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Questi non sono dei rifugiati ucraini che «pestano a morte un ragazzo di Varsavia»

Il 13 maggio 2022 su Facebook è stato pubblicato un video che mostra alcune persone aggredire un uomo. Negli ultimi secondi del filmato si vede la vittima dell’aggressione sdraiata a terra all’interno di un negozio e ricoperta di sangue. Le immagini sono accompagnate da questo commento, scritto da chi ha pubblicato il post su Facebook: «Rifugiati ucraini pestano a morte un ragazzo di Varsavia che aveva difeso una ragazza da loro molestata».

Si tratta di un contenuto fuorviante, che veicola una notizia falsa.

Il video è reale, ma non mostra un uomo pestato a Varsavia (Polonia) da dei rifugiati ucraini. Le immagini mostrano in realtà una persona accoltellata a morte al termine di un pestaggio avvenuto l’8 maggio 2022 al 28 di Nowy Street, nella capitale polacca. Il giorno dopo le autorità di polizia hanno aperto un’indagine sul caso. La notizia dell’omicidio è stata pubblicata da diversi media polacchi (qui, qui e qui).

Come hanno ricostruito i colleghi tedeschi di Correctiv, nei giorni successivi alla morte dell’uomo, diversi canali di disinformazione in lingua russa hanno condiviso la falsa notizia secondo cui ad uccidere la persona a Varsavia sarebbero stati dei rifugiati ucraini. Le autorità polacche hanno smentito la notizia. Il 14 maggio 2022, il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro ha dichiarato che gli elementi raccolti fino a quel momento dall’indagine indicavano che gli autori dell’omicidio «non erano stranieri».

Il 20 maggio lo stesso Ziobro ha comunicato che gli investigatori erano riusciti a risalire all’identità di due persone sospettate di aver commesso l’omicidio: si tratta di uomini residenti a Varsavia attualmente ricercati dalla polizia. Contattata da Correctiv, la portavoce dell’ufficio del procuratore distrettuale di Varsavia, Aleksandra Skrzyniarz, ha confermato che i due sospetti sono polacchi.

​​Su Facta ci siamo occupati di diversi casi di disinformazione contro i profughi ucraini, rifugiatisi in altri Paesi europei dopo l’inizio dell’invasione militare russa dell’Ucraina (qui, qui, qui, qui, qui e qui). 

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