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Perosino: “Io, vittima di un colpo di mano del presidente Pd della VI Commissione del Senato”

Marco Perosino, senatore uscente di Forza Italia, sindaco di Priocca d’Alba ricandidato questa volta alla Camera nel collegio proporzionale del Piemonte 2, è stato protagonista nei giorni scorsi di polemiche relative al Decreto Aiuti bis, a causa di un emendamento a lui attribuito che ne ha complicato l’iter e fatto arrabbiare il premier Mario Draghi.

Gli abbiamo chiesto chiarimenti e rivolto alcune domande in proposito.

Senatore Perosino vuole raccontarci come è nato questo “caso”…

“L’emendamento, poi numerato 41.0.1, è stato da me presentato nei termini del 1° settembre. Mi era stato richiesto dal Presidente della Commissione VI, il collega senatore Luciano D’Alfonso (Pd), che, essendo relatore in aula, non poteva presentarlo. Prevedeva l’equiparazione dei compensi dei vertici della Polizia con i vertici dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Mi sembrava un segno di equità, che interessava i due terzi di quanti hanno responsabilità di vertice”.

E poi che è successo?

“Nei giorni successivi  il governo ci ha invitato a ritirare tutti gli emendamenti, in quanto occorreva approvare a tutti i costi il DL aiuti, per i bonus e per le modifiche al 110. Così abbiamo fatto tutti, tranne 30/40 emendamenti perlopiù dei 5 Stelle. A questo punto il mio emendamento non c’era più, era morto. Il documento che è venuto in commissione lunedì 12 settembre (ore 15) con gli emendamenti residui non conteneva il 41.0.1. Nel testo entrato in aula martedì 13 settembre ore 12 è comparso (ma l’ho visto dopo) un emendamento che riprendeva il numero 41.0.1 (testo 2) completamente diverso dal mio emendamento comprendente gli incrementi di compenso a tutti i dirigenti dei Ministeri e degli altri organi dello Stato”.

In Parlamento succedono cose singolari. Non trova?

“Fatto strano ed anomalo, in realtà scorretto. L’emendamento non aveva firma ma riportava la dicitura di presentazione a cura “Commissioni Riunite”. Nel corso del voto, determinato dalla necessità di trovare un accordo sul superbonus 110, l’emendamento è andato avanti. Personalmente non ho collegato il numero al mio vecchio emendamento, e non comprendendo il testo mi sono astenuto nel voto. Tutto qui”.

Senatore, lei lascia intendere che qualcuno possa aver abusato della sua buona fede?

“Dopo due ore era scoppiato il finimondo e il senatore D’Alfonso, probabilmente autore del colpo di mano in quanto Presidente della VI Commissione, ha cominciato a fare dichiarazioni superficiali e pasticciate, coinvolgendomi con il richiamo dell’emendamento originario, che, come già detto, era stato ritirato e perciò non più esistente.

Ritiene che possa essersi trattato, da parte sua, di un gesto forse un po’ ingenuo?

“Assediato da giornali e tv ho dichiarato null’altro che la verità, che poi è comunque venuta fuori, ed è quella che ho descritto. Io non c’entro niente! Spero che la gente capisca e, addirittura, che il tutto torni a mio favore”.

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