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Resiliente, sostenibile e sano: ecco perché il Tè disseta l’anima

È pura poesia quella che giunge dalla pianta Camellia sinensis, non solo all’olfatto, alla vista, al palato… perfino all’udito. Ed è anche per questo che il 21 maggio si celebra la Giornata mondiale del tè

È pura poesia quella che giunge dalla pianta Camellia sinensis, non solo all’olfatto, alla vista, al palato… perfino all’udito. Ed è anche per questo che il 21 maggio si celebra la Giornata mondiale del tè

Forse, come in molti altri aspetti dell’esistenza, sono le popolazioni occidentali a non concedere al i suoi giusti valori spirituali. O forse è stata solo l’antica frenesia mostrata per secoli e che caratterizza gran parte dell’Occidente, a non far considerare questa diffusissima bevanda sotto altri aspetti che non fossero semplicemente quelli materiali. Eppure adesso anche ad Ovest del mondo si sono moltiplicati negli ultimi anni corsi, eventi, masterclass e degustazioni guidate proprio sul Tè, mentre il 21 maggio se ne celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale.

 Resiliente, sostenibile e sano: ecco perché il Tè disseta l’anima

La Giornata mondiale del Tè per un’infuso poetico

È pura poesia quella che giunge dalla pianta Camellia sinensis (o Camellia thea o Thea sinensis): non solo all’olfatto, alla vista, al palato… perfino all’udito, se ne ascoltiamo in religioso silenzio lo scivolare lento dei suoi infusi nelle tazze. Ma è poesia anche leggerne e ripercorrerne la storia, il mito, le leggende. Perfino la sua botanica non è risparmiata dalla poesia che questa pianta riesce ad esprimere: le sue foglie, infatti, sono sempreverdi e al contempo coriacee, come vorremmo fosse un amore o magari una fede, sempre giovane e sempre in grado di difendersi. I suoi fiori sono bianchi e ricordano all’odore i gelsomini. Deve essere anche una pianta orgogliosa e piena di sé, dato che, se è lasciata allo stato selvatico, può raggiungere i dieci metri di altezza, anche se nelle piantagioni viene recisa spesso durante le potature. Di essa vengono raccolti i germogli e le foglie giovani, da cui poi derivano, in base ai diversi trattamenti ed alle varie lavorazioni, le tipologie più famose di tè: verde, giallo, bianco, oolong, nero e post-fermentato.

La storia del tè risale alla notte dei tempi

Che il Tè, però, fosse naturalmente e da subito associato al mondo contemplativo, lo si intuisce dai Paesi d’origine: il Tibet, la Cina, la regione dell’Assam. Solo nel 500 (VI secolo dopo Cristo) viene coltivato in Cina; nell’XI secolo arriva nel vicino Giappone; in India, invece, soltanto nell’Ottocento, per puri scopi commerciali dell’Impero britannico. In Europa giunge nel XVI secolo ed era una merce preziosissima sui banchi degli speziali.

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Il suo cammino spirituale

Ma è, soprattutto, quella spirituale la “strada” più affascinante tracciata da quest’antica e leggendaria bevanda. «La prima tazza mi inumidisce le labbra e la gola, la seconda infrange la mia solitudine, la terza fruga nei miei sterili visceri per trovarvi soltanto quasi cinquemila volumi di ideogrammi confusi. La quarta stimola una leggera traspirazione… Alla quinta coppa mi sono purificato; la sesta mi assume al regno degli immortali…». Sono gli splendidi versi di un poeta della dinastia dei Tang, YouQiang, vissuto nel IX secolo. E, se torniamo indietro di qualche anno, sempre sotto la stessa dinastia, troviamo un’opera fondamentale che spiega il valore anche simbolico del Tè: “Ch’a ching” ossia “Il canone del tè”, nella quale un poeta cinese associa il gesto di preparare la bevanda e di servirla all’ordine stesso che regola tutto l’universo.

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La cerimonia del tè

La più famosa “cerimonia del tè” giapponese nasce nel XV secolo e ha inizio nel machiai, un porticato dove far attendere gli ospiti prima di farli entrare. Da qui, poi, si percorre il roji, che attraversa un giardino e che simboleggia l’allontanamento dal mondo esterno verso un ordine superiore. Anche l’ingresso nella stanza dove si berrà il tè avviene simbolicamente e spiritualmente attraverso una piccola porta, che obbliga inevitabilmente ad un inchino per poter entrare. All’interno ci si reca verso il tokonoma, il posto d’onore, e sukya può significare “Dimora della fantasia”. Infine, alla presenza di non più di cinque ospiti, sarà il padrone di casa a “celebrare” il rito, in assoluto silenzio. Siamo nel puro mondo del teismo, che unisce zen e taoismo, mentre l’acqua sta bollendo nel bricco di ferro e la luce è soffusa, come nelle chiese occidentali. Del resto, non ci sarebbe bisogno di altri arredi o altri oggetti: nel vuoto c’è tutto!

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