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L'agenda estera di Meloni

I primi appuntamenti all’estero del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la partita dei viceministri e sottosegretari. La nota di Paola Sacchi

Conversazioni telefoniche con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un’ agenda fitta di vertici internazionali, che verrà inaugurata il 3 novembre dall’incontro con i vertici Ue. Giorgia Meloni, intanto, è al lavoro sulle emergenze interne. Lo ricorda sui social nella serata di ieri, al termine di una giornata in cui ha tenuto banco il dibattito su “il” invece che “la” premier. Meloni fa ribadire di voler esser chiamata “il presidente del Consiglio”. Poi però taglia corto per stoppare la discussione che rischia di mettere in ombra la sostanza del suo intenso lavoro. Scrive il premier sui social: “Leggo che il principale tema di discussione di oggi (ieri, ndr) sarebbe su circolari burocratiche interne, più o meno sbagliate, attorno al grande tema di come definire la prima donna Presidente del Consiglio. Fate pure”. Ricorda: “Io mi sto occupando di bollette, tasse, lavoro, certezza della pena, manovra di bilancio. Per come la vedo io, potete chiamarmi come credete, anche Giorgia”.

Con Sholz, Meloni, “dopo i passi avanti fatti a livello europeo”, ha anche “ribadito l’urgenza di arrivare, quanto prima, a misure concrete per ridurre i prezzi dell’energia”; con Zelensky “ha rinnovato il pieno sostegno del governo italiano a Kiev nel quadro delle alleanze internazionali sul fronte politico, militare, economico, umanitario e per la futura ricostruzione”. Il premier ha confermato l’impegno dell’Italia “per ogni sforzo diplomatico utile alla cessazione dell’aggressione della Federazione Russa ai danni dell’Ucraina”. Meloni ha poi auspicato “il rinnovo dell’intesa sull’esportazione del grano dai porti ucraini, accordo fondamentale per scongiurare una possibile crisi alimentare”.

Intanto, si prepara a incontrare il 3 novembre a Bruxelles i vertici delle istituzioni europee: i presidenti della Commissione Ue, del Consiglio e del Parlamento europeo: Ursula von der Leyen, Charles Michel, Roberta Metsola. Il 7 e l’ 8 novembre poi sarà al vertice dei Capi di Stato e di Governo COP27 a Sharm El-Sheikh. E il 15 e 16 G20 a Bali, dove si incontrerà con Joe Biden dopo il colloquio telefonico.

Un vortice di impegni italiani e internazionali, ma nel frattempo Meloni è anche impegnata con i partner, Lega e Forza Italia, per perfezionare la “quadra” nella composizione della squadra di viceministri e sottosegretari. La partita, importante per assicurare ulteriore compattezza e stabilità al governo e dentro gli stessi partiti della maggioranza, FI in particolare, è alle battute finali.

Silvio Berlusconi avrebbe spuntato non più due, ma ben tre viceministri: Francesco Paolo Sisto alla Giustizia, Valentino Valentini al Mise e Paolo Barelli al Viminale. Il Cav avrebbe chiesto 9 caselle, una in più rispetto alle 8 iniziali, per poi ‘tornare’ a 8 ma con un “vice” in più. Sono suoi fedelissimi, come Valentini, già consigliere per la politica estera a Palazzo Chigi, dai tempi dell’accordo di Pratica di Mare, l’avvocato penalista Sisto, nelle file azzurre dalla prima ora. Barelli, vicino al neo-ministro degli Esteri e coordinatore di FI Antonio Tajani, dovrebbe essere compensato, invece, con il ruolo di “vice” al Viminale dopo aver ceduto il passo al quarantenne Alessandro Cattaneo alla guida dei deputati. Si ristabilirebbero così gli equilibri azzurri tra area dei “governisti” e quella di più stretta emanazione di Arcore che fa capo a Licia Ronzulli, capogruppo al Senato. Alberto Barachini in pole per l’Editoria, Matteo Perego è dato alla Difesa. Nella rosa l’ex governatore sardo, Ugo Cappellacci, molto vicino al Cav. Spazio al Sud con Giuseppe Mangialavori, calabrese, Matilde Siracusano, siciliana, impegnata particolarmente sul fronte giustizia, così come il pugliese Sisto che dovrebbe andare in Via Arenula con il ministro Carlo Nordio.

Per la Lega, che dovrebbe avere due posti in più rispetto a FI, si va da Vannia Gava candidata all’Ambiente e sicurezza energetica, come viceministro, alla squadra salviniana nei dicasteri economici. Claudio Durigon probabile sottosegretario al Lavoro; Federico Freni all’Economia, sarebbe una riconferma dopo l’esperienza con Draghi; Edoardo Rixi vice dello stesso Salvini alle Infrastrutture, Lucia Borgonzoni sottosegretario alla Cultura e Andrea Ostellari alla Giustizia.

Con il ministro Nello Musumeci al ministero per il Sud e le politiche del mare potrebbe trovare posto Giuseppina Castiello. Nella squadra di governo anche Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega, teorico della flat tax. Per il resto, la squadra di viceministri e sottosegretari è di FdI. A cominciare dagli uomini chiave come Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, cui potrebbe andare la delega ai Servizi. Mentre Giovanbattista Fazzolari è in pole come sottosegretario a Chigi per l’Attuazione del programma.

Rappresentanza, infine, per le formazioni centriste, alle prese con diatribe interne per la scelta, raggruppate in “Noi moderati” di Maurizio Lupi.

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