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L’accordo del grano prova a partire, apre in Turchia il centro Onu per i corridoi. Kiev esulta: «I porti tornano a lavorare»

Sarebbe ripartita l’attività «dei porti ucraini di Odessa, Chornomorsk e Pivdenny», che «hanno ripreso a lavorare, come parte della firma di un accordo sullo sblocco dei porti ucraini per le esportazioni di grano». A riferirlo su Telegram è la Marina di Kiev che confermerebbe il riavvio delle esportazioni di grano ucraino finora bloccato dallo scorso 24 febbraio, giorno dell’invasione russa. L’uscita e l’entrata delle navi nei porti marittimi «avverrà attraverso la formazione di un convoglio che accompagnerà la nave capofila. Ma questo sarà preceduto dall’arduo lavoro degli idrografi per determinare le rotte sicure», si legge nelle direttive diffuse dalla Marina ucraina.


L’accordo comincia a tradursi in operazioni concrete

Dopo l’accordo firmato in Turchia in forma separata tra Kiev e Mosca, il patto mediato da Erdogan e dall’Onu muove i primi passi concreti, con l’apertura di un centro di coordinamento sui corridoi sicuri sul Mar Nero, attraverso cui sarà garantita l’esportazione del frumento ucraino. Il centro avrà sede nel campus dell’Università della Difesa nazionale turca. Le operazione dovrebbero partire in tempi brevi, in base ai dettagli che saranno stabiliti dal vertice di oggi tra quattro delegati russi, tre ucraini e tre delle Nazioni Unite proprio a Istanbul.


La partenza della prima nave

Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa turco Hulusi Akar, sarebbe attualmente in corso la preparazione per la partenza della prima nave trasportante grano dall’Ucraina. Nel messaggio, pronunciato oggi a Istanbul durante la cerimonia d’inaugurazione del centro di coordinazione sui corridoi nel Mar Nero per l’esportazione di cereali, il ministro non avrebbe fornito dettagli sulla data prevista per la partenza. L’obiettivo dell’iniziativa è «che venga esportato grano in modo sicuro dai porti di Odessa, Chornomorsk e Yuzhny» avrebbe aggiunto Akar, sottolineando che «delegazioni di Ucraina, Russia, Turchia e Onu, composte da cinque persone, saranno rappresentanti del centro di coordinazione». E ha concluso augurandosi «che il centro possa contribuire alla pace. Tutte le crisi possono essere fermate con il dialogo».

Le minacce russe

Sull’accordo del grano pesa comunque la linea dura del Cremlino, da cui sono partite ripetute minacce di sospendere le esportazioni nel caso in cui non venissero accolte le richieste avanzate dal governo russo. L’ultima appena oggi è arrivata dal viceministro della Difesa russo, che ha ribadito come Mosca si aspetti che vengano meno le restrizioni sulle esportazioni agricole russe, così da permettere che l’accordo sul grano non venga interrotto.

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