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“Raccoglievano fondi per l’Imam vicino all’Isis”: a giudizio operaio residente nel Roero

C’è anche il 31enne operaio Y. M., cittadino albanese residente a Montà d’Alba, tra i tre uomini (la posizione di un quarto indagato è stata stralciata) per i quali il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bari Francesco Mattiace ha disposto il giudizio immediato con la grave accusa di aver promosso attività finalizzate al finanziamento di gruppi eversivi di matrice islamica.  

Il relativo decreto è stato disposto dal Gip accogliendo la richiesta avanzata in questo senso dal pubblico ministero presso la Procura dello stesso Tribunale Domenico Minardi.

L’imputazione a carico dei tre, arrestati nel marzo scorso nell’ambito di un’operazione condotta dalla Digos di Bari assieme alla Digos di Cuneo, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia pugliese (

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), è di avere operato in concorso tra loro per raccogliere denaro, erogarlo o metterlo a disposizione del nucleo familiare di Genci Abdurrahim Balla, imam della moschea “Xhamia e Letres” a Kavaje, presso Tirana, ritenuto vicino all’associazione Isis Daesh, già arrestato nel 2014 e quindi condannato a 17 anni di carcere (l’uomo sarebbe tuttora recluso a Tirana) per aver inviato decine di combattenti in Siria.

L’operaio montatese, che dovrà comparire davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Bari in composizione collegiale nel corso dell’udienza già fissata per il prossimo 15 settembre, dovrà anche rispondere di apologia di delitti con finalità di terrorismo per l’attività realizzata tramite strumenti informatici o telematici di cui, sempre secondo l’accusa, si sarebbe reso responsabile postando su alcune chat collegamenti a video che ritraevano l’arresto di persone sospettate di sostenere l’Isis. Attività queste ultime che si sarebbero svolte tra il maggio e il luglio 2020.

Secondo gli inquirenti il 31enne residente nel Roero sarebbe stato il promotore dell’iniziativa di raccolta del denaro mentre il cognato E. R., 33 anni, con la complicità di altre due persone in Albania, avrebbe invece avrebbe materialmente trasferito i soldi attraverso canali non tracciabili e, in un caso, trasportandolo in un borsone nascosto in un camion a bordo di un traghetto.

“Le attività investigative – si rilevava dalla Polizia di Stato al momento dell’arresto – hanno permesso di accertare la condotta filo jihadista degli indagati che sono stati trovati in possesso di materiale e documenti riconducibili all’Isis/Daesh, nonché di comunicati, video e audio di propaganda terroristica, tutti tradotti in lingua albanese. Secondo gli stessi, anche il Covid 19 è considerato ‘un minuscolo soldato di Allah’ inviato sulla terra per punire la miscredenza degli occidentali”.

L’uomo è difeso dall’avvocato Salvatore Tommasino di Bari e dall’avvocato albese Roberto Ponzio. “Il mio assistito – dichiara il legale albese – contesta fermamente le accuse mosse nei suoi confronti. Recentemente è anche stato autorizzato a svolgere attività lavorativa all’esterno. Confidiamo che ciò rappresenti un prodromo per una sua imminente rimessione in libertà. A nostra volta avevamo chiesto il giudizio immediato per cui confidiamo di poter chiarire quanto prima la totale estraneità del mio cliente rispetto a quanto contestato”.

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