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Lollobrigida si schiera contro il vino dealcolizzato. «Altrimenti è succo d

Il neo ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare ha ribadito anche la sua volontà di difendere la qualità, la tipicità e la tipologia di alcune produzioni italiane e il loro nome in Europa

Il neo ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare ha ribadito anche la sua volontà di difendere la qualità, la tipicità e la tipologia di alcune produzioni italiane e il loro nome in Europa

Il neo ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare nel governo Meloni, Francesco Lollobrigida, dopo aver dichiarato battaglia alla carne artificiale, ora si schiera contro il vino dealcolizzato. In occasione della terza giornata di Eima International a BolognaFiere, infatti, ha dichiarato: «Ora, se il vino è fatto con l’alcol, lo chiami vino. Se vuoi fare il succo d’uva, il mosto e lo vuoi distribuire a tutti, lo chiami semplicemente in un altro modo. Questo è un invito difendere anche la tipicità e la tipologia di alcune produzioni e il loro nome. Andremo in Europa come è normale, a ragionare insieme per difendere la qualità».

Francesco Lollobrigida

Se il vino è fatto con l’alcol, lo chiami vino

Il ministro Lollobrigida, infatti, fin dai primi giorni del suo mandato aveva messo in chiaro la sua intenzione di difendere la sovranità alimentare e il diritto degli italiani a mangiare bene. E con questo si era anche da subito schierato contro il cibo artificiale. In occasione della terza giornata di Eima International a BolognaFiere, è intervenuto sul tema del vino dealcolizzato, dichiarando: «Io non contesto che uno non beva alcol, anzi, è una scelta legittima, per chi pensa che sia davvero dannoso, come alcuni tentano di certificare rispetto a un prodotto che da tremila anni viene utilizzato da tutti e devo dire sono tutte persone di sana e robusta costituzione». E ha poi aggiunto: «Ora, se il vino è fatto con l’alcol, lo chiami vino. Se vuoi fare il succo d’uva, il mosto e lo vuoi distribuire a tutti, lo chiami semplicemente in un altro modo. Questo è un invito difendere anche la tipicità e la tipologia di alcune produzioni e il loro nome. Andremo in Europa come è normale, a ragionare insieme per difendere la qualità».

L’obiettivo della sovranità alimentare

Il ministro è poi tornato a parlare anche del senso del termine sovranità alimentare, che dà anche il nome al ministero e su cu si era aperto un ampio dibattito, sottolineando che: «non è autarchia, ma il contrario. Ci sono settori strategici in cui siamo al 70% di esportazioni, è questo il risultato a cui tendiamo, che è il contrario dell’autarchia che significa fare tutto i casa. Figuriamoci, è follia. La sovranità è difendere i propri marchi le proprie produzioni da aggressioni non normali, cioè quelle che possono danneggiare».

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