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Migranti, la Francia minaccia l'Italia: «Nessun ricollocamento se non accoglierete le Ong» – Secolo d'Italia


25 Nov 2022 18:45 – di Francesca De Ambra

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Sui migranti torna a salire la tensione tra Francia e Italia. Lo scenario, questa volta, è il Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno Ue in corso a Bruxelles. «Se l’Italia non accoglie le imbarcazioni, non accetta il diritto del mare, e il principio del porto più vicino sicuro, non c’è alcuna ragione per cui i Paesi che si sono impegnati a fare i ricollocamenti dei migranti, come Francia e Germania, li facciano poi effettivamente». Parole scandite alla stampa dal francese Gerald Darmanin al suo arrivo nella capitale belga. Ma soprattutto parole che tradiscono ancora una volontà di scontro che l’Italia riteneva ormai superata, anche dopo la telefonata tra Mattarella e Macron.

Così il ministro Darmanin a Bruxelles

Evidentemente, non è così: Parigi ancora mastica amaro per aver dovuto per la prima volta accogliere nel porto di Tolone una nave Ong, la norvegese Ocean Viking, con a bordo 230 migranti. La tesi francese è semplice: il nostro è un Paese disposto ad accogliere attraverso il ricollocamento. Ma se dobbiamo accogliere anche le navi, tale obbligo viene meno. Darmanin dice di attendersi dall’Italia un’assicurazione in tal senso. E, soprattutto, che «tutti rispettino la Dichiarazione di solidarietà firmata da oltre 20 Stati membri nel giugno scorso». Fin quando questo non avverrà, ha concluso, «noi evidentemente non riprenderemo a fare i ricollocamenti».

Sui migranti ancora tensioni tra Parigi e Roma

La minaccia francese, tuttavia, non preoccupa più di tanto. Perché nel peggiore dei casi lascia le cose come sono già ora. Lo conferma il fatto che dei 3500 migranti che l’Italia avrebbe dovuto ricollocare in Francia quelli che hanno veramente varcato il confine si contano sulle dita di una sola mano. Come a dire che la prima a non rispettare gli impegni previsti dalla Dichiarazione di solidarietà è proprio la Francia. È di tutta evidenza, quindi che la posizione di Darmanin è dettata unicamente da ragioni politiche. E così la tensione ad impennarsi. Lo conferma anche la circostanza che non è previsto alcun bilaterale a Bruxelles tra il ministro Matteo Piantedosi e il suo omologo d’Oltralpe.

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