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Pnrr, ecco la verità su legge concorrenza e concessioni balnerari

Il caso delle concessioni balneari e della legge sulla concorrenza è solo il primo nodo al pettine tra i tanti impegni che abbiamo assunto presentando il Pnrr. L’approfondimento di Giuseppe Liturri

 

I nodi sono venuti al pettine. Ciò che in quasi totale solitudine avevamo annunciato fin dal 2020 – quando la Commissione pubblicò le prime bozze del Recovery Fund – si è puntualmente verificato dopo due anni esatti. Tutte le più importanti decisioni politiche del Governo sono atti che eseguono puntualmente gli impegni presi nel luglio 2021 con la UE e contenuti nel nostro piano nazionale di ripresa e resilienza. Qualsiasi deviazione dal quel solco tracciato in modo molto scrupoloso e dettagliato, provoca la sospensione dei pagamenti delle rate previste per ciascun semestre fino al 2026. Come conseguenza, il Parlamento è ridotto a mero passacarte.

Nulla che non potesse essere ampiamente previsto, almeno per chi si era preso la briga di leggere le centinaia di pagine di documenti pubblicati dalla Commissione per definire le linee guida secondo cui redigere i piani nazionali.

Invece abbiamo passato due anni a raccontarci la favola della “pioggia di miliardi dall’Europa” e pochi hanno puntato l’attenzione sugli impegni presi dal governo con la UE. Una sequenza di circa 500 obiettivi e traguardi intermedi, tra i quali spicca per ciascun anno fino al 2025, l’approvazione della legge annuale sulla concorrenza che è da giovedì al centro delle frizioni tra il Presidente Mario Draghi e parte della maggioranza che lo sostiene nelle Camere, in particolare Lega e Forza Italia.

Da una parte c’è Draghi che sostiene che senza quella legge ed i suoi decreti attuativi non riusciremmo ad incassare la rata di fine anno del PNRR e, dall’altra, ci sono i due capigruppo al Senato di Forza Italia e Lega, Annamaria Bernini e Massimiliano Romeo, i quali credono che “si possa trovare un accordo positivo su un tema che, peraltro, non rientra negli accordi economici del Pnrr”.

Su questo non ci può essere spazio per equivoci: è normale che il PNRR non preveda al massimo dettaglio i provvedimenti da assumere da parte dei governi, ma contempli soltanto le materie su cui intervenire. Altrimenti saremmo in presenza di atti di legislazione diretta da parte di Bruxelles, cioè un’intollerabile enormità. Quindi chi cerca la disciplina delle concessioni balneari nel PNRR, sbaglia proprio a cercarle. Nel PNRR c’è la disciplina della legge annuale sulla concorrenza e, a detta di Mario Draghi, tanto basta. Perché una legge del genere non può non contenere la disciplina di una vicenda che Bruxelles da anni ritiene un vessillo della concorrenza e su cui ha ingaggiato un lungo contenzioso con Roma. Quindi l’opposizione è mal posta. Una volta che si è accettato il PNRR (con il suo carico di condizioni e riforme, tra cui la legge sulla concorrenza), poi quest’ultima legge non può non disciplinare le concessioni balneari. Sarebbe come lamentarsi di finire fuori strada a 200 km/h a causa di un macigno sulla carreggiata.

Cosa si aspettavano di diverso i parlamentari che ora si lamentano?

Il macigno sulla carreggiata è la legge sulla concorrenza. Ci dispiace deludere Bernini e Romeo ma la decisione di esecuzione del Consiglio del 13 luglio 2021, contiene a pagina 532 l’obiettivo M1C2-8 secondo il quale per incassare la terza rata del sussidio (prevista per il 31/12/2022) è necessaria “l’entrata in vigore di tutti gli strumenti attuativi (anche di diritto derivato, se necessario) per l’effettiva attuazione e applicazione delle misure derivanti dalla legge annuale sulla concorrenza 2021”. E così per i tre anni a venire. Il Presidente Draghi ha perfettamente ragione, dal suo punto di vista, nell’aver richiamato all’ordine la sua maggioranza con il Consiglio dei ministri “lampo” di giovedì pomeriggio. Ci sono degli impegni da onorare e stupisce che un pezzo importante della sua maggioranza ne disconosca l’esistenza.

Ma vi è di più. Chi non avesse avuto la pazienza di leggersi tutte le 568 pagine della decisione del 13 luglio, potrebbe accontentarsi di leggere a pagina 77 del PNRR presentato a Bruxelles, che la legge annuale sulla concorrenza è una di quella riforme “abilitanti”, insomma un pilastro irrinunciabile, del PNRR. Leggerebbe che “la tutela e la promozione della concorrenza sono fattori essenziali per favorire l’efficienza e la crescita economica e per garantire la ripresa dopo la pandemia. Possono anche contribuire a una maggiore giustizia sociale. La concorrenza è idonea ad abbassare i prezzi e ad aumentare la qualità dei beni e dei servizi […] Ma la concorrenza si tutela e si promuove anche con la revisione di norme di legge o di regolamento che ostacolano il gioco competitivo. Sotto quest’ultimo profilo, si rende necessaria una continuativa e sistematica opera di abrogazione e/o modifica di norme anticoncorrenziali. Questo è il fine della legge annuale per il mercato e la concorrenza”.

Siamo quindi in presenza di un aspetto particolarmente qualificante degli impegni presi con Bruxelles, su un tema che è molto datato. Due sentenze del Consiglio di Stato del novembre 2021 aveva dichiarato inefficace la proroga al 2033 delle “concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative” (nel linguaggio comune, le concessioni balneari) e fatto cessare l’efficacia delle proroghe al 31/12/2023 che erano state disposte da una legge del 2018 ad opera del governo Conte 1. In precedenza la Commissione aveva dichiarato la messa in mora dell’Italia ed aveva minacciato la procedura d’infrazione. Il disegno di legge sulla concorrenza presentato in Senato a dicembre scorso, aveva inizialmente evitato di affrontare direttamente la disputa sulla scadenza delle proroghe delle concessioni balneari e si era limitato a disporre la semplice mappatura delle concessioni, attraverso uno specifico sistema informativo. Ma evidentemente questo a Bruxelles non è bastato, perché poi è arrivato un emendamento del governo (ispirato dalla Commissione?) che ha aggiunto un articolo 2-bis, secondo il quale le concessioni in proroga “continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023” (in esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato) e, con l’articolo 2-ter si delega il governo a procedere con decreti legislativi per disciplinare le nuove concessioni che dovranno essere assegnate con gare ad evidenza pubblica come chiesto dalla direttiva “Bolkenstein” del 2006 sui servizi nel mercato interno. Tale scadenza è stata dichiarata manifestamente irricevibile dal centro destra al governo ed ecco lo stallo attuale. Sono in gioco 30.000 concessioni.

Il caso delle concessioni balneari e della legge sulla concorrenza è solo il primo nodo al pettine tra i tanti impegni che abbiamo assunto presentando il PNRR. Era allora che bisognava opporsi, oggi è tardi. O forse qualcuno credeva che la UE scherzasse e facesse solo finta di voler commissariare il Paese?

Oggi i partiti sono di fronte ad una scelta: o prendono atto della loro irrilevanza ed eseguono i diktat di Bruxelles, via governo Draghi, o difendono l’interesse nazionale (sulle concessioni balneari o altre riforme) ed il PNRR non esiste più. Tertium non datur.

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