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Paride Candelaresi: “Mi piacerebbe avere anche un’ “Asti Lirica”. Asti capitale della cultura? Sarebbe un’occasione per una produzione su Alfieri”

Dopo l’intervista all’assessore al commercio Mario Bovino, abbiamo incontrato una new entry della giunta Rasero II, l’assessore alla cultura Paride Candelaresi con delega anche ai beni e agli istituti culturali.

Chiamato a prendere il posto di Gianfranco Imerito, Candelaresi ha iniziato il suo nuovo compito con entusiasmo, affermando di voler essere un “assessore molto presente” e già con diversi progetti in cantiere per il futuro.

Candelaresi, partiamo da “Asti capitale della cultura 2025”, uno dei compiti più importanti che sarai chiamato a svolgere durante il tuo mandato.

Questo progetto è sicuramente quello con la dimensione pubblica più grande. Al primo incontro con le associazioni si sono presentate oltre 130 persone. Un grande risultato che mi fa dire, al di là di quello che sarà l’esito, che in un caso come questo il percorso è più importante dell’obiettivo. Abbiamo aperto cinque tavoli tematici. Il nostro obiettivo è quello di entrare nelle prime dieci città in Italia, per poi ambire al risultato successivo. E’ un progetto su cui gli uffici ed io stesso stiamo lavorando giorno e notte: è un momento cruciale per far capire qual è il panorama culturale della nostra città e dove stiamo andando.

Hai detto che il percorso è più importante del risultato, ma anche questo è niente male: un milione di euro da investire nella cultura. Progetti?

Sarebbe un grande risultato che darebbe una profonda boccata d’ossigeno a un settore che da sempre fa i conti con le ristrettezze del bilancio. Ora il nostro obiettivo e le nostre energie si stanno concentrando sul 13 settembre per presentare il dossier. Non abbiamo tempo ora per fantasticare.

Ma un sogno nel cassetto c’è?

Nel caso si arrivasse a questo grande risultato, per prima cosa bisogna  rivedere tutti gli attori della cultura e decidere in che direzione andare per investire questi fondi. Il mio sogno personale, se così si può dire, sarebbe quello di fare un film o una produzione televisiva su Vittorio Alfieri. Ecco, mi piacerebbe rendere più “pop” la figura di Vittorio Alfieri.

Quale futuro per Asti Musica?

Ho un grande progetto per Asti Musica. Una delle idee sul tavolo sarebbe quella di accorciare la rassegna, fare meno eventi e raggiungere un pubblico ancora più ampio. Si potrebbe anche pensare di cambiare la location: l’importante è progettare per tempo. Per questo motivo sono già partito con i miei uffici per lavorare sull’edizione 2023.  In questo momento tutte le ipotesi sono sul tavolo.

E per quanto riguarda Asti Teatro?

Stiamo valutando i dati dell’edizione 2022. Personalmente non sono della filosofia del “cambiare sempre”: le cose possono anche essere lasciate così come sono, l’importante è andare a fondo delle questioni e decidere in base ai risultati. 

Quest’estate si è parlato molto di Sagre e Palio. Manifestazioni non attinenti strettamente alle tue deleghe ma che hanno un forte background culturale alle loro spalle. Si può fare di più?

Io penso che bisogna partire dalla comunicazione. Si deve essere presenti maggiormente sui social, sulla stampa, per far conoscere l’immenso patrimonio che abbiamo. Si è parlato anche di un Ente che possa governare queste due manifestazioni: gran parte delle amministrazioni sta andando in questa direzione. Si potrebbe pensare ad un organismo che si prenda carico del panorama culturale, l’importante è che la gestione rimanga in capo del Comune. Pensiamo per esempio agli enti lirici: all’inizio sono stati criticati, ma ora stanno dando i loro frutti portando innegabili benefici al settore. 

Il tuo predecessore ha molte volte puntato il dito sul fatto che non c’è sensibilità da parte del mondo privato nei confronti della cultura. Sei d’accordo con questa affermazione?

Condivido in parte. A volte ci si aspetterebbe maggiore aiuto per il panorama culturale cittadino, dall’altra non si può pretendere che un’azienda che magari ha i suoi problemi di bilancio, debba foraggiare il settore perché non ce la fa a stare in piedi da solo. Bisogna uscire da una mentalità che vede gli attori culturali solo ed esclusivamente interessati al lato artistico, mentre è importante che all’offerta artistica sia accompagnata anche una proposta manageriale di livello.

Uno dei tuoi amori è la lirica.

Sì, sto lavorando per riportare un’importante opera lirica nel cartellone teatrale invernale. Per il 2023 non mi dispiacerebbe una rassegna, magari una due giorni al Michelerio, chiamata “Asti Lirica”. Perché no?

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