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Perché Draghi preferisce la Lega di Zaia, Fedriga, Fontana e Fugatti

Il taccuino di Federico Guiglia

È il Mario Draghi che non ti aspetti, quello che rivendica di essere anche lui “un mezzo veneto” (suo papà era padovano). Che elogia la moglie -pure lei di Padova – con parole non sdolcinate davanti agli alunni delle medie “Alighieri” a Sommacampagna nel Veronese (“senza di lei quante fesserie avrei fatto”). Che esorta i ragazzi a “vincere il futuro”. E alla fine incontra a lungo Luca Zaia.

La giornata particolare del presidente del Consiglio, che ha accolto l’invito degli scolari a parlare di guerra e pace -e che ha incluso un significativo omaggio, risorgimentale e attuale, ai caduti nel Sacrario di Custoza-, rivela l’altro volto di una personalità considerata autorevole e competente. Percepita, quindi, come un tecnico serioso e freddo. Bravo a spiegare le decisioni del governo nelle conferenze-stampa. Ma distaccato dalla gente e non solo dalla politica teatrante.

Invece, e forse perché nel Veneto si è sentito a casa sua come a Roma dov’è nato, Draghi ha tirato fuori sorrisi non di ordinanza e spirito romano non di circostanza: quel dire pane al pane con battute leggere, anziché col viso ingrugnato.

Eppure, sbaglierebbe chi scambiasse la visita del presidente del Consiglio per una spensierata scampagnata dall’asfissiante realtà del Palazzo. In realtà, Draghi ha ribadito la politica dell’Italia per la ricerca di quella pace che Putin gli ha rifiutato al telefono (“con Biden ho avuto più fortuna”, ha chiosato), senza mai confondere le responsabilità fra la Russia, Paese aggressore, e l’Ucraina aggredita.

Pubbliche riflessioni e simbolici faccia a faccia, come l’ora e mezzo di colloquio con Zaia. Ben più del tempo, si noti con malizia, che di solito Draghi concede a Matteo Salvini. Un gesto che forse testimonia la plateale preferenza di Draghi per la Lega di governo, cioè pragmatica e chiamata coi suoi governatori –Zaia, Fedriga, Fontana e Fugatti- ad affrontare i problemi quotidiani e concreti del territorio-, al posto della Lega di lotta e di declamazione di Salvini dall’arte pirotecnica.

Niente effetti speciali, invece, nell’incontro fra Draghi e Zaia. Come attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza nel Veneto all’insegna di quella “leale collaborazione” fra una Regione consapevole del proprio ruolo e rispettosa di quello di Draghi. La forza dell’insieme che ha già dato buoni frutti contro la pandemia. Un’Italia del fare e non del “faremo”: questo i cittadini oggi esigono da tutte le loro istituzioni.

Pubblicato su L’Arena di Verona e il Giornale di Vicenza

www.federicoguiglia.com             

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