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“Politici che prima si insultano e poi si alleano, perché è normale”

Sul web viene messa alla berlina l’incoerenza di questi politici che prima si insultano ma poi si alleano, ecco perché non possono fare altrimenti

Matteo Renzi con Carlo Calenda

I social, che della vita reale non danno mai la cifra ma l’iperbole, stanno esplodendo in questi giorni per un video in cui nel novembre 2021 Carlo Calenda silurava Matteo Renzi definendo “horror” il suo modo di fare politica.

Prima coltelli, poi “fratelli”

Per sardonico contrappasso oggi i due sono alleati, sodali e limonanti per le elezioni politiche del 25 settembre in cui correranno nel nome di un “centro razionale’ che a loro dire non si è mai accasato nella mistica degli avversari. E che dire di un sulfureo Matteo Salvini che nel 2014 accusava il Pd di essersi messo in comparaggio di governo con il ‘pregiudicato” Berlusconi? Oggi Cav e Capitano sono intruppati sul fronte unico di un centrodestra che mai come oggi ha presunzioni alte di omogeneità.

E la circostanza ormai totem di un Letta severo censore dei Cinquestelle ieri ettaro sostanziale del campo largo che fu ed oggi inaffidabile oggetto di fatwa politica?

Di Maio e il mai con quelli di Bibbiano”

La chiosa è d’obbligo ed ha il perentorio piglio di un Luigi Di Maio che sparò a palle incatenate: “Mai col PD di Bibbiano”. Ecco, questo di solito è un climax che sui social tende a trovare lo sbocco al curaro di milioni di post in cui viene messa alla berlina l’incoerenza di questi personaggi e, a traino di essa, la generale inaffidabilita’ della politica.

Non è così o meglio, non è solo così e vanno chiarite (ribadite) alcune faccende. Sono robe che noi italiani tendiamo o a non considerare pur conoscendole per ovvia ed un po’ rasoterra partigianeria, o che non conosciamo proprio per una altrettanto ovvia, e deprecabile, ignoranza. Ed è un’ignoranza che i social si limitano ad evidenziare in maniera massiva e sistemica, non certo a determinare. Quello che proprio con noi italiani non passa è il concetto per cui si criticano i giocatori dimenticando le regole del gioco e il gioco, qui da noi ed oggi, si chiama Rosatellum, soave modo per dire che da soli non si vince.

E se non si vince in fiero soliloquio di enunciazione di ideali ortodossi allora fare bisboccia temporanea e strategica con chi non è proprio dei tuoi è necessario e in un certo senso legittimo.

Perché diventiamo “minatori dell’ovvio”

Ma noi pelosi fustigatori no, questo concetto proprio non riusciamo a superarlo, perciò come minatori dell’ovvio un tanto al chilo piconiamo le time-line di Facebook, Twitter e annessi nella certezza di trovare il filone che ci permetterà di sentenziare che tizio è un incoerente patentato perché oggi arruffa i capelli e sbaciucchia chi prima cazziava. Partendo da questo principio manicheo e con queste regole ogni uomo di partito italiano dovrebbe bandire l’interazione dalla sua esistenza pubblica e rifuggire come la peste ogni domanda, pena la possibilità che un giorno non troppo lontano quella gli ritorni sul grugno come un boomerang.

La “somma imperfetta” di idee

Lo riusciamo a capire che così non può funzionare e che la democrazia parlamentare così come funziona oggi da noi è una somma imperfetta di idee, una crasi in cui lo scopo prevale sulla purezza etica del metodo? Se dovessimo intuire è fare nostra questa scomoda (e deprecabile) verità forse avremmo meno occasioni social e più occasioni di cambiare le cose. Ciascuno secondo la sua personale e sacrosanta sensibilità. Sacrosanta e magari senziente.

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