reggina,-hernani-come-mozart?-“per-il-dialetto-calabrese-devo-stare-piu-vicino-a-canotto”

Reggina, Hernani come Mozart? “Per il dialetto calabrese devo stare più vicino a Canotto”

Il centrocampista della Reggina si racconta tra aneddoti, retroscena, promesse e sogni. E poi quella battuta sul dialetto, che ha reso celebre un suo connazionale in riva allo Stretto 20 anni fa

Reggina-Genoa Hernani Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Da un brasiliano all’altro, 20 anni dopo. Allora Santos Batista Mozart era un giovane che a Reggio divenne grande, leader e capitano, imparando in poco tempo il dialetto, come documentato tutt’ora da frasi rimaste nella storia. Oggi, Hernani è più affermato, non capitano ma di certo già leader. E il dialetto? Proverà a lavorarci. Il centrocampista della Reggina, vero protagonista in amaranto in queste ultime settimane, si è raccontato in un’intervista a Gianluca Di Marzio parlando della città dello Stretto, che lo ha colpito da subito.

“La cosa più bella di questo posto è la gente – ha confessato – Ci danno il cuore, ti fanno stare bene. Mi sento a casa, come in Brasile. Il dialetto calabrese? Ancora non ho imparato nessuna parola, devo stare un po’ più vicino a Canotto”, ha scherzato. “Qui si vive di calcio, proprio come in Brasile, nel mio paese”. I tifosi “ci stanno sostenendo in casa e in trasferta, è una gioia troppo grande e troppo forte far gol per loro, se la meritano tutta. Inzaghi? Il mister mi ha mandato un video della curva che canta a fine gara. Mi scriveva e chiamava ogni giorno. Mi ha fatto capire che ero importante per lui. Vedere i tifosi cantare in curva, durante la partita ci da la forza per non mollare”.

Prima ancora di parlare di Reggina, Hernani ha toccato l’argomento famiglia e sogni“Diventare un calciatore per me era un sogno, ma anche una promessa fatta al mio papà. ha aggiunto. “Nove bambini su dieci, nel mio paese, sognano di fare i calciatori, ma solo in pochi ci riescono. Già da piccoli ci preparano giocando a Futsal. Tutta la settimana ci allenavamo per giocare su un campo di calcio a 5 in parquet e solo il sabato andavamo sul campo in erba. Chi inizia in quel modo, impara a giocare a calcio. Ti dà il dribbling, il movimento rapido. Quando avevo 12 anni, ogni tanto, lavoravo assieme a mio padre che faceva il muratore. Dopo un po’ di tempo, però, sono successe alcune cose e gli ho spiegato che questo lavoro non faceva per me. Lui mi rispose che purtroppo in quel momento era l’unica cosa che poteva offrirmi. Io lì gli dissi: ‘Papà, diventerò un calciatore’. Qui ho capito che lo sarei diventato. Questa frase è stata la benzina per farmi andare avanti”.


Related Posts

Lascia un commento