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Perché Kkr fa imbestialire il governo su Tim-Open Fiber

Che cosa succede al dossier rete unica Tim-Open Fiber. Il ruolo di Kkr. Fatti, numeri e indiscrezioni

 

S’ingarbuglia il progetto rete unica Tim-Open Fiber.

Come svelato nei giorni scorsi, il fondo Kkr (azionista di Fibercop) nicchia sul dossier al quale lavorano da tempo – su spinta dell’esecutivo – Tim e Open Fiber (controllata da Cassa depositi e prestiti e il fondo Macquarie).

Secondo gli ultimi rumors, al prossimo consiglio di amministrazione di Cdp (socio sia di Tim sia di Open Fiber) non ci sarà all’ordine del giorno il dossier rete unica: così come anche nella prossima riunione del board di Tim in settimana (quello di Cdp è previsto per il 24 maggio e quello di Tim per il 26).

I silenzi, le perplessità e gli interrogativi giunti dagli uomini di Kkr che hanno contatti in Italia con istituzioni e soci – ossia Alberto Signori e James Gordon – stanno lasciando di stucco gli interlocutori italiani e provocando stupore e irritazione anche nei ministeri coinvolti, oltre che – in primis – a Palazzo Chigi.

Ma perché ora – a sorpresa – il fondo americano nicchia su un progetto da tempo in cantiere che ha l’avallo appunto del governo?

Gli aspetti tecnici sono rilevanti, ma c’è dell’altro, ossia ragioni economiche-finanziarie, secondo la ricostruzione di Startmag.

Si ricorderà che il primo di aprile dell’anno scorso Kkr Infrastructure e Fastweb entrarono ufficialmente nella nuova società, in cui sono confluite la rete secondaria di Tim, quella che va dall’armadio in strada alle abitazioni dei clienti, e la rete in fibra sviluppata da FlashFiber, la joint-venture di Tim (80%) e Fastweb (20%).

Kkr Infrastructure concluse l’acquisto del 37,5% di Fibercop da Tim per un controvalore di 1,8 miliardi, sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro), comportando anche una riduzione corrispondente dell’indebitamento di Tim (uno degli obiettivi della gestione del gruppo da parte dell’ex ad, Luigi Gubitosi), sottolineò l’editorialista ed esperto di tlc,

Ma grazie all’operazione che architettò anche Gubitosi, gli americani di Kkr – secondo i rumors che circolano al ministero dell’Economia – ebbero una sorta di garanzia sul ritorno degli investimenti talmente congruo che ora non vedono nel progetto di rete unica il mantenimento di quegli obiettivi e quelle “garanzie” (ritorni, secondo alcuni analisti, in oltre 140 milioni di euro l’anno).

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