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Sanità, come al gioco dell’oca: si torna alla casella di partenza

Una Regione inconcludente torna dopo due anni di promesse a dire che la nostra provincia potrebbe mantenere i due presidi sanitari attuali o al massimo avere un nuovo ospedale.  Ma era una cosa che sapevamo ormai da decenni!

Si torna al via, ma non è il gioco dell’oca. Bensì  una verità tutta italiana che porterà la sanità provinciale in un futuro alquanto incerto e problematico.

Colpa soprattutto di questa amministrazione regionale, ma anche di quelle delle passate che non sono  riuscite a fare qualcosa di importante per garantire servizi sanitari degni di una provincia mentre da altre parti si fanno ospedali nuovi e si potenziano le strutture.  Non basta gonfiarsi il petto per aver dato i canoni idrici al Vco quando si resta assenti sulle vere necessità della gente. Che non è di serie B perché non abita a Torino ma che meriterebbe più rispetto.

Ha fallito anche l’amministrazione Cirio, ma hanno fallito le precedenti ad iniziare di tempi di quell’ Enzo Ghigo che disse “che l’ospedale nuovo non era un dogma”.  Una telenovela – sulla pelle dei residenti – passata attraverso le amministrazioni Ghigo, Bresso, Cota, Chiamparino e Cirio.  Né centrosinistra, né centrodestra hanno saputo dare il via ad una vera riorganizzazione sanitaria degna di tale nome. Rischiamo, noi del Vco,  di continuare a fare inevitabili trasferte se dobbiamo risolvere seri problemi di salute.

E’  l’ulteriore fallimento della politica regionale, al quale ha dato una mano anche la politica in generale sempre tesa a polemizzare e mai a risolvere i problemi.

La conferma dei due ospedali esistenti è forse la più salomonica soluzione per la pace provinciale, ma – lo dicono gli esperti, cioè i medici  – peggiorerà il servizio  all’utenza, con una ulteriore fuga di primari e di medici bravi. Ma soprattutto lieviteranno i costi nel tenere in vita due strutture separate. Col sempre maggior ricorso a gettonisti  slegati dalla vita del territorio e dall’utenza, con l’arrivo di medici che resteranno qui solo lo stretto necessario per trovare  altri posti di lavoro più remunerativi e in ospedali più attrezzati.  Ma resteranno le solite, infinte e snervanti polemiche sui due dea, sul punto nascita e su altri servizi insoddisfacenti. 

Mentre si resta ancora in bilico tra ospedale nuovo e potenziamento dei vecchi , una conferma c’è: l’incapacità di un’intera classe politica a risolvere i problemi.  

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