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Posto fisso? No, grazie… si vive una volta sola!

You only live once, «si vive una volta sola» è il mantra che sta ridefinendo il mercato del lavoro, anche nel settore della ristorazione e del turismo. Ma è davvero solo per la nuova consapevolezza che niente dura per sempre?

You only live once, «si vive una volta sola» è il mantra che sta ridefinendo il mercato del lavoro, anche nel settore della ristorazione e del turismo. Ma è davvero solo per la nuova consapevolezza che niente dura per sempre?

A quello che una volta era l’ambito sogno del posto fisso, oggi sempre più lavoratori rispondono con Yolo, You only live once, «si vive una volta sola». Quasi un mantra che sta ridefinendo il mercato del lavoro. Gli ultimi anni tra pandemia e guerra in Europa hanno, infatti, portato una nuova consapevolezza: niente dura per sempre. Così le persone sono disposte a lasciare un posto indeterminato anche senza avere un piano B in nome di una vita significativa e rilevante, non solo sul lavoro. Un fenomeno quello delle “Grandi dimissioni” che per diversi motivi sta toccando profondamente anche il settore della ristorazione e dell’ospitalità. Dopo due anni di fermo, con aperture e chiusure a singhiozzo, il settore turistico-alberghiero ha, infatti, perso tantissimi lavoratori che hanno deciso di puntare su professioni più sicure e, ai loro occhi, meno “sacrificanti” dal punto di vista degli orari.

Felici di dimettersi

Felici di dimettersi


Basta, mi licenzio!

Basta! A marzo di quest’anno 4,5 milioni di americani si sono volontariamente dimessi dal lavoro. In totale, nei tre mesi da febbraio ad aprile, il 12,3% di tutti i cittadini adulti degli Usa ha lasciato di propria “sponte” l’impiego. Secondo i sondaggi, il 63% lo ha fatto, schiettamente, per andare a guadagnare di più altrove, una motivazione molto americana, coerente con il mercato “fluido” del lavoro nel Paese e perfettamente comprensibile. Per certi versi è più interessante la fetta minore – ma pur sempre significativa, il 42% – dei dimissionari che “hanno lasciato” attribuendo la scelta, tra motivi principali e secondari, alla percezione che: «Il mio posto richiedeva troppe ore di lavoro». Per dire, si sono stufati.


È davvero solo colpa del Covid?

Inizialmente il fenomeno è stato messo in rapporto alla pandemia Covid, ai conseguenti lockdown e all’isolamento sociale che hanno imposto insoliti periodi di introspezione a molte persone. La spiegazione è convincente e pareva giustificare una prima ondata di dimissioni Yolo – acronimo di “You Only Live Once”, vivi una volta sola – riconducibile a una sorta di riesame “esistenziale” di massa. La pandemia però è ormai calata alla dodicesima posizione nel censimento delle principali preoccupazioni pubbliche negli Usa condotto da Pew Research. Preoccupano molto di più l’inflazione, i costi sanitari e la criminalità, che occupano rispettivamente i primi tre posti. Sono temi che superano ormai di gran lunga i timori generati dagli strascichi della pandemia.


Verso un cambiamento epocale

Al tempo stesso, i numeri dicono che la “Great Resignation” e la sua ondata di dimissioni si rafforza e accelera. Qualcosa d’affine pare stia succedendo anche nel Regno Unito, dove la dichiarazione ufficiale di “fine emergenza” Covid – mesi fa ormai – non è stata accompagnata da un ritorno massiccio negli uffici. Il “Work From Home” si è quasi istantaneamente istituzionalizzato, specialmente nella Pubblica Amministrazione. Il sindacato dei dirigenti e quadri di Whitehall, il Civil Service britannico propone ora di slegare il concetto di “lavoro” da ogni riferimento alla presenza fisica. Il “posto”, cioè, non dovrebbe più implicare un’attività che si svolge in un ambiente preciso, ma piuttosto una sorta di “disponibilità mentale”. Il sindacato chiede, infatti, che i funzionari statali possano anche svolgere la propria attività “nazionale” pur vivendo all’estero, una circostanza che l’opinione pubblica, già convinta che i dipendenti statali non s’ammazzino di fatica, ha immediatamente identificata con la Riviera francese…


Quello attuale è un periodo di aggiustamento della società occidentale dopo uno choc sistemico di natura e di proporzioni quasi inaudite. Buona parte della popolazione ha dovuto temere per quasi due anni di poter morire, male, da un momento all’altro. Ora tira un sospiro di sollievo e forse tende un po’ anche a darsi alla pazza gioia. Sfortunatamente, non è che “le macchine” possano produrre autonomamente tutto ciò di cui gli esseri umani necessitano, né che i governi possano semplicemente stampare i soldi che occorrono. Gli americani lo stanno dimenticando, ma hanno un famoso proverbio: “There is no such thing as a free lunch”, ‘Non c’è pranzo senza che arrivi il conto”…

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