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Nella Bergamasca saltano le feste della Lega: da 30 a 10. A rischio la storica Berghèm Fest: “Troppi costi, dobbiamo ripensare il format”

1 settembre 2019, Alzano Lombardo. Ha una polo blu col tricolore e la scritta “polizia locale” sul petto e sulla schiena, in grande. Va verso il palco e già scatta l’ovazione. Minuti e minuti di applausi. Lui si commuove. Ci sono anche i “buu” per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lui, ufficialmente, è ancora vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno del governo Conte I. Ma lo sarà per altri quattro giorni: la crisi del Papeete si è già consumata.

Quel giorno alla Berghèm Fest, la storica festa della Lega ad Alzano Lombardo, ci si aspettava contestazioni e fischi. La verità è che Matteo Salvini fu acclamato dalla “base” per la scelta di aver fatto cadere l’esecutivo. “Torneremo a governare il Paese”, promise. Il raduno del Carroccio, secondo solo a Pontida, portò sul palco tre ministri, due sottosegretari, due presidenti di Regione, ma anche Mariastella Gelmini di Forza Italia e Luigi Marattin, allora ancora nel Partito democratico. Da quel settembre il mondo è stato stravolto: prima la pandemia da Covid, poi la guerra in Ucraina. In mezzo, altri due governi: il Conte II e quello attuale, guidato da Mario Draghi e con la Lega di nuovo forza di maggioranza. Il 2022 sarebbe dovuto essere l’anno del ritorno alla normalità, eppure la Berghèm Fest è a rischio. E con essa decine di feste del Carroccio, che ogni stagione venivano organizzate in tutta la Bergamasca.

Il motivo è presto detto: mettere in piedi i raduni è diventato sempre più costoso per un partito che deve stare attento a come spende i centesimi. “C’è difficoltà”, ammette la senatrice Simona Pergreffi, per dieci anni sindaca di Azzano San Paolo, “però la macchina organizzativa si è messa in moto e le feste ci sono. Certo, non ci sono i numeri di prima, ma la ripresa, dopo il Covid, è complicata, specialmente per le norme”. Già, i numeri. Rispetto ai 30 raduni pre-pandemia, quest’anno ce ne sono in programma dieci. Pontida, che si terrà il 17 e il 18 di settembre, non è discussione. Discorso diverso per la Berghèm Fest: “Bisogna cambiare il format”, spiega Cristian Invernizzi, deputato e commissario provinciale, “per tendoni e affitto della cucina le spese non sono più sostenibili. Per questo stiamo cercando un’alternativa. Oggi dovremmo impiegare, mettiamo, 20mila euro, ma chi ci dice che i prezzi da qui a settembre non triplicheranno? Bisogna stare attenti al caro energia, per esempio”.

Ma accanto ai costi c’è un’altra ragione, più profonda: “La Procura della Repubblica di Genova ha coinvolto anche le casse della provincia di Bergamo”, dice Invernizzi, “e ci ha spazzato via i conti“. Quindi la Berghèm Fest salta, insieme agli altri appuntamenti? “Magari non la faremo di due settimane, ma stiamo facendo il possibile per organizzarla”.

Twitter: @albmarzocchi
Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it

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