diversa da come l’avrebbe voluta Gorbacev il cui sogno, come ricorda Chomsky, era quello di una grande “casa comune europea”.  Ma era appunto un sogno che nemmeno Gorbacev sarebbe mai riuscito a realizzare perché andava contro interessi consolidati.  Putin ha sempre coltivato le velleità di superpotenza mondiale che aveva l’Unione Sovietica. E come contraltare l’Occidente è rimasto inchiodato alle logiche del patto atlantico e, di fatto, all’egemonia americana con tutti i suoi meriti ma anche con tutte le sue contraddizioni. E su questo scenario incombe in prospettiva l’ombra della Cina i cui progetti di espansione non sono un mistero.

Sarebbe il caso di spegnere l’incendio prima che si allarghi. E Chomsky individua una soluzione al conflitto nello stabilizzare la neutralità (e quindi anche l’indipendenza) dell’Ucraina un po’ come fatto in passato con l’Austria. Putin dovrebbe rinunciare finalmente alle sue pretese. E gli Stati Uniti dovrebbero esprimersi più decisamente per una soluzione diplomatica sedendosi al tavolo dei negoziati. Tutto questo purtroppo per ora sta solo nelle parole di buon senso di Noam Chomsky.

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