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Non solo mele: la viticoltura eroica della Val di Non

A Revò un convegno su cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale e vitigni resistenti. A seguire, degustazione di vini di dieci cantine locali

A Revò un convegno su cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale e vitigni resistenti. A seguire, degustazione di vini di dieci cantine locali

Non solo mele. Nel regno di Melinda c’è spazio anche per il vino, in particolare per un vino eroico, di antica origine retica: il Groppello così chiamato poichè ricorda la forma del grappolo, aggrovigliato come un nodo, “grop” in dialetto trentino. Vitigno autoctono, coltivato sulle sponde terrazzate del lago di Santa Giustina (Revò, Romallo, Cagnò) da tempo immemorabile (come è documentato da alcuni bandi vendemmiali del 1389) sembrava destinato all’estinzione quando a fine Ottocento il flagello della fillossera decimò la quasi totalità dei vigneti della Terza Sponda della Val di Non.

Fu un colpo durissimo per la valle, in particolare per Revò, dove in epoca imperiale era stata fondata una delle prime cantine sociali del Trentino, cantina cooperativa che all’epoca lavorava oltre 50 mila ettolitri di uve, in gran parte conferite alla Corte di Vienna. La fillossera – dicevamo – e i due conflitti mondiali misero al tappeto la viticoltura della val di Non che fu quasi totalmente abbandonata e poi sostituita dalla coltivazione delle mele.

Non solo mele: la viticoltura eroica della Val di Non

La mitica figura di Zeremia 

A strappare a morte certa il Groppello fu negli anni Settanta del secolo scorso un viticoltore eroico, Augusto Zadra, il mitico Zeremia, che sotto l’abitato di Revò salvò alcune vigne, vecchie di 120 anni, sopravvissute al flagello della fillossera. Ne ricavò poche bottiglie che uscirono sul mercato con una bellisima etichetta disegnata da Pietro Verdini che riproduceva la facciata di Casa Campia. 

Colore rosso rubino intenso, bouquet che ricorda i frutti di bosco e le erbe selvatiche, in bocca il Groppello ha un sapore deciso, leggermente tannico e pepato con un finale lunghissimo che conserva nel tempo la sua storica impronta. Oggi il nume tutelare del Groppello è il figlio Lorenzo che a Revò ha coronato il sogno del padre realizzando una nuova cantina con barricaia e sala degustazione. Oltre al Groppello tradizionale Lorenzo Zadra ha riscopertro il Maor, antico vitigno a bacca bianca presente fin dal Cinquecento in Val di Non sulla sponda sinistra del Noce e all’imbocco della Val di Sole ribattezzato Groppello Bianco. Fresco, sapido, dotato di spiccata acidità, si presta anche ad essere spumantizzato.

Augusto Zadra Non solo mele: la viticoltura eroica della Val di Non

Augusto Zadra

Il boom del Piwi anche in Trentino 

La Cantina “El Zeremia” produce anche lo Johanniter (nella duplice versione ferma e spumante), varietà che appartiene alla famiglia dei cosiddetti Piwi, acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che significa “vitigni resistenti alle malattie fungine” (oidio, peronospera, botrite, mal dell’esca). Tra i vitigni resistenti coltivati in Trentino ricordiamo, oltre allo Johanniter, il Solaris, il Bronner, il Muscaris, il Souvignier Gris, il Regent, l’Aromera, il Sevar, vitigni che permettono di eliminare del tutto o quasi i trattamenti anticrittogamici rispettando così l’ambiente circostante.

