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POS, allerta scattata in tutta Italia: cosa sta succedendo?

Anche se è sicuramente parte di una lista di stereotipi, c’è un fondo di verità quando si legge o si parla di una popolazione italiana sempre un po’ restia ad adattarsi ai nuovi contesti, sopratutto se questi sono portati a cambiare concetti radicati e oramai stabili. Il caso della moneta elettronica è un esempio fulgido e concreto: bancomat, bonifici, carte prepagate e carte conto di ogni fattura sono oramai largamente diffuse ma è difficile imporre un vero senso di obbligo legato al loro utilizzo senza mettersi contro diverse categorie di cittadini. Una delle “proteste” che ha tenuto banco per diversi giorni nelle scorse settimane è legato all’obbligo di POS, che ha catturato l’interesse della stampa nazionale.

Obbligo di pagamento elettronico

Concettualmente l’obbligo di munirsi di almeno uno di questi terminali di pagamento non è stato ufficializzato quest’anno ma addirittura nel 2014. Come spesso accade però una nuova normativa diventa percepita come tale quando scattano le multe se non si segue il nuovo regolamento: il governo Draghi, dapprima intenzionato ad attivare queste sanzioni a partire dal 2023, negli scorsi mesi ha ufficialmente anticipato questa decisione allo scorso 30 giugno: a partire qualsiasi forma di professionista, esercente o lavoratore autonomo che fornisce una vendita o un servizio a pagamento deve munirsi di un POS funzionante.

POS, allerta scattata in tutta Italia: cosa sta succedendo?

Le proteste da parte di diverse categorie di professionisti sono proprio inerenti a questa obbligatorietà, proteste che in parte hanno avuto una giustificazione nelle commissioni, sopratutto quelle legate alle transazioni di ridotta entità. Del resto lo stato fa “orecchie da mercante”, ed ha deciso di optare per due forme di sanzioni qualora un professionista non sia munito di POS funzionante, ma anche nel caso in cu si rifiuti di utilizzarlo anche a fronte di una richiesta da parte del cliente. Le sanzioni sono concepite su due multe definite: la prima è di 30 euro, la seconda viene calcolata in base al 4% dell’importo rifiutato in fase di pagamento.

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