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Perché la reazione della Francia contro l'Italia è ingiustificata. Parla Giorgia Meloni

Che cosa ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui rapporti tra Francia e Italia su dossier migranti e caso della nave della Ong Ocean Viking

ESTRATTO DALLA CONFERENZA STAMPA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GIORGIA MELONI, SUI RAPPORTI TRA FRANCIA E ITALIA SUL DOSSIER MIGRANTI:

Ileana Sciarra, Adnkronos: Come giudica la reazione che la Francia ha avuto sul caso migranti e se il governo tema delle ritorsioni (che la Francia difatti ha minacciato) e se pensate che ci saranno delle conseguenze sul Pnrr; e se negli ultimi giorni o in queste ore ha avuto modo di sentire il presidente Macron.

Giorgia Meloni:

Secondo me quando si parla di ritorsioni nell’ambito della dinamica europea, qualcosa tendenzialmente non funziona. Io posso dirle questo: sono rimasta molto colpita dalla reazione aggressiva del governo francese che – dal mio punto di vista – è incomprensibile e ingiustificata.

Credo che buona parte della opinione pubblica sia stata colpita. Credo che valga la pena rimettere insieme un paio di numeri di tutta questa vicenda: la nave della Ong Ocean Viking, che oggi dovrebbe attraccare in un porto francese, è la prima nave di una Ong che abbia mai attraccato in Francia.

Porta con sé a bordo 234 migranti, questo ha generato molto dura nei confronti di una nazione, l’Italia, che dall’inizio di quest’anno ha fatto entrare sul suo territorio nazionale quasi 90mila migranti. 90mila.

Tutte le navi che sono partite, tutte quelle che vanno in giro nel Mediterraneo, tutte vengono portate in Italia. Si dice che questo bloccherà un sistema di ricollocamenti che era stato deciso in Europa e quindi che noi non saremmo solidali non possiamo avere solidarietà: anche su questo mi consenta, 90mila persone entrate dall’inizio di quest’anno.

Nell’accordo sui ricollocamenti al quale aderiscono 13 paesi europei si prevede che dovrebbero essere ricollocati circa 8mila persone, meno del 10%. Sa quante ne sono state ricollocate finora? 117 persone: 38 in Francia.

Allora qualcosa in questo meccanismo non funziona.

Credo che quello che è accaduto ieri un po’ lo tradisca: che cos’è che fa arrabbiare? Fa arrabbiare il fatto che l’Italia deve essere l’unico porto possibile di sbarco per i migranti del Mediterraneo? Perché questo non c’è scritto in nessuno accordo.

Io su questo voglio interrogare i miei partner. Si ritiene che l’Italia debba essere – per scelta di tutti gli altri- l’unico porto possibile di sbarco per i migranti che arrivano dall’Africa. Io credo che questo non sia giusto. E quando si dice che l’Italia non ha voluto comportarsi come uno stato europeo responsabile, [va ricordato che] nello stesso giorno in cui si discuteva della Ocean Viking, l’Italia ha fatto sbarcare 600 persone.

È andata a raccogliere 600 persone nello stesso giorno (coloro che arrivano con le piccole barche, perché l’Italia ha il problema dei piccolo sbarchi). Qui di fronte a 234 persone saltano le relazioni diplomatiche? Mi pare una reazione molto forte che rischia di tradire qualcos’altro. Cioè il fatto che per la prima volta c’è un altro porto possibile.

Le spiego come la penso io: credo che questo dimostri come la situazione sia stata gestita finora non si possa più gestire. Ci sono tre cose che possiamo fare: possiamo decidere che siamo l’unica porta d’Europa per l’immigrazione, accettando che vengano ricollocate cento persone sulla 90mila che facciamo entrare o se va bene 8mila sulle 90mila che facciamo entrare. Ma io francamente non sono d’accordo, non credo di aver avuto questo mandato dagli italiani, chiederò al Parlamento cosa ne pensa.

Ipotesi numero due: non credo nemmeno sia intelligente litigare… noi, la Francia, la Grecia, Malta… per capire ogni volta… io non lo voglio fare.

Io vorrei cercare una soluzione comune, mi sembra la cosa intelligente da fare. L’unica soluzione comune possibile e seria che io ho proposto in questi giorni, anche quando ho parlato con Emmanuel Macron, ma che ho proposto anche quando ho parlato con Scholz, con Von der Leyen, che discuto con tutti, è la difesa dei confini esterni della Unione Europea.

Cioè una missione europea per cercare di capire – sapete come la penso io – come si possano bloccare le partenze, ragionare con i paesi del Nord Africa, aprire in Africa gli hot spot, distribuire i rifugiati equamente nei 27 paesi dell’Unione europea, cooperazione allo sviluppo.

