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Ospedale nuovo, lunedì la Regione si pronuncerà sulla decisione sul futuro sanitario del Vco

Lunedì la nostra Provincia si appresta ad assistere all’ennesima puntata sul tema sanità.

Il governatore Alberto Cirio, l’assessore Luigi Icardi e il capogruppo in Consiglio regionale della Lega Alberto Preioni torneranno al Tecnoparco dopo 2 anni e mezzo per esporre le linee di programmazione sanitaria. Le voci sembrano tutte concordare in una direzione: no ad un ospedale nuovo, si al mantenimento dei due presidi ospedalieri di Domo e Verbania.

In tutti questi anni si è detto tutto e il contrario di tutto su ospedali, unici, nuovi, ristrutturati, pubblici, privati……..

Il rimpallo di responsabilità e decisioni è sempre stato in mano alla politica, non si sono pressochè mai ascoltati i sanitari che quotidianamente vivono sul campo. Certo arrivare al Tecnoparco dopo due anni e mezzo e ritornare sulle decisioni annunciate nel 2019, e cioè ospedale nuovo a Domo e ristrutturazione parziale del Castelli, non sarà cosa facile da spiegare, ma la politica in questi ultimi 22 anni ci ha abituato a tutto.

Oggi si potrà cavalcare l’onda del Covid, due anni di pandemia che hanno profondamente segnato la sanità, ma che forse non sono serviti a far aprire gli occhi a chi deve scrivere il futuro sanitario del nostro territorio.

Se non ci sarà un ospedale nuovo si dovrà rendere conto di questa scelta, soprattutto tenendo conto che significherà rinunciare a 150 milioni di euro di finanziamento Inail.

Se non ci sarà un ospedale nuovo si dovrà spiegare come mai un terreno, che già circa 20 anni fa era stato ritenuto idoneo da uno studio che lo posizionò (in maniera perlomeno discutibile) di un soffio dietro a a Piedimulera, possa risultare ora non idoneo a causa dello spostamento di qualche centiniaio di metri di un gasdotto secondario o di altre banali scuse.

Se non ci sarà un ospedale nuovo non si punti il dito contro il sindaco di Domodossola, colpevole solo di aver difeso con tutte le forze l’ospedale della sua città, di cui era prevista la chiusura, e di aver contestato un progetto, quello di Ornavasso, che prevedeva scavi nella roccia in un territorio che all’ultima esondazione del Toce è andato tutto, purtroppo, sott’acqua.

Se non ci sarà un ospedale nuovo non si accusino i sindaci ossolani di non aver scelto unitariamente. A loro nel 2019 Cirio chiese di indicare un’area e loro, pressochè all’inanimità, votarono per la piana tra Domo e Villa.

Ipotiziamo invece che si decida di ristrutturare i due nosocomi esistenti. Allora la Regione dovrà spiegare come potrà garantire il mantenimento di: due Dea, di un Punto Nascite a Domodossola, di reparti come Neurologia, Rianimazione, Cardiologia, Ortopedia……di reparti che ad oggi sono già al collasso per mancanza di personale (con il dispendio enorme di risorse pubbliche per i gennonisti). Senza poi entrare nel dettaglio tecnico strutturale dei due ospedali. Si tratta di edifici vetusti dove a fatica si ricavano spazi per gestire una pandemia, dove molti ‘percorsi’ che dovrebbero essere puliti per i trasferimenti tra reparti o trasferimenti dalle sale operatorie ai reparti, vengono utilizzati come percorsi ‘misti’ utilizzati anche da visitatori e fruitori degli ospedali.

In conclusione la responsabilità di questa situazione e delle scelte che verranno o non verranno fatte è e sarà esclusivamente di chi ne ha la piena competenza, cioè l’amministrazione regionale.

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