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Perché la Sapienza di Roma resta un nervo scoperto per la sinistra

La contestazione-censura a La Sapienza di Roma e i ricordi dell’ex sindacalista Roberto Giuliano. L’articolo di Paola Sacchi

Quello della contestazione-censura a La Sapienza di Roma da parte dei collettivi studenteschi contro il convegno degli universitari di FdI con Daniele Capezzone, editorialista della Verità, tra gli oratori, è ormai un caso. Lo ha denunciato il premier Giorgia Meloni, nella replica per la fiducia al governo, al Senato. E, con lei, esponenti della maggioranza di centrodestra.

Ma almeno fino a ieri sera nessuna condanna è venuta dalla sinistra, per la quale l’Ateneo romano è stato sempre una sorta di nervo scoperto, dai tempi della drammatica cacciata di Luciano Lama. Con un testimone di allora, Roberto Giuliano, ex sindacalista craxiano, che conobbe lo stesso Lama, parliamo delle vicende di oggi alla luce anche di quelle di ieri.

Seppur certamente si tratta di contesti e personaggi molto diversi. Ma il problema dell’agibilità democratica, della libera espressione delle idee garantita a tutti a La Sapienza si ripropone, anche se in forme diverse, meno drammatiche, ma non per questo non gravi.

“Ho sentito questi ragazzi che dicevano: qui lo decidiamo noi cosa si viene a dire. Ma cose pazzesche! Peggio di quelle del ’68. Dare del fascista a Capezzone, di cui peraltro condivido molte idee, è gravissimo, incredibile, lui è un intellettuale liberale, libertario, ex radicale (“Per una nuova destra”, come recita il titolo di un suo libro, Piemme m, ndr). E come si fa a dare dei fascisti anche agli universitari di FdI che avevano organizzato il convegno? Nessuna presa di distanza e condanna dalla sinistra? Non mi stupisco, è che per questa sinistra chi è di centrodestra è fascista, punto e basta. Eppure, io mi ricordo di Lama cacciato dalla Sapienza, lasciato solo contro i violenti, contrastato anche da parte dei suoi. Arrivo a dire: meglio gli ex miglioristi, i riformisti del Pci, come Luciano Lama, che questi di ora del Pd”.

Giuliano, oggi nel Corecom del Lazio, un curriculum da dirigente socialista della Cgil, ex capo degli edili del Lazio, “Craxiano”, “c” maiuscola, presidente dell’”Associazione amici del Garofano Rosso”, che organizza con la Fondazione Craxi visite al cimitero di Hammamet, autore con Nicola Scalzini del libro “Le fake news su Bettino Craxi” (Solfanelli), è preoccupato, per i riflessi sul clima del Paese, della crisi di una sinistra da cui ha preso nettamente le distanze dal ’92.

Gli affiorano i ricordi di quando lui, già giovane iscritto socialista al sindacato, cresciuto alla scuola di Gianni De Michelis, andò da Lama, il segretario generale, nella sede della Cgil a Corso d’Italia, per la sua tesi di laurea a Sociologia sul decreto di S.Valentino, deciso da Craxi. Racconta: “Luciano, comunista migliorista, mi disse che il decreto era giusto e che purtroppo il Pci lo costrinse a non firmarlo. Registrai tutto. Ma mi si cancellò il nastro. Lo richiamai preoccupato. E lui, uomo di grande carisma, si mise a scherzare: ah ragazzino, che combini?”.

Prosegue Giuliano: “Il mio leader era un altro, Bettino, per me imparagonabile con tutti anche ora, ma uomini come Lama che c’entrerebbero oggi col Pd?”. Il 1977, Lama cacciato, a colpi di sampietrini dalla Sapienza, dagli autonomi tra i quali si scoprì poi che si nascondevano le stesse Br.

L’ex sindacalista ricorda: “Luciano ebbe le p….di andare lì, da solo, per il coraggioso tentativo di ripristinare l’agibilità democratica dell’Ateneo occupato. Con aree estremiste del sindacato e zone dello stesso Pci che avevano iniziato a fargli una guerra interna da quando aveva infranto un tabù sindacale, con il discorso dell’Eur, in cui disse che il salario non era più una variabile indipendente. Uomini come Lama se li sogna il Pd che non si capisce più cosa sia”.

Per dare un’idea di come anche la componente craxiana della Cgil con Agostino Marianetti cercò di riportare l’ordine democratico alla Sapienza, Giuliano ricorda: “A noi giovani allora nella lega dei disoccupati ci avvisarono di sospendere le manifestazioni per non rischiare di gettare altra benzina sul fuoco e soprattutto per prendere le distanze in modo nettissimo subito anche sul piano dell’immagine dagli autonomi”.

È un salto all’indietro di più di 40 anni. Ma la Sapienza è rimasta sempre un nervo scoperto per la sinistra di ieri e di oggi.

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