L’Europa ha utilizzato miliardi e miliardi di euro per trattare con la Turchia per cercare di gestire la rotta dei migranti che arrivava da Est. Era una soluzione comune europea e noi italiani abbiamo partecipato con centinaia di migliaia di euro a questo obiettivo, perché c’era la volontà di costruire una soluzione europea.

Ecco io chiedo anche qui che si costruisca una soluzione europea, oppure in alcuni casi si fa e in altri non si fa? Mi ha colpito anche che la Francia ieri dicesse “noi prendiamo i migranti della Ocean Viking, siamo già d’accordo con la Germania per la ridistribuzione di un terzo”. Un terzo dei migranti che sono sbarcati in Italia con questa velocità non li ha presi nessuno.

Io credo che la questione non sia soltanto un tema di gestione dei migranti, che la questione sia stabilire che tutti hanno gli stessi diritti all’interno dell’Unione europea. Su questo penso che qualsiasi persona dotata di senno, indipendentemente da quello che pensa di me e del governo italiano, si renda conto che c’è un tema nazionale che è una cosa più complessa e più ampia.

Andrea Bonini, SkyTg24: Resto su questo tema, la reazione della Francia è arrivata in termini un po’ inaspettati perché nella giornata di lunedì, dall’Egitto, dopo quello che sarebbe stato un incontro tra lei e Macron, dal governo italiano era arrivata una nota di soddisfazione rispetto alla disponibilità della Francia a collaborare. Allora è poco chiaro cosa è successo da quel momento a questo scontro. La Francia si è appellata direttamente agli altri paesi ad isolare l’Italia, quindi le chiedo cosa dice agli altri paesi a cui si è appellata la Francia rispetto a questa richiesta di isolamento e se è intenzione del governo, oltre che mi pare di andare avanti su questa strada, integrare la politica con nuovi provvedimenti: penso per esempio all’eventuale ipotesi di confisca delle navi che non rispettano le regole italiane.

Giorgia Meloni:

Nuovi provvedimenti ci saranno sicuramente. Per quello che riguarda la richiesta di isolamento dell’Italia, anche questa tradisce una dinamica europea per me curiosa, francamente. L’Europa della solidarietà, l’Europa della condivisione… poi c’è un problema tra due nazioni e c’è una che dice a tutte le altre “isolate”. Voglio sperare che questo non accada, non sarebbe intelligente, non sarebbe intelligente per la condizione nella quale l’Europa si trova.

Credo che la questione della quale si discute sia una questione rispetto alla quale l’assetto europeo, il ruolo europeo, debba avere un suo standing. Stiamo in mezzo a una guerra, abbiamo grandissime sfide da affrontare, quella migratoria è senz’altro una sfida, ma francamente non credo che l’Europa deciderà di fare cose particolarmente drammatiche nei confronti dell’Italia perché su 90mila persone, 200 sono sbarcate da un’altra parte. Se dovesse accadere la spiegazione andrà data non tanto a me ma agli italiani.

Credo sia importante ragionare di prendere l’iniziativa su questo tema in Europa, a livello di Consiglio europeo, per capire quale sia una soluzione possibile. Perché possiamo anche decidere di isolare l’Italia e quant’altro e poi che accade? Non è che avremo risolto il problema. Mi sembra una posizione poco risolutiva. Io continuo a dare la mia disponibilità, che ho dato a tutti, per incontrarci, per una riunione, per parlare e cercare di mettere sul tavolo le posizioni e le soluzioni che si hanno. Perché non ho capito quale sia la soluzione degli altri, salvo dire occupatevene voi. Noi non siamo più in grado di occuparcene, mi pare sia sotto gli occhi di tutti, abbiamo avuto anche un mandato per gestire in modo diverso. Quindi bisognerà trovare una sintesi.

Ripeto, ho trovato i toni francamente molto forti per la questione in sé, dopodiché che cosa è accaduto. Ci sono state delle incomprensioni. La Francia aveva dichiarato, cioè voi avete scritto, che il ministro degli Interni francese dichiarava che avrebbe accolto la Ocean Viking. Addirittura dichiarava che non avrebbero fatto una selezione – come invece accadeva in Italia. Questa notizia non è stata smentita per circa 8 ore, quindi dopo 8 ore ho detto: “Grazie, un gesto di solidarietà”. Non so se la notizia l’abbiate creata voi, ma io facevo un gesto distensivo, come dire, “è un segnale importante”. Ma potrebbe essere stato interpretato o forse intanto è cambiata la posizione del governo francese. Non lo so. Sono tutte cose che poi sono state chiarite. Il punto rimane la soluzione del problema, per me è un punto concreto. Nelle relazioni accade che non ci si comprenda, poi ci si parla. Non è questo il problema.

Credo che oggi il problema sia capire, e torno alla questione, come l’Europa intenda affrontare questa materia. L’Europa potrebbe anche decidere di affrontare questa materia isolando l’Italia ma io credo che sarebbe meglio isolare gli scafisti.

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