Algida Dolce Vita

Una pattuglia di giovani e coraggiosi vignaioli 

Se Augusto Zadra è stato il pioniere, colui che ha salvato il Groppello dall’estinzione, ad altri piccoli vignaioli della valle va il merito di aver creduto al rilancio di questo antico vitigno autoctono trentino, il quarto per importanza dopo Teroldego, Marzemino e Nosiola. Ci riferiamo, in particolare, a Marco Fellin che nei vigneti terrazzati di Maso Sperdossi produce un Gropello ancestrale, oltre ad un Müller Thurgau e ad un Traminer. Ci riferiamo a Davide Busetti e Luca Paternoster della Cantina Fixum che sulle sponde del lago di Santa Giustina producono, oltre al Groppello, il Rebo (incrocio Merlot-Teroldego), il Groppello Bianco Maor e il Pinot Regina. Ed ancora: Pietro e Silvia Pancheri (Azienda LasteRosse di Romallo) che nella tenuta in prossimità del canyon del Parco fluviale Novella propongono un Groppello di facile beva, uno spumante Extra Brut metodo classico da uve Groppello (sapido e ammandorlato), un elegante Pinot Nero e un suadente Traminer. Affascinante anche il progetto di Michele Zucal e Maria Rita Calliari dell’azienda agricola VenticinqueDieci di Romeno che a mille metri di quota (980 metri per la precisione) producono un Solaris piacevolissimo: fresco, sapido, beverino.

E sempre in Alta Valle di Non tra i cultori dei vitigni Piwi troviamo il giovane winemaker Nicola Biasi che a Coredo produce il “Vin de la Neu”, uno Johanniter premiatissimo dalle più prestigiose guide nazionali e Werner Morandell (Maso Lieselehof di Caldaro), uno dei padri in regione della filosofia Piwi, che al passo della Mendola (1300 metri) produce un Solaris ricco di profumi erbacei e floreali, di straordinaria freschezza e mineralità.

Pietro Pancheri  Non solo mele: la viticoltura eroica della Val di Non

Pietro Pancheri

Molte etichette protagoniste a Casa Campia 

Per promuovere la viticoltura della Val di Non sabato 30 luglio a Casa Campia (Revò) è stata organizzata una rassegna dal titolo emblematico: “Viticoltura eroica della Val di Non: il Groppello e i suoi… fratelli”. Un evento voluto dal Comune di Novella, ideato e curato da Trentino Alto Adige Wine. La degustazione sarà preceduta alle ore 17 da un convegno. Interverranno il dottor Maurizio Bottura della Fondazione Mach che parlerà di viticoltura di montagna e cambiamenti climatici, mentre l’enologo Nicola Biasi affronterà il tema della sostenibilità ambientale e dei vitigni resistenti alle malattie fungine.

Oltre ai vini delle cantine “El Zeremia”, Maso Lieselehof, Maso Sperdossi, Fixum, Venticinquedieci, Vin de la Neu, saranno in degustazione i Vini del Canyon (Groppello, Incrocio Manzoni e Rebo), i Vini artigianali dell’Agritur Sandro di Sporminore (il Tinto Bianco, il Tinto Rosso e lo spumante metodo classico Alvast) e i gioielli di Giulio De Vescovi Ulzbach (Mezzocorona): il Sauvignon Blanc e il Kino Nero, un blend di Teroldego, Merlot e Groppello di Revò che conferisce al vino una piacevole “nuance” di pepe nero.

Valorizzare la viticoltura eroica

La rassegna di Revò nasce con l’intento di valorizzare ed accrescere la cultura per la viticoltura eroica fatta di sacrifici, passione, amore per il territorio. Una viticoltura molto diffusa – come dicevamo – nei primi anni del Novecento (basti pensare che la Cantina Sociale di Revò fu costituita, tra le prime del Trentino, nel 1893), ma che progressivamente ha lasciato il posto alla coltivazione della mela, senza peraltro mai scomparire grazie alla tenacia di alcuni coraggiosi e irriducibili vignaioli che hanno strappato a morte certa quello che era ed è considerato il re indiscusso della viticoltura nonesa: il Groppello di Revò.

Non solo Groppello 

Oltre al Groppello oggi in Val di Non cominciano a trovare spazio altre varietà: il Pinot Nero, il Rebo, il Müller Thurgau, l’Incrocio Manzoni, il Sauvignon, il Traminer, il Solaris, lo Johanniter. Varietà che in Valle, anche per i problemi legati al “climate change”, hanno trovato le condizioni pedoclimatiche ideali per una viticoltura di qualità, sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Obiettivo della prima edizione di questa rassegna è quello di dare il più ampio spazio ai vignaioli della Valle, persone autentiche e agricoltori tenaci, con l’auspicio di allargare nel tempo una manifestazione dedicata al vino eroico con la partecipazione di realtà non solo della Val di Non.

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