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La viceministra ucraina: «Noi il muro che protegge l’Europa da Putin. Azovstal un simbolo di resistenza»

Emine Dzhaparova, primo viceministro degli Esteri dell’Ucraina, dice oggi in un’intervista a La Repubblica che Kiev sta difendendo l’Europa da Putin e chiede a Bruxelles un’entrata rapida. «Nel 2014 non eravamo pronti, ma poi abbiamo costruito un nuovo esercito. E Zelensky ha resistito: gli hanno offerto asilo all’estero, ha risposto “non mi serve un taxi, ma aiuti”. È stato decisivo, ed eravamo attaccati dalla seconda potenza mondiale… È una questione di dignità: non vogliamo vivere come schiavi. A Snake Island i nostri soldati hanno risposto fuck off ai russi, oggi il nostro esercito ripete quel fuck off», dice nel colloquio con Brunella Giovara.


Riguardo la resa dei soldati dell’Azovstal, Dzhaparova sostiene che «Zelensky gli ha ordinato di uscire e di proteggere la loro vita. E la guerra è fatta di tante battaglie. Cinque giorni fa Sandra, sorella di uno dei comandanti di Azov, mi ha detto: “Sono pronti a resistere”. Ma erano circondati, erano ostaggi. Azovstal è un simbolo di resistenza dello spirito. Non sono usciti con le mani alzate. Una vittoria, quindi». La strategia di Putin è chiara: «Prendere più territorio possibile. Dice che tutto sta andando come previsto, ma il progetto di vincere in pochi giorni è fallito». Per questo gli ucraini vogliono le armi per il contrattacco.


Infine, la previsione: «Putin non minaccia solo noi, ma tutta Europa, e soprattutto Moldavia, Georgia e Paesi baltici. L’Europa deve unirsi a noi contro un nemico comune che al momento sta sul nostro territorio. Nel 2014 Putin ha visto che i politici continuavano a trattare con lui, e le sanzioni erano ridicole. Così gli hanno aperto le porte verso altri crimini, e noi stiamo pagando il prezzo più alto. Venerdì a Torino ho visto la gente seduta nei bar… eravamo così anche noi, poi tutto è cambiato. Noi siamo il muro che protegge l’Europa, vogliamo che l’Europa dia valore a questo. Se vincerà lui, tutto cambierà in un attimo».

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