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Nubi nere si addensano sulla Casa di Riposo Città di Asti: entro il 31 agosto si decide il destino della struttura

Oscilla sempre più pericolosamente la spada di Damocle sul futuro della Casa di Riposo Città di Asti, in gara ormai da mesi in una corsa contro il tempo per evitare la chiusura.

“Agosto sarà il mese decisivo per la casa di riposo Città di Asti: il 31 del mese sapremo se ci sarà un futuro per la struttura” questo è l’esito dell’attesissimo incontro tenutosi questa mattina tra il sindaco della città di Asti Maurizio Rasero, il commissario straordinario Mario Pasino e i rappresentanti delle parti sociali. Per i sindacati infatti c’erano Luca Quagliotti, segretario generale della Cgil di Asti, Stefano Calella, segretario della Cisl di Asti ed Alessandria e Armando Dagna, segretario generale della Uil di Asti e Cuneo.

La situazione della più grande struttura del Piemonte è estremamente complessa: l’Ipab è sommersa dai debiti, circa 8 milioni pregressi, e afflitta anche da una cronica mancanza di standard indispensabili per una struttura residenziale. Servono interventi per il coefficentamento energetico, e la riqualificazione di molte aree che sono ormai fatiscenti. Per fare tutto questo serve denaro, molto denaro, con conti che sfiorano i 20 – 25 milioni di Euro.

La situazione a livello di gestione della struttura non è meno preoccupante: attualmente risiedono circa 150 ospiti, a fronte degli oltre 300 autorizzati che erano lo standard pre –  pandemia, e il personale si è ridotto a poco più di 100 dipendenti, quasi dimezzato rispetto al regime ordinario. Una popolazione esigua che con le proprie rette (nonostante siano state aumentate nei mesi scorsi) non riesce a far fronte ai costi della struttura. Che complice anche l’attuale situazione economica, sono lievitati.

“Sulla Casa di Riposo Città di Asti si è abbattuta la tempesta perfetta – spiega Rasero – il Covid ha messo in crisi la struttura, che già necessitava di interventi radicali di miglioramento, inoltre l’ultima bolletta del gas ha sfiorato i 130 mila euro. Gli aumenti dei costi energetici sono stati la mazzata finale sui problemi della struttura”.

Il comune dal canto suo, promette di farsi carico della sua parte, come un vecchio contenzioso riguardo  TARI: “Ovviamente non chiederemo un euro alla struttura – continua il primo cittadino – così come cercheremo di fare la nostra parte per venire incontro alle spese correnti. Ovviamente queste azioni da sole non bastano per poter assicurare un futuro alla struttura, senza un piano di investimenti da parte dei privati”. 

L’Amministrazione aveva già in programma un consiglio comunale aperto sul tema, che però a questo punto, complice anche il periodo di ferie, rischia di arrivare tardi: “con le parti abbiamo concordato di rivederci tra una decina di giorni per cercare di facilitare una soluzione al problema”.

Sul versante degli investimenti resta in piedi la cordata del presidente dell’Unione Industriali, Andrea Amalberto, insieme al gruppo Malabaila e dalla Hacke. Altre due offerte sono arrivate dalla cooperativa sociale Proges, già affidataria di strutture a Torino e Cuneo, e dalla Anteo, che gestisce già due case di riposo a Nizza Monferrato.

“La situazione è obiettivamente difficile – afferma il segretario della Cgil Luca Quagliottianche se la proposta di Amalberto è credibile. Ora la cordata ha chiesto altro tempo per formulare una proposta. Ci ritroveremo dopo Ferragosto”.

Quagliotti però punta il dito sul disinteresse della Regione nei confronti della struttura: “Da Torino nessuno ha battuto un colpo – spiega – noi chiediamo che l’Amministrazione regionale ed altri enti partecipino ad un tavolo di crisi per risolvere la questione, anche sul piano occupazionale. Nel caso andasse in porto il piano di ristrutturazione, ci sarebbe il problema di ricollocare diversi lavoratori”. 

Quello occupazionale è un problema nel problema: la struttura fa fronte solo ai costi del personale dipendente, mentre i lavoratori della cooperativa non stanno ricevendo regolarmente lo stipendio. “Se ci sono problemi, la cooperativa deve aprire un contenzioso con l’Amministrazione, ma non può scaricare i costi sulla pelle dei lavoratori” spiega il segretario Cgil.

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